Cenere alla cenere…

The_Funeral_of_Shelley_by_Louis_Edouard_Fournier

(The funeral of Shelley. Louis Édouard Fournier. enwiki, Public domain by Wikimedia Commons)

Tutto comincia con un naufragio, un rogo, un amore.

Il 18 luglio 1822 il mare getta sulla spiaggia di Viareggio il corpo del poeta Percy Shelley, affondato dieci giorni prima nel mare di Lerici con la sua goletta Ariel.

Per evitare epidemie, le leggi dell’epoca dispongono l’immediato interramento nella sabbia o la distruzione col fuoco dei corpi trasportati a riva dal mare. Shelley viene seppellito sulla spiaggia.

Nei giorni seguenti la diplomazia inglese si attiva per una sepoltura più degna. Per superare gli ostacoli burocratici senza contravvenire alle leggi, si autorizzano il rogo del corpo e il trasferimento delle ceneri. Il 16 agosto sulla spiaggia di Viareggio, viene allestita la pira per lo sfortunato poeta, alla presenza della moglie Mary – la creatrice di Frankenstein – dell’amico lord Byron e di altri nobili inglesi.

La cremazione non gode all’epoca di grande popolarità.

Utilizzata dai Greci e dai Romani, che la riservano a persone di rango, era poi decaduta con il Cristianesimo, che raccomanda l’integrità del corpo in vista della resurrezione della carne oltre che di quella dell’anima.

La cremazione rimane così rara in occidente fino al 19° secolo, adottata solo in casi eccezionali quali guerre ed epidemie.

Nel corso del Settecento nasce però un disagio tutto nuovo nei confronti delle forme tradizionali di sepoltura. Non si avverte più la rassicurante continuità fra i vivi e i propri antenati ma i possibili pericoli per la salute pubblica.

La cremazione si propone come alternativa scientifica alla tumulazione: è pratica, rapida, igienica. A sua difesa si schierano  medici, politici, movimenti scientifici, positivisti e laici, minoranze religiose: tutti a sostegno di una libera scelta a favore del progresso e della modernità. A questi si aggiungono illuministi, massoni e anticlericali, in aperta antitesi con la Chiesa, determinando un effetto uguale e contrario da parte delle gerarchie cattoliche e una posizione di rigido divieto.

Il dibattito prosegue sostenuto da molte delle personalità illustri del tempo: Giuseppe Garibaldi, Arrigo Boito, Tranquillo Cremona, Filippo Turati, Anna Kuliscioff, per citarne alcuni.

Il 22 dicembre 1888 la cremazione entra nella legislazione italiana e nei decenni seguenti si attenua anche la posizione di chiusura della Chiesa, che dal 1983 abolisce le proibizioni precedenti, pur raccomandando la consuetudine di seppellire i defunti.

La lunga battaglia per affermare la dignità e la legittimità della cremazione giunge finalmente a conclusione.