
(Bologna, Cimitero della Certosa. Lapide di Pio Neviani. Foto dell’autore)
Di Paola Redemagni
In questi tempi di quarantena e di coronavirus mi è tornata in mente questa lapide che si trova alla Certosa di Bologna. Mi aveva colpito perché, a fronte di tante tragedie, mi sembrava dare un messaggio di speranza: l’impegno di chi ha fronteggiato la guerra curando e non uccidendo, salvando e non distruggendo.
Quello di oggi è un post provvisorio che spero di poter integrare nelle prossime settimane. Ho disturbato gli amici della Certosa per qualche informazione in più ma anche loro non possono fare ricerche in archivio o in biblioteca.
Non volevo però lasciar passare questo periodo senza un doveroso omaggio ai medici in trincea, ieri come oggi: che siano in lotta contro la guerra o contro un virus sconosciuto.
Di Pio Neviani ho scoperto solo che era ufficiale di riserva e che il 2 aprile 1911 fu promosso al grado superiore: da tenente colonnello medico a colonnello medico, con Regio decreto.
Deve comunque aver fatto ulteriore carriera, dal momento che la lapide lo ricorda come generale:
“A 1851- Ώ 1924
Pio Neviani
Generale medico di riserva
Organizzatore e direttore della rete ospitaliera di Bologna
La più grande trincea d’Italia
Durante la Guerra Mondiale 1915 – 1918”
Tra i simboli dell’Alfa e dell’Omega troviamo un tondo in bronzo con l’effige del Neviani, in uniforme e con una curiosa barba bipartita. Il ritratto è incorniciato da una corona in cui si incontrano foglie d’alloro simbolo di gloria (a sinistra) e foglie di quercia, simbolo di forza (a destra).
“Il Corpo Sanitario dell’Esercito sardo, divenuto poi nucleo fondante dell’Esercito italiano, nasce nel 1833 per fusione dei precedenti Corpi di Sanità e Veterinario, in seguito al riordino dei corpi militari deciso dal re Carlo Alberto. Assume la denominazione Corpo di Sanità Militare nel 1845. Durante la Prima Guerra Mondiale al Servizio Sanitario dell’esercito, costituito dal Corpo di Sanità Militare, si unirono gli assimilati della Croce Rossa Italiana (personale medico e crocerossine volontarie), e personale infermieristico anch’esso volontario facente parte di diversi comitati assistenziali. Militari di supporto venivano poi assegnati in relazione alle necessità nelle varie zone del conflitto (…)
Al momento dell’entrata in guerra la CRI aveva mobilitato, militarizzandolo, il proprio personale: circa 9.500 infermieri, 8.200 crocerossine e 1.200 medici, la maggior parte dei quali rimase in servizio nelle strutture sanitarie della Croce Rossa, mentre una parte venne assegnata alle unità del Regio Esercito. A supporto di queste figure, operavano anche ufficiali farmacisti, automobilisti, d’amministrazione, cappellani e civili. Il numero degli ufficiali medici al fronte e degli altri addetti in generale crebbe comunque in modo esponenziale con il progredire della guerra, tanto che nel 1918 il loro numero era salito a circa 18.000”.
(Dal sito: https://www.storiaememoriadibologna.it/corpo-di-sanita-militare-86-organizzazione)
(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
In these times of pandemic and coronavirus, this plaque that is located in the Certosa of Bologna has come back to me. When I saw it I thought that, in the face of so many tragedies, it seemed to give a message of hope: the commitment of those who faced the war by healing and not killing, saving and not destroying.
So today post is a temporary post because I have find no news about Mr. Pio Neviani. In these weeks it’s impossible to come and frequent an archive or a library or a museum, you know, so I hope to be able to integrate the post with more information about his life and career in the coming weeks.However, I wish to pay a proper tribute to the doctors in the trench, yesterday as today: fighting against war or against an unknown virus.The epitaph sais: “A 1851- Ώ 1924 / Pio Neviani / General reservist doctor / Promoter and general director of hospital network in Bologna / the biggest defence line in Italy / during the I World War 1915 – 1918”. On the headstone you can see a bronze plaque showing the Neviani’s portrait.