La Tomba d’j rat dell’ingegner Pongiglione 1 – Vita Temporale e Spirituale

Di Paola Redemagni

Fra i tanti stereotipi di cui siamo vittime, uno riguarda gli ingegneri privi di fantasia.

Non è certo il caso dell’ingegner Giuseppe Pongilione, in servizio per 20 anni presso l’amministrazione ferroviaria e regio commissario per i trasporti militari all’epoca della Guerra per l’indipendenza italiana, titolare al Cimitero Monumentale di Torino (Il Parco delle Mezzelune. Cimitero Monumentale di Torino 1) della cosiddetta “Tomba d’j rat”, la tomba dei topi, che gode di una discreta notorietà nel capoluogo piemontese e che prende il nome dalle piccole sculture che popolano il basamento del suo monumento funebre.

Nel 1886, ancora vivente, l’ingegnere fa collocare un monumento dal titolo: Sull’orlo della tomba, opera dello scultore Lorenzo Vergnano, che trasforma in realtà il programma storico-filosofico-artistico immaginato dallo stesso Pongiglione e da lui pubblicato in un opuscolo stampato per l’occasione.

Gli obiettivi che si propone sono i più diversi: avere una grande scultura al vero; dichiarare pubblicamente la propria appartenenza all’Amministrazione ferroviaria; dimostrare che il mondo “prosegue il suo cammino nel Commercio, nell’Industria, nell’Agricoltura e nelle Feste”, malgrado la continua scomparsa di persone anche illustri; provare l’immortalità dell’anima e la ricompensa ultraterrena per quanti hanno agito correttamente in vita. Infine apportare una feconda innovazione nella scultura dal momento che “si possono benissimo esprimere collo scalpello sul marmo i pensieri, come fa il Pittore col pennello sulla tela. 

(Lorenzo Vergnano. Tomba Pongiglione. Giuseppe Pongiglione e l’Arcangelo. Foto dell’autrice)

L’opera in marmo bianco di Carrara misura 5 metri in altezza, quasi 4 metri in larghezza e 1 metro in profondità ed occupa interamente il nicchione n. 25 B nella Quarta Ampliazione.

Il progetto iconografico, ampio e complesso, si articola nelle tre partizioni della Vita Temporale, della Vita Spirituale e della Morte e comprende circa 500 soggetti relativi sia a fatti reali che a episodi allegorici.

L’intero monumento si articola intorno al gruppo scultoreo centrale dedicato alla Vita Spirituale.

Un elegantissimo ingegner Pongiglione ritratto dal vivo, in dimensioni maggiori del vero e in abito da festa, si appresta a discendere in una tomba altrettanto elegante. Porta con sé un cofanetto di ricordi, dal momento che i ricordi “non si possono lasciare in eredità ad alcuno, il quale sia in caso d’apprezzarli, e conservarli colla identica religione, amore e fedeltà del Titolare”.

(Lorenzo Vergnano. Monumento Pongiglione. Particolare con il cofanetto dei Ricordi. Foto dell’autrice)

La scultura costituisce un bellissimo esempio di ritrattistica veristica tipica dell’Ottocento, che si spinge fino al virtuosismo nel riprodurre la matericità della stoffa dei pantaloni e i ricami sul panciotto.

Un Arcangelo rassicura il protagonista sul destino della sua anima, a scapito del Diavolo che inutilmente tenta di emergere dall’inferno in cui è confinato. Conclude il gruppo l’Angelo della Pace Sepolcrale che mostra ai visitatori un drappo su cui campeggia il nome del committente. Intanto l’amato pappagallo Cuculin chiama invano il padrone scomparso…

(Lorenzo Vergnano, Monumento Pongiglione. Particolare del Diavolo. Foto dell’autrice)

Sullo sfondo si svolgono innumerevoli episodi della Vita Temporale in un giorno di festa.

Molti dei particolari si apprezzano pienamente solo attraverso la descrizione che ne fa lo stesso Giuseppe Pongiglione.

In montagna la fortezza difesa dai cannoni è comandata dal colonnello La Concordia ed è presidiata dall’86° Reggimento Alpini e dal 18° Artiglieria da fortezza. La boscaglia è quanto resta di un’antica foresta “devastata dalla barbarie degli uomini e dei tempi”. Un omnibus a cavalli disimpegna il servizio internazionale. Un grosso cane terranova percorre i monti a difesa dei viandanti. All’Albergo Internazionale i domestici stendono i tappeti al sole. Il Casino di Villeggiatura è chiuso perché il proprietario si trova in viaggio di nozze. Un frate che scende in città per la questua offre una presa di tabacco ad una monaca incontrata per strada.

Qua e là riaffiora l’ingegnere: la città “dall’eleganza dell’architettura, dalla magnificenza dei suoi edifizi, illuminati a luce elettrica e dalla ampiezza delle piazze e delle vie, illuminate pure a luce elettrica, con profusione di ricchissimi candelabri e fanali appesi, apparisce essere una Città intelligentissima e doviziosa, in cui l’allegria regna sovrana”.

(Lorenzo Vergnano. Monumento Pongiglione. Particolari. Foto dell’autrice)

In piazza si esibisce un domatore con i suoi animali; poco distante sfilano un corteo nuziale e gli invitati a un battesimo. Il Sindaco e la Giunta, in abito di gala, assistono ai festeggiamenti dal balcone del municipio, un ubriaco cade nella fontana, il battello a vapore sbarca alla Dogana uomini e merci.

Pongiglione si spinge a notare – come se la sua fosse la cronaca di avvenimenti reali – che “in tanto trambusto vi furono appena due incidenti, che però non ebbero gravi conseguenze; l’Incendio di un camino nel quartiere più popolato della Città, che fu tosto spento dalle Guardie-fuoco, salite sul tetto; ed una rissa fuori città nel Borgo, prontamente sedata dai Carabinieri, coll’arresto dei due più riottosi”.