La tomba di Niccolò Paganini (1782-1840) al Cimitero monumentale della Villetta a Parma

Paganini 07 - Cartolina fine 800

 (Parma, Cimitero della Villetta. Tomba di Nicolò Paganini. Cartolina di fine ’800)

Niccolò Paganini (Genova 1782 – Nizza 1840), considerato il padre della moderna tecnica violinistica, ebbe vita avventurosa, talento ineguagliabile, fama leggendaria. Le sue esecuzioni e le sue invenzioni compositive stupivano per difficoltà e novità. Armonie celesti e un alone di mistero: ancora in vita, attorno alla sua figura fiorivano aneddoti che lo legavano al diavolo nella stipula di un patto che gli concedeva un’abilità quasi soprannaturale.

Oggi riposa al Cimitero della Villetta a Parma (La Villetta di Parma) ma, forse anche per la fama che lo aveva accompagnato in vita, le vicende legate alla sua morte e alla sua sepoltura furono lunghe e molto travagliate.

Di Giancarlo Gonizzi

La tomba di Niccolò Paganini è posta al centro del quadrante Sud-Est del Cimitero della Villetta. Il sepolcro monumentale è formato da un’edicola in granito di gusto neoclassico, sorretta da otto colonne ioniche e sormontata da un’alta trabeazione conclusa agli angoli da quattro fregi “a palmetta” e al centro da una cupola semisferica. Nel mezzo dello spazio coperto, protetto da una cancellata in ferro battuto e preceduto da due bracieri, si trova l’arca contenente le spoglie del Maestro. L’arca è sopraelevata di tre gradini ed è sovrastata dalla sua figura a mezzo busto, scolpita dallo scultore genovese Santo Varni (1807–1885), allievo di Lorenzo Bartolini a Firenze. Paganini porta al collo la croce dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio e le altre decorazioni ricevute; la base del busto reca lo stemma nobiliare – peraltro mai autenticato – del Barone Paganini.

Paganini 03 - Busto

(Santo Varni. Tomba Paganini, busto del Maestro. Foto dell’autore)

L’aquila con violino e arco scolpiti a bassorilievo sul fronte dell’arca rimandano all’attività artistica del defunto. La volta interna è dipinta a tempera con decori monocromi suddivisi in quattro spicchi specchiati: a Nord e a Sud, affacciati, due angeli reggono un’arpa; a Est e a Ovest ardono due bracieri posti su ampi basamenti in pietra e decorati con fregi fitomorfi. Al centro chiude la decorazione un rosone. Lo stile delle tempere ricorda da vicino quelle, di similare soggetto a monocromo, dipinte nell’abside dell’Oratorio di San Gregorio Magno, sempre alla Villetta.

Nato a Genova il 27 ottobre 1782, dopo aver appreso dal padre – imballatore di merci al porto – sul mandolino le prime nozioni di musica, dall’età di 10 anni inizia lo studio del violino con maestri di scarso valore. Durante il primo soggiorno a Parma (1795-1797) studia violino con Alessandro Rolla (1782-1831) e contrappunto, perfezionandosi in composizione con i maestri parmigiani Gaspare Giretti e Ferdinando Paër (1771-1839) e componendo 24 “fughe”. Intraprende poi col padre il primo giro di concerti in Lombardia, dove si dà ad una vita sfrenata, contraendo debiti di gioco.

Dal 1801 al 1804 si ritira in Toscana. A Lucca la principessa Elisa Baciocchi, con la quale ha una relazione, lo nomina primo violino e direttore dell’orchestra di Corte.

NiccoloPaganini

Jean Auguste Dominique Ingres – Niccolò Paganini. Disegno. (Public Domain by Wikimedia Commons)

Dal 1808 si dedica con intensità a concerti nelle principali sale d’Europa. Il fascino della sua personalità e la prodigiosa abilità gli valgono ovunque successi strepitosi, suscitando – come una moderna star – un vero e proprio fanatismo intorno alla sua persona.

 Legatosi tra il 1815 ed il 1828 alla cantante e danzatrice Antonia Bianchi, che gli darà il figlio Achille, proseguirà la sua frenetica attività a Vienna, Parigi (1831), Londra (1832). Nel 1832 riceve il titolo di barone (in verità falso) e acquista a Gaione, nei pressi di Parma una villa con tenuta, che ancor oggi porta il suo nome, dove cura la pubblicazione delle sue opere. Nel 1835 acquista in città pure Palazzo Linati.

Dopo alcuni concerti a Parma e a Piacenza viene insignito dalla duchessa Maria Luigia dell’Ordine Costantiniano e riceve l’incarico di predisporre un progetto per il riordino dell’Orchestra Ducale. Avendo incontrato resistenze all’attuazione del suo programma perché giudicato troppo oneroso per le casse del Ducato, e gravemente malato di tisi, abbandona Parma. Recatosi a Marsiglia, a Genova e a Nizza dove spera, col clima, di migliorare il proprio stato di salute, vi muore il 27 maggio 1840.