Francesco Tamagno, il Maestro e Margherita

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(Torino, Cimitero Monumentale. Raineri Arcaini, mausoleo Francesco Tamagno. Foto dell’autore)

Di Paola Redemagni

Talvolta esistono coincidenze che non si osano sperare.

Io fui il più grande: di nome e di fatto. Francesco Tamagno è il mio nome e “tamagno” – come una conferma – indica il più grande: io sono stato il protagonista indiscusso dell’ultima stagione dell’opera romantica italiana.

Me la sono conquistata la mia fama: studio, passione, impegno e talento, tanto talento! Pochi tenori hanno posseduto una voce così robusta, così vibrante, così estesa…

Dalle origini oscure, a Torino dove sono nato nel 1851, attraverso il Liceo musicale prima, poi il Teatro Regio, dove ho esordito nel 1873 come secondo tenore nel Poliuto di G. Donizetti. Subito si rivelò la potenza della mia voce.  Ma il trionfo arrivò a Palermo, dove interpretavo Un ballo in maschera di G. Verdi. Così ebbero inizio la serie dei miei trionfi e la mia fama: alla Scala, certo, e poi al Gran teatre del Liceu di Barcellona, al Covent Garden di Londra, e in Francia, in Austria, in Germania, nelle due Americhe…

Fui Otello: lo creò il Maestro apposta per me. E poi ancora Don Carlos e Simon Boccanegra e Guglielmo Tell e Andrea Chénier… Riempivo il palcoscenico con la mia voce potente, la vocalità ridondante, la prestanza scenica.

E insieme con il Maestro, mi fu sempre accanto Margherita, la mia adorata figlia.

Quando sono morto – nel 1905 a soli 57 anni, pochi mesi dopo l’addio alle scene – Margherita ha voluto per me un monumento degno del mio nome. Allora svettava solitario al centro della Quinta ampliazione al Cimitero Monumentale di Torino, ancora da completare.

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(Torino, Cimitero Monumentale. Raineri Arcaini, mausoleo Tamagno. Particolare con la copia del monumento a Lisicrate.  Foto dell’autore)

Margherita ha scelto l’architetto Raineri Arcaini, professore all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. Un uomo còlto, buon conoscitore dell’antico, che per me ha ideato e realizzato un mausoleo alto 37 metri: nelle giornate limpide il bianco della pietra di Botticino spicca contro l’azzurro del cielo. Gli antichi Greci onoravano i vincitori dei concorsi di canto innalzando ad Atene nella via dei Tripodi, vicino al teatro di Dioniso Eleutereo dei piccoli templi.

Io riposo nella grande cappella che funge da basamento e il portale d’ingresso è vegliato da due belle sfingi classiche. Sopra di me si innalza una copia del monumento eretto a Lisicrate nel 330 a.C., a ricordo della vittoria nelle gare di canto di quell’anno: un piccolo tempio circolare a sei colonne di stile corinzio, impreziosito da fregi figurati e bracieri in bronzo, coronato alla sommità dal tripode sacro in bronzo, con cui si onoravano i trionfi dell’arte.

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(Torino, Cimitero Monumentale. Mausoleo Tamagno. Sfinge. Foto dell’autore)

Accanto all’architetto Arcaini hanno lavorato l’ingegner G.B. Thermignon e il capomastro Marco Morino, entrambi di Torino. Il monumento è opera della ditta Gaffuri e Massardi di Mazzano; gli ornati architettonici e decorativi furono eseguiti dagli artigiani Rivolta e Perolini della ditta Ferradini di Milano; E.Alberici modellò gli ornamenti in bronzo, fusi dalla ditta P.Barigozzi di Milano; gli infissi bronzei sono opera della ditta Borelli D’Adda e Ghezzi, sempre di Milano.

Margherita non ha badato a spese e quando è stato inaugurato il 30 aprile 1912, il mausoleo era costato 360.000 lire. Nel 1990 lo ha acquistato il Comune di Torino che lo ha restaurato nel 1999 a mia imperitura memoria.

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