Gioielleria da lutto

Franz_Xaver_Winterhalter_Family_of_Queen_Victoria - Copia

F.X. Winterhalter – Family of Queen Victoria. By Caldesi and Montecchi (fl.1857-67) – Alexander Palace Forums; original in the Royal Collection RCIN 2106422.  Public Domain, by Wikimedia Commons)

Di Paola Redemagni

Essere una regina ha i suoi privilegi. Se il tuo regno, poi, si estende per oltre 60 anni, diventi naturalmente un punto di riferimento per la politica, la cultura, la società, la moda, le abitudini.

La Regina Vittoria fu una professionista del lutto: quando nel 1861 perse l’amatissimo marito, il Principe Alberto, vestì il lutto e lo portò ininterrottamente per i successivi 40 anni, fino alla morte avvenuta nel 1901. (Confesso che tutte le volte mi interrogo sulle doti nascoste del suddetto Principe…)

Fatto sta che il lungo lutto della Regina finì per influenzare l’intera società dell’epoca, il modo di vestire femminile in Europa e negli Stati Uniti e – perché no – per lanciare una nuova moda: quella dei gioielli da lutto.

Intendiamoci, non li ha inventati lei: gioielli a tema erano in uso già nel Medioevo, e motivi come i teschi e le ossa venivano utilizzati come memento mori, richiami tangibili alla morte e quindi anche esortazioni a vivere una vita moralmente retta, al di fuori del peccato.

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Gioielli in giaietto.

Ma durante l’era Vittoriana, dal 1837 al 1901, conobbero un incredibile successo. Il lutto non era una ragione sufficiente per rinunciare totalmente ai vezzi della moda e per illuminare i severi abiti in crespo di seta si portavano gioielli di un materiale particolare: il giaietto, una varietà di lignite fossile che una volta intagliata e levigata assume grande lucentezza ed è detta anche ambra nera. Con perle di giaietto si decoravano gli abiti e si confezionavano collane, orecchini e bracciali.

Per avere sempre con sé il ricordo del Principe Alberto, la Regina Vittoria portava al collo un medaglione contenente una ciocca di capelli del consorte. Non era insolito: le persone si scambiavano spesso medaglioni, spille, anelli che custodivano in un minuscolo castone di vetro qualche capello della persona amata, a testimonianza del legame di affetto che legava fra loro mariti, mogli, fidanzati, madri, figli, amici. Non a caso si chiamano gioielli sentimentali.

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Spilla vittoriana in forma di uroburo. Incastonate al centro ciocche di capelli. 

I capelli hanno il pregio di resistere meravigliosamente al passare del tempo: accompagnavano quindi la persona amata per tutta la vita e contemporaneamente erano un simbolo di immortalità.

Dal gioiello contenente una ciocca al gioiello fatto di capelli il passo è breve.

Le signore potevano trovare nei negozi e sulle riviste femminili i modelli per confezionare elaborate ghirlande fatte di capelli e fili intrecciati, spesso a disegni floreali. Ghirlande e gioielli fatti con i capelli dei propri cari scomparsi erano oggetti di lutto comuni: un’usanza che a noi appare decisamente macabra ma che era perfettamente in linea con la sensibilità dell’epoca.

I cambiamenti di stile nell’abbigliamento e una maggior consapevolezza igienico-sanitaria contribuirono a far declinare questa moda, poi fortunatamente arrivò Marilyn Monroe a spiegare che sono i diamanti i migliori amici delle donne.

(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

Queen Victoria was an artist in the art of mourning. After her husband Prince Albert, died in 1861, she publicly grieved him until her own death 40 years later. (I think: what the real Prince Albert talent to be so loved?).

During her kingdom, Queen Victoria influenced how grieving women dressed and behaved in Europe and the United States. As Queen Victoria was an admired public figure, wearing mourning jewelry became fashionable. So Aristocrats and the wealthy commissioned lockets, bracelets, necklaces and rings to memorialize their loved ones, death or alive. This kind of sentimental jewelry was common in that period.

The tradition of wearing mourning jewelry goes back at the Middle Ages, when motifs likeskulls and crossbones served as a tangible reminder of death, a sort of “memento mori”, an exhortation  to live a moral life.

But the popularity of mourning jewelry reached its peak during the Victorian era (1837-1901). So the women who liked to be trendy could wear bracelets and necklaces made in black jet, a fossil lignite, so nice on black crepe dresses.

Often, Victoria wore a locket of Prince Albert’s hair around her neck. Also it was common to put on pins and rings with e little shrine in the middle, with a lock of the loved ones, and even bracelets, broochs made with hair.

Hair jewelry was particularly popular during the Victorian era. The Victorians believed that hair had a sacred quality because it contained something of the essence of the person and because it was somewhat imperishable, it also symbolized immortality.

The tradition of hair jewelry faded after the Victorian era, probably linked to changes in decorative and fashion styles and new theories about hygiene. Then, fortunately, Marilyn Monroe explained to the women that diamonds are the best girl’s fiends.

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