Il cimitero degli appestati – S. Gregorio

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(G.B. Rastellini – Il Lazzaretto di Milano nel 1630. Particolare con il cimitero di S.Gregorio. 1890, Museo di Milano. Public domain via Wikimedia Commons)

Di Paola Redemagni

Lasciata alle spalle Porta Venezia – un tempo Porta Orientale – e incamminatevi lungo corso Buenos Aires: più di un chilometro di shopping e negozi. Gli spazi sono quasi gli stessi ma pochi sanno che, proprio all’angolo con piazza Oberdan, iniziava il vecchio Lazzaretto di Milano. Sì, proprio quello descritto dal Manzoni nei Promessi sposi.

Eretto a partire dal 1488, divenne operativo nei primi anni del Cinquecento. La forma riprendeva quella di un chiostro: un quadrato quasi perfetto di 270 x 278 metri, interamente porticato; 504 arcate a tutto sesto rifinite in cotto, snelle colonne in pietra grigia, tondi in cotto a decorare gli spazi fra gli archi, tetti in tegole. Un rapido sguardo ai cortili dell’Ospedale Maggiore di via Festa del Perdono – oggi Università degli Studi – conferma una stretta parentela: e infatti la proprietà era la stessa. Al centro, la piccola chiesa di San Carlo al Lazzaretto, che oggi trovate incastrata fra traffico e palazzi in Largo Fra Paolo Bellintani.

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(Marc’Antonio Dal Re. Vedute di Milano. Il Lazzaretto di Porta Orientale. Sullo sfondo il foppone di S.Gregorio. Public domain via Wikimedia Commons) 

Sotto il porticato si affacciavano 280 celle destinate agli appestati e i servizi, comprensivi di lavanderia, stalla per i cavalli, legnaia, 11 pozzi per l’acqua e perfino una prigione per i trasgressori. Le camere erano dotate di due finestre, un grande camino, un letto e una latrina. Al numero cinque di via San Gregorio trovate quanto ne rimane: un basso edificio in cotto dai grandi camini, dal 1974 in concessione alla Chiesa ortodossa greca dell’Antico Calendario. Le inferriate alle finestre permettevano agli ammalati di comunicare con l’esterno, pur assicurandone l’isolamento.

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(Il Lazzaretto oggi. Foto di Carlo Dell’Orto. Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21889399)

Al Lazzaretto si accedeva da due porte: la Porta netta che si apriva verso la città ed era protetta da un ponte levatoio, e la Porta brutta, che immetteva al vicino cimitero di San Gregorio. Una stampa posteriore al 1825 che ritrae la tomba del generale austriaco Ferdinando Bubna mostra un panorama che ormai conosciamo bene: un ampio spazio verde cinto da un muro, lapidi murate, croci in legno.

S.Gregorio appartiene alla serie di nuovi camposanti istituiti dalla città di Milano a seguito degli editti del 1767 e del 1768, con cui si deliberava la cessazione delle inumazioni all’interno delle chiese e si istituivano cimiteri pubblici in luogo aperto e lontano dall’abitato. Ci vollero anni perché le nuove normative fossero applicate: solo nel 1785 si scelsero i terreni destinati alla realizzazione dei nuovi camposanti, che vennero consegnati alla città di Milano nel 1786. All’inizio del 1787 furono così aperti i cimiteri del Gentilino, di S.Gregorio, di S.Giovannino e della Mojazza.

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(Anonimo. Monumento funebre del conte Ferdinando Bubna (1768-1825) presso il demolito cimitero di San Gregorio, Milano. Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche. Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, Milano. CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons)

Il cimitero di S.Gregorio prende il nome dalla vicina chiesa omonima. L’area ospitava un camposanto antecedente, dove avevano trovato sepoltura molti dei morti dell’epidemia di peste del 1630 e di quella del 1576. Subito dopo la pestilenza, accanto alla chiesa si era costituita la scuola Orazione e Morte, che nel 1723 si preoccupò di raccogliere le ossa degli appestati nel nuovo portico antistante la chiesa, fatto erigere appositamente. Nel 1787 il cimitero venne ampliato, includendo i terreni a settentrione e a ponente. I lavori devono essere stati sommari perché negli anni seguenti si susseguirono i crolli della cinta muraria e i conseguenti interventi di sistemazione. Dal 1870 furono inumati qui anche i defunti provenienti da Loreto, frazione del Comune di Greco Milanese.

Con l’apertura del Cimitero Monumentale (Il Cimitero Monumentale di MilanoUna storia infinita. Il Monumentale di Milano 2) S.Gregorio – come gli altri fopponi (I Fopponi di Milano) – venne chiuso, salvo tornare in attività il 1° luglio 1875, quando era ormai chiaro che il Monumentale non avrebbe potuto soddisfare tutti i bisogni della città. Chiuse definitivamente il 31 agosto 1883, a seguito della vendita del Lazzaretto alla Banca di Credito Italiano. A partire dall’agosto 1893, secondo le normative vigenti, essendo passati 10 anni dalla chiusura, il cimitero venne dismesso e l’area destinata ad edilizia e viabilità. Il Lazzaretto lo aveva preceduto: la sua demolizione, infatti, era stata avviata nel 1882.

Molti i personaggi illustri che vi hanno trovato sepoltura: dal poeta meneghino Carlo Porta all’architetto Leopoldo Pollack, dall’incisore e pittore Giuseppe Longhi al poeta Vincenzo Monti, dal medico Luigi Sacco ai pittori Andrea Appiani, Giovanni Migliara, Mauro Conconi.

(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articols: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

If you walk through Milan and reach Largo Fra Paolo Bellintani – not far from Corso Buenos Aires – you can see a nice, small church named S.Carlo al Lazzaretto. The lazaret had been building since 1488 and it had been starting up since 16th Century.  

The lepel hospital shape resumed a cloister one: an almost perfect square of 270 x 278 meters, with a continuous portico colonnade with 504 round arches finished in terracotta, columns in gray stone, terracotta rounds to decorate the spaces between the arches. Under the portico there were 280 cells for plague victims and many services, including a laundry, horse stable, woodshed, 11 water wells and even a prison. It was demolished in 19th century. Today you can see the remaining part in 5th, S.Gregorio Street: a low brick building with large chimney.

The Lazzaretto was accessible by two doors: the Porta Netta (Clean Door) which opened towards the city and the Porta Brutta (Ugly Door), which opened towards to the nearby S.Gregorio cemetery. S.Gregorio cemetery, as the other ones in the same time, was  a simple, large field surrounded by a wall, with walled tombstones and some wooden crosses driven in the grass.

This area housed an earlier cemetery, where many of the dead of the plague epidemic of 1630 and that of 1576 had been buried.

S.Gregorio belongs to the series of new cemeteries set up by the Milan Municipality following the edicts of 1767 and 1768, which approved the cessation of burials inside the churches: the public cemeteries were established away from the built-up area. So, at the beginning of 1787 the cemeteries of Gentilino, S.Gregorio, S.Giovanni and Mojazza were opened.

Many personalities were buried here: Vincenzo Monti the literature, Carlo Porta who wrote many poetries in Milanese dialect, Leopoldo Pollack the architect, and the painters Giuseppe Longhi, Andrea Appiani, Giovanni Migliara, Mauro Conconi.

S.Gregorio was dismantled in 1893.