
(Stella Cillario con crocerossine e militari. 25 agosto 1917. Collezione privata. ©Museo del Risorgimento di Bologna |Certosa. Tutti i diritti riservati.)
Di Paola Redemagni
La prof. Stella Cillario
Insegnante benemerita
Crocerossina decorata nella guerra 15 – 18
Ha raggiunto i suoi cari
29 dicembre 1877 – 10 novembre 1951
Mio padre Luigi possedeva a Bologna due negozi di vini, liquori e birra: Le colonnine al Mercato di Mezzo e la rivendita Alle Glorie, in via Calzolerie 1. Attività tradizionale per la mia famiglia paterna, originaria del Piemonte.
Nella bottiglieria di mio padre trascorreva le sue serate Giosuè Carducci, giocando a carte con Giovanni Pascoli e Angelo Sommaruga e con amici e scolari, sorseggiando barolo, chianti e grignolino, ma senza disdegnare whisky, brandy e rhum. Un ritratto piuttosto inedito per il nostro poeta nazionale, vero?
Seguivo le sue lezioni all’Università di Bologna e anche quelle del mio prediletto Severino Ferrari, ormai più un amico di famiglia che un semplice professore, e intanto insegnavo all’Istituto delle Zitelle di Padova (santa pazienza, i nomi!).

(Stella Cillario in un ritratto da giovane. Collezione privata. ©Museo del Risorgimento di Bologna |Certosa. Tutti i diritti riservati)
Appena laureata mi hanno affidato la cattedra di Lettere a Castroreale, in provincia di Messina. Era il 1908. Sono partita con mia sorella Margherita: un viaggio tremendo ma con che dolcezza ci venne incontro l’isola! Fichi d’India, gerani, zagare e dalla mia residenza, la vista del mare e dei monti e tra i monti il pennacchio di fumo dell’Etna.
È vero, il paese non aveva che poche stradicciole con case sudice, senz’acqua e ospiti indiscreti vari, e solo spazzaturaio era il vento e sola illuminazione le stelle. Ma i colleghi erano simpatici, le alunne intelligenti, le ore di lezione poche e i pomeriggi liberi, per inebriarci di una vita sciolta dai molti, pesanti e sciocchi ingombri della civiltà, sfidando e vincendo critiche e strani giudizi…[1]
Critiche e strani giudizi li ho incontrati anche dopo, quando durante la Grande Guerra mi sono arruolata fra le Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana. Non tutti ci vedevano di buon occhio: donne di estrazione sociale diversa, di provenienza diversa, di età diverse; ragazze e signore a stretto contatto con i soldati, lontano dalle famiglie, che invadevano lo spazio maschile della guerra con un grado equiparato a quello di ufficiale, senza alcun compenso economico. Troppo libere, troppo emancipate.

(Stella Cillario con un gruppo di crocerossine. 28 ottobre 1918. Collezione privata. ©Museo del Risorgimento di Bologna |Certosa. Tutti i diritti riservati)
Eppure eravamo in tante: 4000 alla vigilia dell’intervento, quasi 10.000 alla fine, se contiamo anche le altre associazioni.
Lavoravamo soprattutto nelle sale operatorie e nell’assistenza post-chirurgica: al fronte, nelle retrovie o nei treni-ospedale. Per mia espressa volontà sono stata destinata al Reparto Infettivi dell’Ospedale militare sezione Ghisleri di Pavia. E poi presso il reparto oftalmico all’ospedale da campo n. 344 di Trieste, e il reparto Chirurgico e quello Toracico presso altri ospedali friulani. Intelligente, prudente, attiva anche sotto i bombardamenti, sempre accanto ai pazienti.
“L’infermiera volontaria Cillario diede costantemente prova di serietà, di calma, di serenità, di ardimento, che seppe trasfondere nei pazienti del reparto, destando vera ammirazione…”. Così scrissero i responsabili della Croce Rossa il 15 giugno 1918 nel loro encomio.
Ma per me che non avevo marito né figli, erano gli altri la mia missione. E’ una questione di vocazione.

(Certosa di Bologna. Lapide della famiglia Cillario. Chiostro VII, portico ovest. ©Museo del Risorgimento di Bologna |Certosa. Tutti i diritti riservati)
Gli ultimi anni li ho passati a tradurre in braille i testi della nostra letteratura per gli ospiti dell’Istituto Cavazza di Bologna. Perché non potendo vedere con gli occhi, vedessero almeno con l’immaginazione.
Mi ha portato via un brutto tumore, il 10 novembre 1951.
Oggi riposo in compagnia di mia madre, la contessa Elena Monaco, mio padre Luigi, la sorella Margherita e tanti altri che ho amato nel Chiostro VII, portico ovest, loculo 115 alla Certosa di Bologna.
[1] Parte del testo è ripresa da “Stella Cillario (Bologna 1877-1951). Spigolature da un archivio familiare” a cura di Valeria Roncuzzi Roversi Monaco. Dal sito https://www.storiaememoriadibologna.it/cillario-stella-482362-persona.
Altre informazioni sono reperibili sul sito: https://www.bibliotecasalaborsa.it/luoghi/bottiglieria_cillario
(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
Stella Cillario was born in Bologna on December 29, 1877. Mr. Luigi Cillario, her father, owned two wine shops in Bologna: one of them named Le colonnine at the Mercato di Mezzo and the other one Alle Glorie was placed in Calzolerie street. The famous poetries Giosuè Carducci and Giovanni Pascoli usually frequented the Cillario’s pubs, spending their time drinking good wine and playing cards.
In 1908, after graduation, Stella reached a little village in Sicily named Castroreale, not far from Messina city, where she taught Letters in the local school. Here she was present at the catastrophic earthquake that destroyed Messina.
During the IWW she enlisted as Volunteer Nurse of the Italian Red Cross. The Italian Red Cross Volunteer Nurses were not loved by everyone. They were women of different social backgrounds; girls and ladies away from their own families, in close contact with many soldiers; women who invaded the male space of the war with a rank equivalent to that of an officer, without any financial compensation. They were too free and too emancipated. They mainly worked in operating rooms and in post-surgical assistance: at the front, in the rear or in the hospital trains.
Stella worked in the infectious ward of the Ghisleri section military hospital in Pavia. Then she worked at the ophthalmic department at the field hospital no. 344 in Trieste and in many hospitals in Friuli region. During the last years of her life she translated into Braille writing some texts of Italian literature, for the blind guests of the Cavazza Institute in Bologna.She died on November 10, 1951. She rests in peace in the Chiostro VII, portico ovest, loculo 115 at the Certosa di Bologna.