
(Cagliari, santuario e Basilica della Madonna di Bonaria. Di Marcan44 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36448587)
Di Giovanni Acciaro, fondatore del gruppo Facebook “Il cimitero di Bonaria: un patrimonio da salvare!”
A Cagliari, il calcareo colle di Bonaria è un luogo impregnato di storia e di spiritualità. Area già deputata alle sepolture da Cartaginesi e Romani, nel 14° secolo ospitò la cittadella fortificata da cui gli Aragonesi condussero l’assedio al Castello pisano. Dell’antica cittadella rimane il trecentesco santuario ove si venera il simulacro della Madonna di Bonaria, protettrice dei marinai e patrona massima della Sardegna, affiancato da una più recente e imponente Basilica. Alle spalle del complesso mariano, si estende il vasto cimitero monumentale del capoluogo sardo, incluso nella lista dell’ASCE dal 2009.
Quando fu inaugurato, nel 1829, il camposanto occupava solo una piccola area pressappoco quadrata alla base del colle (quella attualmente identificata come “Vecchio Camposanto”), costituita da quattro “quadrati” per le sepolture a terra, compresi tra l’elegante arcata d’ingresso e il piccolo Oratorio, entrambi caratterizzati da un sobrio stile neoclassico.

(Cagliari, Cimitero Monumentale di Bonaria. Vecchio camposanto. Foto dell’autore)
I progettisti del nuovo cimitero, gli ufficiali del Genio Civile Mallerini e Damiano, si lasciarono ispirare dalle suggestioni di modelli ben diversi, quali il “cimitero parco” del Père-Lachaise, a Parigi, e, soprattutto, il cimitero medievale “a chiostro” di Pisa.
A ridosso delle mura di cinta del nucleo originario del cimitero cagliaritano, infatti, furono presto costruite le arcate destinate a ospitare le cappelle funerarie di congregazioni e famiglie notabili, in concomitanza con le disposizioni viceregie che negli anni ‘30 dell’Ottocento disposero la graduale cessazione del diritto di sepoltura nelle chiese cittadine, anche per i nobili.
A partire dalla fine degli anni ‘60, le arcate e i quadrati si arricchirono di suggestivi monumenti in candidi marmi, commissionati dalle più prestigiose famiglie della nobiltà e della borghesia cagliaritana ad alcuni rinomati artisti dell’epoca: Giovanni Battista Villa, che firmò il monumento a Marianna Barrago, Agostino Allegro, autore dell’inquietante genio sulla tomba di Giuseppina Ara, Sarrocchi, Albertoni, Pandiani. Ma fu il piemontese Giuseppe Maria Sartorio, il “Michelangelo dei morti”, che più di tutti lasciò un’impronta significativa della sua arte, specialmente in capolavori come i monumenti a Efisino Devoto, Jenny Nurchis, Giuseppe Todde, Francesca Warzée.

(Agostino Allegro. A sinistra: tomba di Giuseppina Ara in una foto d’epoca. By G.L. Cocco – scanner, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3213273)
Le attuali dimensioni del cimitero derivano dagli ampliamenti portati avanti, a più riprese, già dal 1835. Dietro l’Oratorio si sistemarono due terrazzamenti a quadrati, con loculi nei muri di contenimento; sul fondo, su progetto dell’architetto Gaetano Cima, furono progressivamente costruiti i cinque Gradoni, sistemati a colombari, che occupano le pendici del colle.
Verso Sud, il Vecchio Camposanto venne messo in comunicazione con l’area detta di San Bardilio, dall’omonima chiesa romanica che qui sorgeva; in quest’area, nel 1888, furono rinvenuti i due cubicoli paleocristiani di Giona e di Munazio Ireneo. Verso Nord, gli ampliamenti portarono alla sistemazione dell’area del Vecchio orto delle palme, che nel 1895 ospitò il quadrato riservato alle sepolture degli acattolici, e della più recente area del Nuovo campo palme.

(Giuseppe Maria Sartorio – Tomba Onnis-Devoto (1897), Cimitero Monumentale di Bonaria. Foto dell’autore).
La cima del colle, da cui si gode un superbo panorama sulla città, fu interessata a partire dalla fine dell’Ottocento dalla costruzione di una serie di cappelle gentilizie. La prima, quella degli sventurati coniugi Onnis-Devoto, sorse isolata nel 1897: all’interno, resiste alla rovina uno struggente gruppo scultoreo, opera del Sartorio.