Michelangelo dei morti: Giuseppe Maria Sartorio

Monumento a Maria Ugo Ortu - Giuseppe Sartorio (1891) - Copia

(Giuseppe M. Sartorio – Tomba Maria Ugo Ortu, particolare (1891). Cagliari, cimitero di Bonaria. Foto dell’autore)

Di Giovanni Acciaro, fondatore del gruppo Facebook “Il cimitero di Bonaria: un patrimonio da salvare!”

Volle tenacemente diventare scultore, Giuseppe Maria Sartorio, nato in Valsesia, a Boccioleto, il 2 dicembre 1854. Questa sua aspirazione, manifestatasi sin dall’infanzia e in contrasto con i genitori, lo portò inizialmente a Varallo, per apprendere i rudimenti dell’arte alla scuola d’intaglio di Giuseppe Antonini. In seguito, a Torino, dove giunse nel 1875, fu allievo di Odoardo Tabacchi all’Accademia Albertina e a Roma, nel 1880, perfezionò la sua formazione all’Accademia di San Luca.

Dopo le prime importanti commissioni nel Continente, in Sardegna consacrò la sua fortuna. Vi giunse nel 1885, avendo vinto il concorso nazionale per la realizzazione del monumento a Quintino Sella, da erigersi nella cittadina mineraria di Iglesias. Ma fu soprattutto nel settore dell’arte funeraria che Giuseppe Sartorio manifestò pienamente le sue capacità e la sua vena artistica. Dai laboratori impiantati a Cagliari e a Sassari usciranno i capolavori (insieme a svariate opere realizzate dagli allievi e poi rifinite e firmate dal Sartorio) destinati a nobilitare i cimiteri isolani, in special modo quelli di Sassari, Iglesias, Cagliari.

Il cimitero monumentale di Bonaria annovera infatti diversi lavori firmati “G. Sartorio”, connotati dagli stilemi artistici del Realismo, del Simbolismo e del Liberty. Sculture, generalmente in marmo bianco, spesso inserite in scenografie rocciose o architettoniche in pietra scura, ma anche intere cappelle, per le quali l’artista sovrintese sia alla progettazione che alla realizzazione dell’apparato decorativo.

Monumento a Efisino Devoto - Giuseppe Sartorio (post 1887) - Copia

(Giuseppe M. Sartorio – Efisino Devoto. Tomba Devoto, particolare (post 1887). Cagliari, cimitero di Bonaria. Foto dell’autore)

Tra le opere del Sartorio presenti a Bonaria, forse le più emotivamente coinvolgenti sono quelle dedicate ai bambini. Maria Ugo Ortu (1891), che nonostante l’espressione triste, continua a inviare baci al babbo e alla mamma, da quella balaustra che la separa dal mondo dei vivi. Gastone Ciprietti, morto nel 1916 “non ancora decenne”, cristallizzato dal Sartorio con indosso la divisa della scuola. Ma soprattutto Efisino Devoto, morto nel 1887 ad appena 33 mesi. La scultura ce lo mostra accasciato sulla sua seggiolina, col giocattolo preferito in grembo… sembra dormire. Nella frase incisa alla base (Cattivo! Perché non ti risvegli?!) riecheggia l’incredulo dolore dei genitori davanti alla tragica realtà.

Monumento a Jenny Nurchis - Giuseppe Sartorio (post 1886) - Copia

(Giuseppe M. Sartorio – Tomba Jenny Nurchis (post 1886). Cagliari, cimitero di Bonaria. Foto dell’autore)

Anche le donne di Bonaria furono magistralmente rappresentate dal Sartorio. La sventurata Jenny Nurchis, “spenta anzi tempo da crudeli disinganni”, gli eleganti abiti a fasciare le forme piene della giovane, morta suicida nel 1886. Luigia Oppo, vedova Todde, che, ancora vivente, si fece ritrarre a figura intera dallo scultore boccioletese nel monumento al defunto marito, il professor Giuseppe, insigne economista e rettore dell’Università di Cagliari. Di Francesca Warzée, Sartorio ci mostra solo il viso; protagonista, nel monumento, è il bimbo che solleva la coltre stesa sul letto di morte della defunta, per poterla baciare.

Monumento a Francesca Warzee - Giuseppe Sartorio (1894) - Copia

(Giuseppe M. Sartorio – Tomba Francesca Warzée (1894). Cagliari, cimitero di Bonaria. Foto dell’autore)

Una delle ultime opere dello scultore piemontese per il camposanto cagliaritano, è il cenotafio del tenente Giuseppe Meloni, morto sul Carso nel 1917. Pochi anni dopo la fine della Grande Guerra, nel 1922, durante la traversata Olbia-Civitavecchia sul piroscafo Tocra, Giuseppe Sartorio (di ritorno a Roma, dove aveva l’abitazione e uno studio nei pressi del Verano) scomparve, letteralmente. Il corpo del “Michelangelo dei morti” non fu ritrovato e mai ebbe sepoltura.