
(Alessandria, Cimitero Ebraico. Tomba Elisa Ottolenghi. Foto dell’autore)
(La pubblicazione delle foto è resa possibile per concessione della Comunità ebraica di Torino, che si ringrazia per l’aiuto e la consulenza).
Venite, oggi torniamo in vista al Cimitero Ebraico di Alessandria (Cimitero Ebraico di Alessandria (GECE 2020)): un cimitero pieno di sorprese.
Ci accoglie Elisa Ottolenghi, (11/5/1861 – 27/9/1911) elegantissima nel suo abito dall’orlo ricamato e nella stola di pelliccia che le cinge le spalle. I capelli sono perfettamente acconciati, in mano stringe un ventaglio. L’ignoto scultore forse replica un ritratto a figura intera, uno di quelli che decoravano le pareti dei saloni e dei salotti buoni nelle case della ricca borghesia a cui anche Elisa apparteneva, avendo sposato Salvatore Ottolenghi, benestante residente a Torino. Elisa sembra in posa ma il volto intenso, il sorriso cortese, la testa lievemente reclinata e lo sguardo attento rivolto a un invisibile interlocutore che si trova accanto a noi nello spazio dei vivi, accentuano il realismo della figura, immobilizzata per sempre nella bella cornice liberty.

Più avanti troviamo una tomba dalla forma rara: si tratta di una bara a tutti gli effetti, con il coperchio sfaccettato ed il particolare realistico della maniglia scolpita in rilievo. Ospita Benedetto Vitale negoziante, nato il 1 marzo 1866, figlio di Angelo Zaccaria e di Debora Dorina Ottolenghi, morto il 15 maggio 1894 a soli 28 anni.

Poco lontano si alza la stele del Rabbino Maggiore Levi Elia Levi Deveali, cavaliere Mauriziano, nato nel 1811 e morto il 30 dicembre 1880. La stele riproduce il rotolo della Torah, la cui lettura e interpretazione fanno parte dei fondamenti del giudaismo. La Torah contiene il Pentateuco: i primi cinque libri della Bibbia con le leggi e i comandamenti dati da Jahwe a Mosè sul Monte Sinai e la storia d’Israele dalla creazione del mondo fino alla morte di Mosè. E’ scritta a mano su una lunga pergamena arrotolata attorno a due aste di legno provviste di manici e decorate con ornamenti metallici e una corona (leggi anche: Mani che benedicono fra tradizione e fantascienza). Per proteggerla, viene ricoperta di velluto o racchiusa in un cofanetto con due porte. Il Rabbino Maggiore Levi Elia Levi Deveali era presente allo sfortunato matrimonio celebrato il 5 giugno 1835, durante il quale crollò il pavimento della casa in cui si teneva la cerimonia, provocando la morte di 28 persone. Poco distante, una colonna ricorda la tragedia, non esistono tuttavia documenti relativi alle sepolture delle vittime.

Prima di andarcene salutiamo la giovane Ernesta Foà, che ha abbandonato il suo giaciglio abituale: in origine si trovava probabilmente sul cofano del sarcofago vicino, ma ora giace lì accanto e pare voler tornare serenamente alla terra da cui è stata creata. Il viso è quello di una bella ragazza di 25 anni. Né il sarcofago né la scultura forniscono indicazioni sulla proprietaria, identificata grazie ai registri comunitari in base alla data di morte (1893), alla giovane età e alla professione di ricamatrice: fra le mani stringe infatti un grande cerchio da ricamo. Nata a Vercelli e residente a Nizza Monferrato, lascia il marito Natale Della Torre, pittore litografo.
(Tutte le informazioni storiche sono tratte dal volume: Carmen Ugo e Aldo Perosino – Il cimitero ebraico di Alessandria. 2014, Edizioni dell’Orso, Alessandria)
(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
Here you can see Elisa Ottolenghi’s gravestone, (11/5/1861 – 27/9/1911): Elisa is very graceful in her embroidered dress and the fur stole on her shoulders. Her hair is perfectly styled and she holds a fan in her hand. Perhaps the unknown sculptor replicates a full-length portrait: one of those which decorated the salons and the parlors in the homes of the rich bourgeoisie, to which Elisa also belonged. Elisa seems to be posing but her courteous smile, the reclined head, the attentive gaze turned to an invisible interlocutor accentuate the realism of the figure, standing in a beautiful liberty frame.
Further, you can find a tomb with a rare shape: it’s a coffin, with the faceted top and the realistic detail of the handle carved in relief. It belongs to the storekeeper Benedetto Vitale, son of Angelo Zaccaria and Debora Dorina Ottolenghi, who died on 15 May 1894 when he was 28.
The Major Rabbi Levi Elia Levi Deveali’s stele seems a big Torah scroll. The Torah contains the Pentateuch: the first five books of the Holy Bible, talking about the laws and commandments given by Jahwe to Moses on Mount Sinai and the history of the people of Israel. It is handwritten on a long parchment rolled around two wooden rods with handles. The handles are decorated with metallic ornaments and a little crown. Major Rabbi Levi Elia Levi Deveali was at the unfortunate marriage celebrated on June 5, 1835, when collapsed the floor of the house where the ceremony was held, killing 28 people. Not far from here, a column commemorates the tragedy.
Originally, the young and beautiful Ernesta Foà, embroiderer by profession, lay on the top of the closer sarcophagus but now she lay on the lawn. She looks like as she wishes to return into the land from which it was created. The sarcophagus and the sculpture don’t provide any information about the owner, so she was identified thanks to the Community registers and to the large embroidery hoop she is keeping in her hands.