
Rimini, Cimitero Monumentale. Arnaldo Pomodoro – La grande prua: omaggio a Federico Fellini. Foto di Antonia Mulas.
di Paola Redemagni
Cento anni fa nasceva Federico Fellini (20 gennaio 1920 – 31 ottobre 1993), il grande regista autore di film come La dolce vita, Amarcord, 8 1/2, Casanova, La strada. Non volevo lasciar passere un anniversario così importante senza dedicargli un ricordo. Ringrazio la Fondazione Arnaldo Pomodoro per la concessione dei materiali e l’aiuto.
La Grande Prua solca un mare piccolissimo, all’ingresso del cimitero di Rimini. Sembra tagliare un percorso ideale attraverso la terra, l’acqua, l’aria. È così che Arnaldo Pomodoro la immagina, quando il Sindaco di Rimini e la Fondazione Fellini gli commissionano un’opera in memoria di Federico Fellini, da porre nella sua città.
Nel creare la sua opera, Pomodoro si lascia guidare dalle parole del regista che riteneva che nulla si sa ma tutto si immagina…
L’idea del viaggio e la dimensione del sogno sono sempre presenti nei suoi film e Arnaldo Pomodoro sceglie il simbolo della nave per rappresentare la grandezza dell’opera di Fellini che, al di là della vita, continua a percorrere il tempo e l’esperienza umana. Riprende così il ricordo visivo della nave, presente in “E la nave va” e in “Amarcord”: metafora della vita e del viaggio verso l’ignoto.
Lo scultore unisce due simboli antichissimi: l’imbarcazione e l’acqua, elementi strettamente connessi al tema funebre dell’ultimo viaggio.
Se da un lato l’acqua è la fonte di vita primaria, che protegge il feto nel grembo della madre ed è indispensabile per la sopravvivenza di ogni forma naturale, dall’altro racchiude un forte significato simbolico legato ancora una volta al tema della nascita – ad esempio quella di Venere – e della creazione – come si legge nella Genesi (Genesi 1, 1-2, 6) – ma anche della distruzione e della morte, come ci raccontano il mito di Atlantide e il tema del Diluvio, presente presso tutte le culture del mondo, evidente ricordo di una catastrofe storicamente avvenuta ed universale.
Ma la sua natura mutevole, misteriosa e inafferrabile ha fatto dell’acqua il luogo privilegiato del “passaggio”. Nello spazio del viaggio, l’acqua costituisce il luogo di transizione, il luogo fra due luoghi.
Quasi tutte le discese agli Inferi prevedono l’attraversamento di un corso d’acqua, fiume, lago o palude, e tanto gli Inferi pagani quanto quelli cristiani immaginati da Dante sono circondati da tre fiumi.
Anche la barca partecipa di questo immaginario, nella cultura occidentale così come in quella orientale e in tutte le civiltà – nella Grecia antica come a Roma, in Cina come in Bretagna e perfino presso i popoli dall’altra parte del mondo (http://L’ultimo viaggio di Louis Sepulveda) – è presente l’inquietante figura del traghettatore, sulla cui imbarcazione si affollano le anime durante l’ultimo viaggio.
La barca era presente nei funerali celebrati nell’antico Egitto ed era l’elemento più importante nel funerale vichingo, mentre i Celti scavavano con l’ascia un tronco d’albero piantato alla nascita del defunto, per ricavarne una bara che poi veniva abbandonata alla corrente del fiume con il suo carico di spoglie, barca funeraria errante.
Arnaldo Pomodoro interpreta il tema dell’imbarcazione e realizza una grande prua lanciata verso l’ignoto, un triangolo a due facce alto quattro metri. La modella attraverso la creta e il gesso, fino al lucido bronzo scavato e impresso dai segni dello scultore, e la intitola La grande prua: omaggio a Federico Fellini (1993-1994).
E poiché Fellini non desiderava essere sepolto nella tomba di famiglia, lo scultore colloca l’opera all’ingresso del cimitero di Rimini, così da essere visibile sempre, fin dall’entrata e anche a cancello chiuso.
Un viaggio che il regista continuerà per sempre insieme con Giulietta Masina, l’indimenticabile compagna nella vita e sulla pellicola, e del piccolo Pier Federico, vissuto lo spazio di un sogno.
L’opera La grande prua: omaggio a Federico Fellini è inclusa nel Catalogue Raisonné online della Fondazione Arnaldo Pomodoro: https://www.arnaldopomodoro.it/catalogue_raisonne/artworks/detail/154/la-grande-prua-omaggio-a-federico-fellini
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(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
The big bow. Federico Fellini’s tomb.
The great film director Federico Fellini was born 100 years ago. When he died, the Rimini Major asked Arnaldo Pomodoro the sculptor, to realize a monument to be placed in the director hometown.
Pomodoro thought to Fellini’s films, especially to “Amarcord” and “E la nave va”, so he chose to represent a ship sailing beyond time, representing the greatness of Fellini’s work that continues beyond life. It’s a metaphor of the journey into the unknown…
The sculptor combined two ancient symbols closely connected to the last voyage theme: the boat and the water. Water is essential for the survival of every natural form and owns an important symbolic meaning linked to the theme of the birth (read Genesi 1, 1-2, 6). Also, water is related with destruction and death, as you can see in the myth of Atlantis and in the Great Flood one, that is present in the cultures all around the world.
Its changing, mysterious and elusive nature had made water the privileged place of the “passage”: almost all the descents to the pagan or Christian Underworld involve crossing a river, lake or swamp. In all the cultures – in ancient Greece as in Rome, in China as in Brittany – there is the disquieting figure of the ferryman and of his boat, carrying souls crowd during the last voyage. Arnaldo Pomodoro creates a large bow, a four-meter high two-sided triangle melt in polished bronze and carved by the sculptor’s typical marks. Fellini didn’t wish to be buried in the family tomb and the sculptor placed the monument at the Rimini cemetery entrance, so it is visible even when the gate is closed. Here the director lies side by side with Giulietta Masina his wife and with Pier Federico, their son.