Cinema e morte – Osvaldo Valenti e Luisa Ferida

Di Paola Redemagni.

La croce di Osvaldo è in marmo bianco, quella di Luisa in pietra grigia. Nella foto in bianco e nero lei è bellissima: con i lineamenti delicati, lo sguardo assorto, i capelli neri velati da una stoffa preziosa.

Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, la coppia d’oro del cinema italiano a cavallo fra gli anni ‘30 e ’40  del Novecento: talentuosi, fortunati, ben pagati, in grado di fare sognare intere platee.

Cosa ci fanno nel Campo 10 del cimitero milanese di Musocco, il campo riservato agli aderenti alla Repubblica Sociale Italiana? (Musocco – Campo dell’Onore)  

Lui è eccentrico, esibizionista, affabulatore. Parla tedesco, inglese, francese, un po’ di turco; ama le macchine sportive, i vestiti all’inglese, la cocaina, la trasgressione. Lei è bella, determinata, appassionata, sensuale. Vince il premio come migliore attrice italiana nel 1942 per il film Fari nella nebbia del regista Gianni Franciolini.

Si conoscono sul set del film Un’avventura di Salvator Rosa del regista Alessandro Blasetti, e non si lasceranno più: nella vita e nel lavoro. Interpreti del nuovo cinema italiano voluto da Mussolini: capace di rivaleggiare con Hollywood, di costruire miti autarchici alternativi a quelli americani.

Lavorano per Cinecittà, che Mussolini ha inaugurato a Roma nell’aprile 1937: 900 dipendenti, 14 teatri di posa, 3 piscine per le riprese acquatiche, 40.000 metri quadrati di strade e piazze, 35.000 di aiuole e giardini. Progettata dall’architetto Gino Peressutti, è stata costruita a tempo di record in 475 giorni.


(L’inaugurazione di Cinecittà nel 1937. By Jean-Pierre Dalbéra from Paris, France – L’inauguration de Cinecitta par B. Mussolini en 1937, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24669179)

Cinecittà risponde a un preciso obiettivo: quello di raccontare l’epopea dell’Impero mussoliniano attraverso storia di romanità, rinascimento, risorgimento e fascismo, ricche di avventura, coraggio e nobili sentimenti. Il cinema dei telefoni bianchi.

Osvaldo Valenti ne è uno dei protagonisti, spesso con ruoli da antieroe: è l’antagonista di Gino Cervi nel film Ettore Fieramosca (1938) e poi di Amedeo Nazzari ne La cena delle beffe (1942), in cui recita anche la Ferida, entrambi sotto la regia di Alessandro Blasetti.

La filmografia di Osvaldo conta più di 50 titoli, quasi 40 quella della Ferida. Alcuni molto noti: Mille lire al mese (regia di Max Neufeld, 1938), Capitan Fracassa regia di Duilio Coletti, 1940), La maschera di Cesare Borgia (regia di Duilio Coletti, 1941), Enrico IV (regia di Giorgio Pàstina, 1943). Solo per citarne alcuni.

Dopo l’8 settembre 1943, Cinecittà viene saccheggiata dall’esercito tedesco: si salva una parte delle attrezzature che vengono inviate a Venezia, dove si avvia una nuova avventura al servizio dell’RSI: quella del Cinevillaggio Scalera. Costruito sull’isola della Giudecca dai dirigenti della Scalera film, comprende 3 teatri di posa, una sala per il doppiaggio, la falegnameria, il reparto scenografico e quello costumi, i magazzini.

Ma l’adesione fra attori e registi è scarsa e solo pochi accettano di compromettersi. Fra questi: Osvaldo Valenti, sedotto ancora una volta dalla gloria e dal denaro, e con lui Luisa, innamorata e fedele.

Interpretano insieme il primo film girato al Cinevillaggio, Un fatto di cronaca, di Piero Ballerini (1944). Sarà anche l’unico prodotto sulla laguna veneziana: gli altri quindici non verranno mai girati.

Nel 1944 Valenti si trasferisce a Milano e si arruola nella Decima Mas con il grado di tenente: il suo compito è sfruttare le proprie relazioni per procurare all’unità speciale ciò che le occorre  in termini di armi, mezzi, carburante.

E’ l’inizio della fine.

(Milano, Cimitero Maggiore di Musocco, Campo 10. Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Foto dell’autrice)

Valenti – che durante il governo fascista non possedeva la tessera di partito, che disprezzava i gerarchi e faceva un’apprezzatissima imitazione del Duce – conosce Pietro Koch, che all’epoca dirige un “reparto speciale di polizia” al servizio dell’RSI, tristemente noto per l’efferatezza con cui conduceva la repressione antifascista e antinazista e la persecuzione dei cittadini di religione ebraica.

Sarà la sua – la loro – rovina. Pur non partecipando alle torture di Koch, che a Milano ha la sua base in via Paolo Uccello presso “Villa Triste”, i due sono ormai compromessi.

Nell’aprile 1945 Luisa e Osvaldo pagano la loro fama di “attori maledetti”: la frequentazione di Villa Triste, i rapporti col regime, il successo, la fama, i soldi.

Vengono fucilati nella notte del 30 aprile sul marciapiede di via Poliziano, alla luce dei fari di una automobile, così diversi dai riflettori di Cinecittà.

(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

During the 1930s and 1940s, Osvaldo Valenti and Luisa Ferida were Italian famous actors: a couple in the work and in the life.

He was eccentric and exhibitionist and loved sports cars, English clothes, cocaine, transgression. She was beautiful, determined, passionate and won the award for best Italian actress in 1942 for the film “Fari nella nebbia”, by director Gianni Franciolini. They plaid at Cinecittà, in Roma, inaugurated by Mussolini in April 1937: with 900 employes, 14 studios, 3 swimming pools for aquatic shooting, 40,000 square meters of streets and squares. Designed by Gino Peressutti the architect, Cinecittà was built in 475 days.

Cinecittà had to compete with Holliwood Studios and had to show the Mussolini’s Empire trough stories of Romanism, Renaissance, Risorgimento and fascism, full of adventure and courage.

After the signing of the Armistice with the Allied Governments on 1945, 8th September, Cinecittà moved to Venice: here the Scalera Cinevillaggio (Scalera Cinevillage) was built. The Cinevillaggio had to produce films in the service of the Italian Social Republic (RSI) founded by Mussolini in Salò town.

The two actors interpreted the first film shot at the Cinevillaggio: “Un fatto di cronaca (A fact of chronicle)”, by Piero Ballerini (1944). It will also be the only film product on the Venetian lagoon.

In 1944 Valenti moved to Milano and joined the Decima Mas, a fascist military brigade.

In April 1945, Luisa and Osvaldo paid off their fame as “cursed actors”: so they were arrested by partisans.

They died shot in 1945, 30th April.