Il racconto delle vittime – Monumento ai Martiri Israeliti del Nazismo

Di Paola Redemagni

“Possa la sua anima essere custodita nello scrigno della vita” è la frase tratta dal libro di Samuele, che si trova tradizionalmente sulle tombe ebraiche. La stessa frase è incisa alla base del Monumento ai Martiri Israeliti del Nazismo che domina il Reparto Israelitico del Cimitero Monumentale di Milano.

Voluto da Raffaele Cantoni, allora presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, e dalla Comunità milanese, il monumento viene eretto nel 1947 su disegno dell’architetto Manfredo D’Urbino.

Rappresenta una grande Menorah – il candelabro a sette braccia (Menorah. E luce fu…) – in marmo di Vallestrona. Al centro brucia la fiamma della libertà, circondata da 12 lapidi.

Sulla cornice una scritta in lingua ebraica e italiana:

“Gli Ebrei d’Italia ricordano al mondo i sei milioni di fratelli innocenti ferocemente soppressi e tramandano ai posteri nelle vittime qui sepolte un esempio del secolare martirio sofferto dal popolo d’Israele per la giustizia la libertà e la fratellanza umana. 13 luglio 1947.”

(Monumento ai Martiri Israeliti del Nazismo. La dedica in lingua ebraica. Foto dell’autrice.)

12 lapidi come le 12 tribù di Israele. E all’interno le ceneri provenienti dal campo di concentramento di Dachau.

12 lapidi e 12 racconti che questa volta compongono il ricordo dei tanti e diversi volti assunti dalla persecuzione contro i cittadini di religione ebraica, accanto ai campi di concentramento.

Dal basso verso l’alto e da sinistra verso destra conosciamo:

Israel Epstein 1914 – 1946

Attivista del Risorgimento ebraico in Erez Israel [Terra d’Israele ndr] ucciso a Roma.

Coinvolto nell’attentato compiuto il 31 ottobre 1946 contro l’ambasciata britannica a Roma, muore a seguito delle ferite riportate durante la fuga dal carcere dove è rinchiuso.

Odoardo Segre (Silva) 1917 – 1945

Attivista della Resistenza evitò la deportazione gettandosi dal treno e per morbo contratto durante l’eroica lotta solo per breve ora gioì della risorta libertà.

Arrestato nel dicembre 1943 e successivamente deportato, durante lo spostamento in treno riesce a fuggire insieme al fratello Ennio. Tornato a Milano, dopo aver messo in salvo in Svizzera il padre ed il fratello invalido, partecipa alla lotta di liberazione nelle formazioni partigiane “Giustizia e Libertà”. Muore a 28 anni a Cuasso al Monte, in provincia di Varese, il 22 maggio 1945, dopo aver contratto la tubercolosi.

Giacomo Mendes 1897 – 1945

Liberandosi Milano cadde in combattimento

Torinese, dopo l’8 settembre 1943 prende parte alla lotta di liberazione e muore in combattimento a Milano il 25 aprile 1945.

Gilberto Coen 1920 – 1944
Tornato dal sicuro esilio fu volontario paracadutista nell’esercito di liberazione

Veneziano di nascita, a causa delle Leggi razziali emigra in Svizzera dove si laurea in Ingegneria chimica. Entra a far parte del Servizio Segreto Americano e rientra in Italia nel 1944. Collabora con gli alleati prima a Milano poi a Firenze, dove partecipa alla Liberazione come staffetta. Muore a 24 anni in un incidente d’auto il 1° ottobre 1944 a Fasano (Bari), dove frequentava un corso di paracadutismo.

Giorgio Rath 1901 – 1944

Atrocemente finito nel carcere di Milano dagli aguzzini nazisti inferociti dal suo silenzio.

Salomon Rath, qui ricordato come Giorgio, nasce a Kolomyja in Polonia il 13 febbraio 1901. Arrestato a Milano il 30 novembre 1943, muore il 1° agosto 1944 a seguito delle torture subìte durante un interrogatorio nel carcere di San Vittore.

Wilhelm Weinberg 1893 – 1944

All’incubo della deportazione preferì la morte nel carcere di Milano.

Nato a Norderney in Germania il 18 dicembre 1893, viene arrestato a Codogno (Pavia) il 3 dicembre 1943. Si suicida durante la detenzione presso il carcere di S.Vittore di Milano il 29 gennaio 1944, a 51 anni.

(Milano, Cimitero Monumentale, Reparto Israelitico. Le lapidi di Araf Lazzes, Angelo Finzi e Viviano Borcioni. Foto dell’autrice)

Araf Lazzes 1894 – 1943

Ucciso dai nazisti nel Tempio di Milano

Angelo Finzi (Vito) 1910 – 1945

Eroico martire della Resistenza per la salvezza dei compagni dette la vita

Partigiano nelle brigate “Giustizia e Liberà” con il nome di battaglia di Vito, durante la Resistenza opera come ufficiale di collegamento con l’incarico di portare segretamente in Italia i fondi provenienti dall’Inghilterra, necessari al finanziamento della Resistenza. Tradito da una spia, il 25 gennaio 1945 viene catturato dalla banda della legione fascista Ettore Muti, torturato e giustiziato.

Viviano Borcioni 1926 – 1944

Partigiano giovinetto fucilato dai nazisti a Cairo Montenotte

È il più giovane fra le vittime ricordate. Dopo un primo arresto e la liberazione dal campo di concentramento, partecipa alla Resistenza nella XVI Brigata Garibaldina con il nome di “Corsaro”. Catturato dai tedeschi, viene fucilato, appena diciottenne, il 28 novembre del 1944.

Dora Pisetzky Luzzatti 1892 – 1945

Caduta nel campo di concentramento di Bolzano

Vedova dell’architetto Fausto Dario Luzzati, Dorotea viene arrestata dalle SS il 5 febbraio 1945 mentre si trova ricoverata presso la Casa di cura Villa dei Tigli, a Monza. Viene prima rinchiusa nel carcere milanese di S.Vittore, poi nel campo di concentramento di Bolzano. Isolata nelle celle di punizione, muore per le sevizie subìte il 28 marzo 1945. Al termine del conflitto la sua salma viene trasferita al Reparto Israelitico del Cimitero Monumentale di Milano.

Edoardo Della Torre 1894 – 1944

Martire della sua fede politica trucidato alle Fosse Ardeatine

Militante socialista, laureato in filosofia e giurisprudenza e insegnante a Roma, viene allontanato dall’insegnamento a seguito dell’approvazione delle leggi razziali. Attivo nella Resistenza romana, viene arrestato il 18 marzo 1944 e ucciso sei giorni dopo alle Fosse Ardeatine con altri 334 prigionieri nella rappresaglia seguita all’azione partigiana di via Rasella.

Ester Botton Mosseri 1895 – 1943

Gettata nel lago dai nazisti a Meina

La famiglia Mosseri, sfuggita all’annientamento della loro comunità a Salonicco, in Grecia, muore in una delle prime stragi compiute dai Nazisti in Italia, a Meina, località di villeggiatura sul lago Maggiore. La mattina del 15 settembre 1943 le SS occupano l’hotel dove si trovano con altri sfollati, tutti identificati e rinchiusi in un’unica stanza. Ester viene trucidata la settimana seguente, insieme al marito Marco, al figlio Giacomo Renato, alla nuora Odette Uziel e agli altri prigionieri. I loro corpi, zavorrati, vengono gettati nelle acque del lago.

Possa la loro anima essere custodita nello scrigno della vita…