BBPR – Gian Luigi Banfi

Di Paola Redemagni

Per gli amici era Giangio.

Per l’anagrafe: l’architetto Gian Luigi Banfi.

Per tutti la prima lettera dello studio BBPR: una parte importante della storia dell’architettura e del design in Italia.

Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso e Ernesto Nathan Rogers frequentano insieme il Liceo classico Parini, a Milano. Insieme si iscrivono alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove conoscono Enrico Peressutti.

Ad Architettura i quattro amici studiano e progettano insieme, sviluppando interessi distinti e complementari. Nel 1931 si laureano con il massimo dei voti e nel 1932 fondano insieme lo Studio di architettura ed urbanistica BBPR, dalle iniziali dei loro cognomi.

(Ritratto di Gian Luigi Banfi. By Wikipedia, Public Domain. https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3965615)

Il gruppo si caratterizza non soltanto per una forte impronta razionalista, distante dalla retorica ufficiale e monumentale dell’architettura fascista, ma da una pratica di lavoro condivisa, in cui gli apporti individuali si sviluppano all’interno di una metodologia comune e di un unico processo di progettazione.

Un approccio rivoluzionario, che valorizza il lavoro di gruppo in contrapposizione con  l’individualismo che allora caratterizzava la professione. (Ci si potrebbe chiedere: e oggi?). 

(Il gruppo BBPR. By Wikipedia, Public domain. https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3965615)

Lo Studio BBPR si distingue presto nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, degli allestimenti, dell’arredamento, del design. Collabora con importanti architetti e ingegneri – come Luigi Figini, Gino Pollini e Arturo Danusso – progetta allestimenti, arredamenti, mostre.

Almeno inizialmente i BBPR si muovono all’interno dell’ambito ufficiale, progettando la Casa del Fascio di Caravaggio nel 1934, la Colonia elioterapica di Legnano nel 1939 e il quartiere “Le Grazie”, sempre a Legnano.

Con l’emanazione delle Leggi Razziali – che colpiscono anche Rogers – i quattro abbandonano l’ideologia fascista, aderendo attivamente alla Resistenza.

Lo studio milanese di via dei Chiostri 2 diviene così la sede di una intensa attività antifascista legata al Movimento Giustizia e Libertà: stampa clandestina, espatrio verso la Svizzera di ebrei e antifascisti, redazione di mappe topografiche a uso dell’aviazione alleata. Gian Luigi Banfi partecipa alla fondazione del Partito d’Azione, mantiene i contatti con le bande partigiane, organizza un centro di smistamento per i fuorusciti nella sua villa in val d’Intelvi.  

(Targa commemorativa dello studio BBPR, in via dei Chiostri, a Milano. Foto dell’autrice)

Viene arrestato insieme a Belgioioso il 21 marzo 1944. I due vengono internati prima nel carcere milanese di San Vittore, poi nel campo di concentramento di Fossoli e infine a Mauthausen-Gusen, dove arrivano nell’agosto 1944. Rogers riesca a fuggire in Svizzera.

A Gusen Banfi conosce il pittore Aldo Carpi, che gli resta vicino nei lunghi mesi di prigionia e che al ritorno descriverà l’esperienza del campo di concentramento nel suo Diario di Gusen.

Carpi ritrae Banfi in un acquarello: l’architetto, magrissimo, sembra quasi sorridere…

(Cimitero di Caravaggio (BG). Tomba della famiglia Banfi. Foto dell’autrice)

Gian Luigi Banfi muore il 10 aprile 1945 stroncato a soli 35 anni dalla fame, dagli stenti, dalla fatica, dalle malattie. Così Aldo Carpi racconta la sua morte in una lettera ai familiari, scritta dall’infermeria di Gusen: “Ad ore 12.45 moriva Banfi. Mancato lentamente senza soffrire. E’ stato curato nel miglior modo possibile qui ed è morto nel suo letto. Era estremamente debole (…) poi cominciò un piccolo delirio. (…) si addormentò e così nel sonno finì. (…) Verso le 13.30 fu portato alla sala mortuaria. Il dottor Felix Kaminski alle 13 venne, gli chiuse gli occhi e gli coprì il viso (…). Il dott. Felix Kaminski giornalmente gli portava da mangiare, qualche volta anche patate cotte da lui con würstel – gli portava medicine. Banfi era molto contento. Aldo Carpi”.

(Pietra d’Inciampo dedicata a Gian Luigi Banfi, davanti all’ingresso dello studio BBPR a Milano. Foto dell’autrice)

Il suo ricordo è affidato alla Pietra d’Inciampo davanti a quello che era l’ingresso dello Studio e alla tomba di famiglia nel Cimitero di Caravaggio, in provincia di Bergamo.