
Di Paola Redemagni
Tutto comincia quando il Museo di Storia Naturale di New York decide di allestire una nuova mostra: Superstizione, dedicata ai riti e alla scaramanzia in tutto il mondo e in tutte le epoche. Intere sezioni sono dedicate ai cerimoniali funebri, alla demonologia, alla stregoneria, all’inquisizione.
La mostra è anche l’occasione per esporre finalmente alcuni dei preziosi cimeli procurati anni prima dai ricercatori del Museo, nel corso di una disastrosa spedizione di ricerca nella foresta amazzonica, conclusasi con un massacro.
In inglese “relic” indica sia la reliquia religiosa, sacra, che il reperto storico. E infatti l’intera vicenda ruota attorno alla statuina di inestimabile valore che ritrae un mostro preistorico terribile e sconosciuto. Che pare essere ricomparso ora a disseminare il museo di delitti, proprio alla vigilia della grandiosa inaugurazione che dovrà procurare al museo nuovi e ricchi finanziatori.
“La stanza si allungava in uno spazio ottagonale sotto un’alta volta a ogive. Una luce screziata filtrava da vetrate colorate raffiguranti gli inferi medievali e poste sul soffitto a volta. Ampie vetrine dominavano ogni parete.
Si avvicinò a quella più vicina e si ritrovò a guardare in una tomba maya. Al centro, uno scheletro coperto da spessi strati di polvere. Manufatti erano sparsi tutt’attorno. Una corazza d’oro posava sulla gabbia toracica, anelli d’oro cerchiavano le dita. Vasi dipinti erano sistemati a semicerchio attorno al teschio…
La vetrina successiva mostrava una sepoltura eschimese nella roccia, con tanto di mummia avvolta in pellicce. La seguente era ancora più sbalorditiva: una bara priva di coperchio in stile europeo, marcescente, completa di cadavere. Questo indossava una finanziera sbrindellata con code e cravatta, ed era in avanzato stato di decomposizione. La testa era piegata rigidamente verso Margo, quasi si accingesse a rivelarle un segreto, le arcate orbitali sporgenti, la bocca contratta da un rictus di dolore. Fece un passo indietro. Buon Dio, pensò, questo è il trisavolo di qualcuno. Il tono distaccato della didascalia, che descriveva con bel garbo i rituali associati al tipico funerale ottocentesco americano, attenuava il disgusto provocato da quella visione. È proprio vero, disse tra sé; il museo punta decisamente sulle sensazioni forti”.