
Violette Toussaint è la guardiana del cimitero in un piccolo paese nella provincia francese che – come tutti i cimiteri che si rispettino – possiede il suo fantasma.
Nel suo passato un matrimonio fallito e molto dolore, nel suo presente la capacità di andare avanti malgrado tutto e la volontà tenace di assaporare la vita.
Si prende cura tanto dei morti quanto dei vivi: la sua casa è sempre aperta per un tè consolatorio e un po’ di compagnia, nell’orto coltiva fiori colorati e ortaggi che serve agli amici nelle cene estive, sotto le stelle.
Conosce le storie, gli amori clandestini e le miserie di tutti i suoi ospiti e conserva un segreto: non è un caso se ha scelto mestiere e paese. Un segreto che ha a che fare con la figlia: prestigiatrice provetta, capace di far scomparire qualunque cosa…
“I miei vicini non temono niente. Non hanno preoccupazioni, non si innamorano, non si mangiano le unghie, non credono al caso, non fanno promesse né rumore, non hanno l’assistenza sanitaria, non piangono, non cercano le chiavi né gli occhiali né il telecomando né i figli né la felicità.
Non leggono, non pagano le tasse, non fanno diete, non hanno preferenze, non cambiano idea, non si rifanno il letto, non fumano, non stilano liste, non contano fino a dieci prima di parlare, non si fanno sostituire.
Non sono leccaculo né ambiziosi, rancorosi, carini, meschini, generosi, gelosi, trascurati, puliti, sublimi, divertenti, drogati, spilorci, sorridenti, furbi, violenti, innamorati, brontoloni, ipocriti, dolci, duri, molli, cattivi, bugiardi, ladri, giocatori d’azzardo, coraggiosi, fannulloni, credenti, viziosi, ottimisti.
I miei vicini sono morti.
L’unica differenza che c’è fra loro è il legno della bara: quercia, pino o mogano”.
(Valérie Perrin, Cambiare l’acqua ai fiori. 2019, Edizioni e/o)