Dante non riposa in pace

Di Paola Redemagni

Dopo aver trascorso in esilio la maggior parte della propria vita, per molto tempo Dante non ha trovato riposo neppure dopo la sua dipartita.

Quando muore il 13 o il 14 settembre 1321 – la data esatta è incerta – ha 56 anni e si trova a Ravenna, al servizio del signore della città Guido Novello da Polenta.

Guido Novello organizza un funerale grandioso: Dante adorno di “ornamenti poetici” viene portato a spalla dai cittadini più illustri fino all’allora chiesa di S. Pietro Maggiore, oggi S. Francesco.  Qui viene sepolto in un’arca marmorea posta in una piccola cappella esterna addossata al muro del convento, in un portico laterale a sinistra della chiesa.

(Ravenna – Basilica di S.Francesco. Dal web. Di Paolobon140 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=93374497)

Il sepolcro viene restaurato nel 1483 per volontà del nuovo signore di Ravenna Bernardo Bembo e nel 1692 per volere del cardinale Domenico Maria Corsi: già in questa occasione i frati francescani titolari della chiesa e del vicino convento oppongono resistenza ad ingerenze esterne nella gestione del sepolcro, tanto che gli operai incaricati del lavoro possono lavorare solo grazie alla scorta dei soldati inviati dal Comune a loro difesa.

Nel 1780 il cardinale Luigi Valenti Gonzaga incarica l’architetto Camillo Morigia di riedificare la cappella, conferendole l’aspetto attuale. Per l’occasione si compie anche una ricognizione del corpo del poeta e – mentendo – si sostiene l’assenza di inconvenienti: a questa data, infatti, le ossa sono già state trafugate.

Più volte, infatti, Firenze le aveva richieste a Ravenna ma invano.

Quando nel 1519 Ravenna torna sotto il governo pontificio, i Fiorentini ne approfittano per chiedere a papa Leone X – loro concittadino – il consenso alla traslazione. Firma la petizione anche Michelangelo, che si offre di eseguire il monumento funebre per il poeta.

Ma quando i messi fiorentini aprono il sepolcro, lo trovano vuoto: i buoni frati francescani che dal 1321 custodiscono le spoglie di Dante avevano provveduto a rinchiuderle in una cassetta in legno e a farle sparire, murandole poco distante in una parete adiacente al cosiddetto “quadrarco di Braccioforte”.

E per oltre tre secoli rimarranno lì, all’insaputa di tutti.

Nel 1865, tuttavia, si preparano le solenni celebrazioni per i 600 anni della nascita del poeta e il 27 maggio la cassetta viene ritrovata nel corso dell’ennesima ristrutturazione.

(Ravenna, Biblioteca Classense. La cassetta in cui furono ritrovate le ossa di Dante nel 1865. Immagine tratta da: PatER – Catalogo Regionale del patrimonio culturale dell’Emilia Romagna. Creative Commons – Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 (CC BY-NC-ND 3.0)

Sul coperchio si trova la scritta:

“Dantis ossa a me Fra Antonio Santi hic posita anno 1677 die 18 octobris”

(le ossa di Dante sono state poste qui da me Frate Antonio Santi il giorno 18 ottobre 1677)

e sul fondo:

“Dantis ossa a me denuper revisa die 3 junii 1677”

(Di recente ho rivisto le ossa di Dante il giorno 3 giugno 1677).

Non ci sono dubbi: nel giugno 1677 frate Antonio Santi verifica lo stato delle spoglie e nel mese di ottobre le mura nel nascondiglio: si ignora dove siano state conservate fra il 1519 e il 1677.

Nell’entusiasmo generale, il 26 giugno 1865 il corpo di Dante Alighieri viene ricomposto ad opera dei chirurghi Giovanni Puglioli e Claudio Bertozzi. I due compiono un’attenta analisi dei resti: rilevano che lo scheletro risulta praticamente completo e le ossa in buone condizioni. Osservano anche che il cranio “conteneva grande quantità di cervello”: avendo così la conferma che Alighieri era un gran cervellone.

Nessuno ne dubitava.

( Ravenna, Biblioteca dell’Archiginnasio. Cartolina dell’esposizione dello scheletro di Dante nel Quadriportico di Braccioforte a Ravenna nel 1865. Dal web. Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale (CC BY-NC-SA 4.0))

Nel corso dei primi due giorni delle celebrazioni lo scheletro viene esposto al pubblico sopra un cuscino di raso bianco, all’interno di una “elegantissima urna di cristallo” ricoperta da un velo bianco, all’interno del Quadrarco di Braccioforte.

Infine viene nuovamente collocato nella sua arca marmorea, dove viene posta anche una pergamena con il resoconto del ritrovamento, sigillata all’interno di un tubo in cristallo, a imperitura memoria.

Ma non è finita: per evitare qualunque rischio, nel corso della Seconda Guerra Mondiale i resti vengono spostati nuovamente e occultati in un nascondiglio interrato nel cortile, dove restano dal 23 marzo 1944 al 19 dicembre 1945.

Misura previdente, visto che proprio da queste parti passava la Linea Gotica e i combattimenti erano feroci, tanto da disseminare l’intera regione di cimiteri militari. (Cimitero Militare Ellenico di Riccione, Cimitero Indiano di guerra di Forlì, Cimitero di guerra di Coriano).

Da allora Dante riposa finalmente, appena disturbato dal flusso di turisti.

(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

Dante Alighieri dead in September 1321, while he was in the service of the lord of Ravenna city, Guido Novello da Polenta.

Dante was buried in a marble ark in a small chapel in a side porch of the church of S. Pietro Maggiore, today called S. Francesco.

In the following years, the Municipality of Florence asked for the poet’s body repeatedly but in vain.

When in 1519 Ravenna returned under papal rule, the Florentines took advantage of this to ask Pope Leo X for consent to the transfer. Michelangelo also signed the petition and offered to perform the funeral monument for the poet.

But when the Florentine messengers opened the sepulchre, they found it empty: the Franciscan friars who had been guarding Dante’s remains since 1321 had enclosed them in a wooden box and walled them up not far away in a wall adjacent to the so-called ‘quadrarco di Braccioforte’.

For over three centuries they will remain there.

In 1865, while the celebrations for the 600th anniversary of Dante’s birth were being prepared, the box was found during the church renovation.

An inscription on the lid sais: “Dante’s bones were placed here by me Brother Antonio Santi on 18 October 1677”.

And at the bottom: “I recently saw Dante’s bones again on 3 June 1677”.

There are no doubts: in June 1677 Brother Antonio Santi checked the state of the remains and in October he walled them up in the hiding place: it is unknown where they were kept between 1519 and 1677.

Dante Alighieri’s body is reassembled and exposed to the public for three days, then laid in his tomb again.

During the Second World War the remains were moved again and hidden in a hiding place buried in the courtyard, then they returned in the chapel. Since then Dante finally rests, barely disturbed by the flow of tourists.