Sepolcro del poeta Dante Alighieri

di Paola Redemagni

Se la vicenda che coinvolge Dante dopo la sua morte è complessa, anche quella che riguarda il suo sepolcro non lo è da meno. Peraltro le due storie sono – come si può ben immaginare – strettamente connesse.

Abbiamo visto come Dante venga a mancare nel settembre 1321 mentre si trova a Ravenna, al servizio del signore della città, che ne cura direttamente le esequie. Per volere di Guido Novello da Polenta, Dante viene quindi deposto in una piccola cappella esterna all’odierna chiesa di S. Francesco. (Dante non riposa in pace).

Guido Novello, tuttavia, non riuscirà a realizzare il desiderio di erigere al poeta un vero mausoleo: l’anno seguente, infatti, è costretto all’esilio.

Passano 160 anni e nel 1483 il nuovo signore di Ravenna Bernardo Bembo trova il sepolcro in stato di totale abbandono e ne ordina il restauro a sue spese, incaricando l’architetto e scultore Pietro Lombardo di realizzare anche un ritratto del poeta.

(Ravenna. Pietro Lombardo – interno del sepolcro di Dante Alighieri. Foto dell’autrice)

L’artista riveste di marmo la parete alle spalle dell’arca sepolcrale di Dante, inquadrandola all’interno di un arco retto da sottili lesene e arricchito da cornici modanate e specchiature marmoree. Pietro Lombardo pone il ritratto del poeta al di sopra del sepolcro: scolpisce un bassorilievo in cui Dante è ritratto intento a leggere, circondato dai suoi libri.

L’intero monumento si configura così come una sorta di cappella laica, dove il sepolcro prende il posto dell’altare e il bassorilievo quello della pala d’altare, con il chiaro intento di sacralizzare la tomba e il suo ospite. Sul sarcofago sono incisi sei esametri rimati:

Iura Monarchie, Superos, Phlegetonta, lacusque

Lustrando cecini, voluerunt fata quousque.

Sed quia para cessit melioribus hospita castris,

Auctoremque suum petiit felicior astris,

Hic claudor Dantes patriis extorris ab oris,

Quem genuit parvi Florentia mater amoris

(Indagai e cantai i diritti della Monarchia, i Beati, l’Inferno, i lavacri [del Purgatorio] fin dove vollero i fati. Ma, poiché la parte ospitata [nel mio corpo, l’anima] passò a terre migliori, e più felice cercò in cielo il suo creatore, qui son rinchiuso io, Dante, esule dalla patria terra, generato da Firenze, madre di poco amore).

Nella lunetta superiore Bernardo Bembo fa scolpire un medaglione con il suo motto Virtuti et honori, circondato da un ramo d’alloro e uno di quercia, simboli della poesia e della vittoria. La lampada votiva appesa alla volta è alimentata dall’olio dei colli toscani che viene offerto dal Comune di Firenze ogni anno nel mese di settembre.

Nei secoli seguenti la cappella viene nuovamente restaurata: nel 1692 per volere del cardinale Domenico Maria Corsi e nel 1780 su ordine del cardinale Luigi Valenti Gonzaga, che incarica l’architetto Camillo Morigia di riedificarla, conferendole l’aspetto attuale.

Nella facciata l’architetto riprende la struttura ad arco sorretto da lesene già presente all’interno. Sopra il portale d’ingresso pone la scritta Dantis poetae sepulcrum (sepolcro del poeta Dante) e lo stemma del cardinale Gonzaga. Conclude la facciata con una cornice classicheggiante decorata da teschi di bue – chiamati bucrani – e da un timpano rifinito da una cornice a rosette che reca al centro un uroburo in bronzo, simbolo dell’infinito, dell’eternità, dell’immortalità e della perfezione. (Serpenti e falene)

(Ravenna. Camillo Morigia – sepolcro di Dante Aligieri. Dettaglio della facciata. Foto dell’autrice)

Infine conclude la cappella con una piccola cupola.

Ma l’architetto lavora a un sepolcro vuoto: sappiamo infatti che i frati francescani che custodiscono chiesa, convento e sepolcro hanno già provveduto a nascondere altrove il corpo del poeta, per evitare qualunque richiesta di trasferimento da parte della città di Firenze.

La notizia non è ufficiale, anche se il dubbio serpeggia. Malgrado ciò nel 1846 l’ingresso viene arricchito ulteriormente con quattro colonnine legate tra loro da una catena.

I resti di Dante vengono poi ritrovati fortuitamente nel 1865 in occasione delle celebrazioni per i 600 anni della nascita, coronando i festeggiamenti nel migliore dei modi. Dopo la ricomposizione del corpo e la sua esposizione pubblica, Dante viene finalmente ricollocato nel suo sepolcro. Si spera definitivamente.

(Ravenna. Anbrogio Annoni. Dettaglio della campana. Foto dell’autrice)

Gli ultimi ritocchi vengono realizzati nel 1921 quando l’architetto Ambrogio Annoni costruisce la torretta che ospita la campana donata dai Comuni d’Italia: ogni sera suona 13 rintocchi “a rievocare in perpetuo il ricordo del poeta nell’ora che volge il desio ai naviganti” dopo che hanno dovuto abbandonare per sempre i propri amici, come Dante.

(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

Dante passed away in September 1321 while he was in Ravenna, in the service of the lord of the city, who took care of his funeral. Dante is then laid to rest in a small chapel outside today’s church of S. Francesco. In 1483, the new lord of Ravenna Bernardo Bembo found the tomb in a state of total abandonment and ordered its restoration at his own expense, commissioning the architect and sculptor Pietro Lombardo to also create a portrait of the poet.

The artist covers the wall behind Dante’s sepulchral ark with marble, and enriched it with slender pilasters, moulded cornices, marble mirrors. Also Pietro  Lombardo sculpted a bas-relief in which Dante is portrayed intent on reading, surrounded by his books. The entire monument is thus configured as a sort of secular chapel, where the sepulchre takes the place of the altar and the bas-relief that of the altarpiece, with the intention of sacralising the tomb and its host.

The votive lamp hanging from the vault is fuelled by oil from the Tuscan hills, which is offered by the City of Florence every year in September.

In 1780, the chapel was again restored by order of Cardinal Luigi Valenti Gonzaga, who commissioned architect Camillo Morigia to rebuild it, giving it the present appearance.

The architect placed above the entrance portal the inscription “Dantis poetae sepulcrum” (tomb of the poet Dante), the coat of arms of Cardinal Gonzaga, a frame decorated with ox skulls – called bucrani – and a tympanum with a bronze uroburo in the centre, symbolising infinity, eternity, immortality and perfection.

Finally, it concludes the chapel with a small dome.

The finishing touches were put in place in 1921 when architect Ambrogio Annoni built the turret that houses the bell donated by the Communes of Italy: every evening it tolls 13 chimes “to evoke in perpetuity the memory of the poet in the hour that turns the desire to sailors” after they have had to leave their friends, like Dante, forever.