
Di Paola Redemagni
È uno dei dipinti più affascinanti, enigmatici e misteriosi della storia dell’arte.
L’Isola dei morti è considerato il capolavoro di Arnold Boecklin, pittore simbolista svizzero che solitamente popolava i suoi quadri di figure mitologiche. Sfortunatamente era anche uno dei dipinti preferiti di Hitler, che ne acquistò una versione nel 1933.
Tra il 1880 e il 1886, infatti, Boecklin aveva realizzato ben 5 varianti dell’opera, sviluppando lo stesso tema: una figura ammantata di bianco, a metà fra un fantasma e un corpo avvolto in un sudario – probabilmente la Morte – che a bordo di un’imbarcazione raggiunge un’isola misteriosa, portando con sé sulla prua una bara, anch’essa ammantata di bianco e, a partire dalla seconda versione, decorata con festoni di fiori.

L’isola è un cimitero solitario.
Le coste rocciose scavate dai sepolcri emergono come una fortezza dalle acque di un mare plumbeo e innaturalmente calmo.
I colori sono cupi, l’atmosfera onirica, enigmatica, immobile.
L’unico segno di umanità compare nella quinta versione, quando la figura ammantata di bianco si ripiega su se stessa, in una parvenza di dolore.

L’isola nella tradizione nordica rappresenta l’aldilà (Tomba Brion 4 – Avalon).
L’imbarcazione con il suo traghettatore rimanda alla figura di Caronte.
L’acqua, luogo di passaggio per eccellenza, richiama i fiumi inferi che è necessario attraversare per raggiungere l’altro mondo. (Federico Fellini e la Grande prua)
Per dipingerla Boecklin si ispirò in parte al cimitero di S.Michele a Venezia, in parte all’isola di Ischia e in parte al Cimitero degli Inglesi di Firenze (Cimitero degli Inglesi – Firenze), che conosceva bene dal momento che nel 1877 vi aveva sepolto la figlia Beatrice.
Anche Boecklin riposa a Firenze, città in cui aveva deciso di stabilirsi definitivamente a partire dal 1893. Contrariamente a sua figlia, è sepolto presso il Cimitero degli Allori, che sostituì il Cimitero degli Inglesi dopo la sua chiusura, avvenuta nello stesso 1977.
Molto del fascino dell’Isola dei morti dipende dal suo esemplificare il mistero del trapasso come pochi altri dipinti dell’Ottocento. Da un lato, l’esaltazione di un Sublime potente e spaventoso rimanda alle atmosfere del Romanticismo tedesco, dall’altro la ricchezza di simboli ne fa un indiscusso capolavoro del Simbolismo europeo.