Tomba Brion 1 – Carlo Scarpa

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(S.Vito d’Altivole,Treviso. Carlo Scarpa, Tomba Brion. Foto dell’autrice)

Di Paola Redemagni

“Se i Sepolcri sono la domanda, questa è la risposta” pensai guardandomi intorno, piantata come un cipresso nella Tomba Brion.

In fondo cosa chiedeva il grand’uomo? Semplicemente un modo civile di andarsene, un posto dove rientrare nel ciclo naturale delle cose e incontrare i propri cari. Chiedeva erba e terra, cedri e cipressi, acqua e fiori: chiedeva un giardino. Lui non li amava i cimiteri monumentali: solo pompe inutili.

Be’, qui c’era tutto, cedri a parte. Perché la Tomba Brion non è una tomba in senso stretto: è un parco piuttosto, un luogo speciale ricco di colori, di luce, di serenità; un luogo che ha poco da spartire con l’immagine un po’ triste del cimitero tradizionale. Qui ogni dettaglio, ogni materiale, ogni rapporto sono studiati minuziosamente, in una continua ricerca di perfezione, che è anche ricerca dell’assoluto.

Un luogo pensato più per i vivi che per i defunti.

“D’estate è molto bello, volano le rondini… Questo è l’unico lavoro che vado a vedere volentieri, perché mi sembra di avere conquistato il senso della campagna… Tutti ci vanno con molto affetto, i bambini giocano, i cani corrono: bisognerebbe fare tutti i cimiteri così…” raccontava Carlo Scarpa in una conferenza tenuta a Madrid nell’estate del 1978. Un inno alla vita. “Oltre la vita delle forme c’è la vita del prato, la vita dell’acqua che è vita, la vita del paese (…) C’è vita sufficiente anche per chi muore e la si rincorre…”.