Tomba Brion 6 – Architettura e poesia

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(S.Vito d’Altivole, Treviso. Carlo Scarpa, Tomba Brion, La Cappella. Foto dell’autrice)

Di Paola Redemagni

La Tomba Brion costituisce il culmine di tutta l’attività di Carlo Scarpa, quella che riassume il suo pensiero e la sua storia di uomo e di architetto.

Tutta l’attività di Scarpa esprime due esigenze profonde: il desiderio di perfezione formale, che si esprime in edifici perfetti, studiati meticolosamente nei dettagli, e l’irruzione in questa maglia di razionalità di un mondo incontrollato, poetico e fiabesco, perfino ludico, fatto di materiali luccicanti, luminosi, orientaleggianti, che producono risultati sempre nuovi e diversi, affascinanti e mai scontati.

Ritroviamo qui la sua Venezia, da cui assimila l’amore per il colore e la luce, per lo sfolgorio orientaleggiante delle architetture e delle decorazioni, l’uso del mosaico… E naturalmente l’acqua, che percorre tutto il complesso, che ne custodisce le fondamenta, che diventa lago, sorgente, percorso… E poiché l’acqua si insinua ovunque, è l’intera struttura a diventare l’isola celtica dei morti, il luogo altro a cui approdare al termine del viaggio. Un luogo sereno, ricco di luce e di colori, pensato più per i vivi che per i morti. Un inno alla vita, in cui sono il passaggio delle stagioni, la crescita delle piante e dei fiori, del muschio nelle vasche e dell’edera sui muri a parlare del trascorrere del tempo, a ingentilire il cemento lasciato volutamente grezzo e le forme calibrate, perfette nei loro rapporti geometrici, che derivano dalla formazione razionalista.

Una ricerca che unisce indistinto, razionale, mistero e armonia, che fonde presente e passato, innovazione e tradizione. Una ricerca purtroppo terminata troppo presto, nella solitudine del maestro che non lascia allievi.