L’equivoco Palladio

Palladio

(Cimitero di Vicenza, Cappella Andrea Palladio. 1845. Brutta foto dell’autrice)

Di Paola Redemagni

Nel 1830 fervono i lavori per la costruzione del nuovo camposanto di Vicenza.

Il nobile vicentino Girolamo Egidio di Velo, archeologo, che a Roma ha da poco riportato alla luce le terme di Caracalla, dispone nel proprio testamento di lasciare centomila lire venete per la costruzione di una degna sepoltura al più illustre dei suoi concittadini: l’architetto Andrea Palladio.

La commissione viene affidata all’architetto Bartolomeo Malacarne, già impegnato nella costruzione del nuovo camposanto. Il progetto per il sepolcro palladiano viene approvato dall’Accademia Veneziana in data 17 giugno 1837, ma il suo  autore non ne vede la realizzazione: muore infatti nel 1842 ed il suo lavoro viene completato nel 1845 da Giambattista Berti e Giovanni Maria Negrin.

La cappella viene costruita al centro del lato interno opposto rispetto a quello d’ingresso, così che lo spazio interno del cimitero – e lo sguardo del visitatore – ne vengono quasi naturalmente polarizzati.

Esternamente, la cappella interrompe il ritmo del porticato con un timpano classico che reca il nome del Palladio.

Internamente, lo spazio riprende le architetture romane e cinquecentesche: con la sua pianta circolare sovrastata da una cupola a cassettoni e rosette ricorda il Pantheon romano. Il monumento funebre poggia su un pavimento di preziosi marmi scavati dallo stesso di Velo alle Terme di Caracalla.

Il gruppo scultoreo, opera dello scultore Giuseppe Fabris, presenta un elegante sarcofago retto da zampe leonine, addossato ad un alto basamento. Al di sopra, due figure femminili avvolte nel classico peplo affiancano un bassorilievo in cui il di Velo, in abiti moderni e accompagnato dai suoi operai, compie gli scavi presso le Terme di Caracalla. La figura femminile di sinistra, che stringe  fra le dita la corona d’alloro della gloria, ha ai suoi piedi gli strumenti delle Arti: mazzuola, tavolozza e pennelli. La seconda figura femminile regge invece una pergamena che sintetizza tutta la storia dell’architettura attraverso le due immagini della capanna e della ” Rotonda ” del Palladio. Non si è ancora stabilito con certezza se le fanciulle rappresentassero Vicenza accompagnata dalla Storia dell’Architettura, oppure la Storia e le Arti Belle.

Il complesso si conclude con le sculture del Palladio in paludamento classico, coronato d’alloro da un Genio alato munito di torcia fiammeggiante. Il monumento piacque poco ai contemporanei: di fatto un’esercitazione pesante e retorica in cui l’unico punto di originalità è rappresentato dall’inserto narrativo che rappresenta gli scavi archeologici.

Qui il 19 agosto 1845 sono traslate con un solenne corteo le presunte spoglie mortali  dell’architetto, esumate dal sepolcro delle famiglie Palladio e  Della Fede, in S.Corona.  Ma una volta  aperta la tomba, come distinguere fra gli altri resti le spoglie dell’architetto?  In mancanza di prove certe supplisce l’entusiasmo. Fra gli altri teschi, uno in particolare attira l’attenzione dei presenti per le dimensioni, la grandezza delle ossa, la spaziosità della regione frontale: si stabilisce all’unanimità che quello sia il cranio del Palladio. Un’identificazione conclusasi, con buona probabilità, in un abbaglio  madornale: oggi è assai probabile che nell’urna monolitica sagomata ad imitazione di quella di Marco Agrippa, giaccia un rispettabile sconosciuto.

(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

Between 1817 and 1848, in Vicenza, a new cemetery was built.

During this time, in 1830 the archaeologist Girolamo Egidio di Velo – who excavated in Roma all of the Thermae of Caracalla – wrote his will. He willed 100.000 Venetian lire to municipality of Vicenza to build a tomb and a monument dedicated to the most important citizen: the architect Andrea Palladio (Padova 1508 – Vicenza 1580), who lied in the same city, in the Palladio and Della Fede’s family vault, in the church named S.Corona.

The chapel was projected by the architect Bartolomeo Malacarne, the same person who had projected the new cemetery in Vicenza. The plan was approved by the Accademia Veneziana in 1837 but Malacarne died in 1842 so the chapel was ended by Giambattista Berti and Giovanni Maria Negrin in 1845.

Inside the Andrea Palladio’s chapel, the circle plan and the cupola reminds to the Roman Pantheon; the mosaic on the floor come from Thermae of Caracalla.

The statue of Andrea Palladio stand on the top of the funerary monument and a Genius put on his head a laurel crown. But who lies in the sarcophagus?

When Palladio and Della Fede’s family vault was opened, there was a terrible mess of bones. So it was impossible to recognize Palladio’s ones. With no evidence, the bystanders chose the biggest and nicest skull and they decided that it was the head of Andrea Palladio.

Perhaps into the sarcophagus lies Mr. John Doe.