
(Praga, la Sala delle cerimonie del cimitero ebraico. 2011, photo by Jose Antonio, public domain by Wikimedia Commons.)
Di Paola Redemagni
Nell’immaginario collettivo è sempre quello di Praga: addossato alla Sala delle Cerimonie, compresso fra i muri del ghetto, le lapidi affastellate una sull’altra, un po’ sbilenche, quasi a volersi sostenere…
Se ne trovano stretti fra i nuovi quartieri urbani o isolati in campagna: pochi metri di terreno, qualche lapide, un po’ sofferenti per l’abbandono seguito alle persecuzioni razziali. Altri accanto alle necropoli ottocentesche, spazi in cui i nuovi cittadini dell’Italia unita dichiarano la propria integrazione adottando forme e stili comuni a quelli delle altre famiglie borghesi.
Quella dei cimiteri ebraici è una storia complicata, che rispecchia le vicende di integrazione e di discriminazione che caratterizzano le comunità ebraiche in Italia. Le leggi del tempo escludevano gli ebrei dai cimiteri cristiani. Per questo la comunità doveva acquistare a proprie spese un terreno che si trovava sempre fuori dalle mura e che nei documenti ufficiali e nella tradizione locale veniva indicato con nomi spregiativi, quasi a volerne negare la dignità: orto degli ebrei, ortaccio, prato, campaccio…
Oltre a essere situati fuori città, i cimiteri ebraici non potevano essere recintati, rimanendo così esposti ad atti di vandalismo, che si ripetevano con allarmante frequenza. Gli stessi funerali si svolgevano di notte e con la massima discrezione per evitare aggressioni da parte della popolazione locale.
Quando la città cresceva o i confinanti intendevano acquisire nuovi terreni, il cimitero veniva spostato o soppresso dalle autorità locali, che il più delle volte concedevano in cambio un nuovo spazio altrove. Ma nei momenti in cui esplodevano le persecuzioni, veniva semplicemente distrutto.

(Cimitero Monumentale di Torino, reparto ebraico. Foto dell’autore)
L’aspetto particolare del cimitero ebraico tradizionale è quindi frutto, insieme, di precetti religiosi e di complesse vicende storiche. Predilige sepolture semplici, che testimoniano l’uguaglianza di tutti davanti alla morte, rivolte verso est: perché al momento della resurrezione tutti possano guardare verso Gerusalemme. Le iscrizioni sono in prevalenza in ebraico e spesso utilizzate anche con intento decorativo. E poiché la tradizione religiosa vieta l’uso della raffigurazione umana, fino a tempi recenti mancano elementi figurativi e perfino fotografie.

(Vecchio cimitero ebraico di Praga. 2011, photo by Jose Antonio, public domain by Wikimedia Commons)
I defunti non possono essere spostati e se non è possibile ampliare lo spazio quando è completo, si ricoprono le tombe originali con uno strato di terra prima di procedere con le nuove inumazioni, che avvengono così sopra quelle precedenti. Di qui l’aspetto di alcuni cimiteri ebraici che li rende così caratteristici.
Nella lingua ebraica il cimitero ha diversi nomi: il più comune è Bet hachayim, Casa della vita o dei viventi, a indicare che la morte è solo il passaggio verso la vita eterna; ma anche Casa dell’Eternità e Buon posto.
Un Buon posto dove stare in attesa della vita eterna.
(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
When you think about Jewish cemeteries, you think about Praga one, first. But there are big and small Jewish cemeteries in a lot of Country. In Italia too, obviously.
They show different looks: small and included into the town districts or far away in the countryside. Often they are neglected consequently race persecutions: so you can see only a meadow and some tombstones.
The history of the Jewish cemeteries is complex and it’s reflects the integration or the discrimination of the Jewish people in Italy.
During the Middle Ages, people who professed different religions couldn’t be buried in a Christian cemetery. So Jewish people had to buy a plot of land with their own money, far from the walls of the cities. In the historical maps these Jewish cemeteries were named with an insulting name like: field, homegrown, meadow. They couldn’t be enclosed so there were a lot of vandalisms against the tombs. When the village or the city became wider, Jewish cemeteries were closed and when a persecution exploded, they were destroyed.
So, today, the Jewish cemeteries result from the religious rules joined with historical events. The tombstone are very simple because people are equal in front of the death. They are pointed towers the East, towards Jerusalem, the writings are in Hebrew often. Usually, the tombstones have no photos or other images because Jewish religion forbids human pictures. The departed can’t be moved from the cemetery so, if it isn’t possible to increase the area when it is full, the oldest tombs are covered with a layer of terrain and with new tombs. And this is why so many Jewish cemeteries seem so characteristic.
In Hebrew, you can named the Jewish cemetery with several names, the most common is Bet hachayim, that means House of Life.