
(Milano, via De Togni 10. Pietre d’inciampo famiglia De Benedetti-Reinach. Foto dell’autore)
Di Paola Redemagni
Oggi sono andata in giro per Milano a inciampare un po’.
In viale Corsica 43 ho inciampato in Ezio Setti, classe 1897: controllore meccanico alla fabbrica di aeroplani Caproni di Taliedo, socialista, attivo nella Resistenza dopo l’8 settembre. Con i colleghi partecipa allo sciopero generale del 1° marzo 1944, che si protrae per una settimana. L’11 marzo 1944 viene arrestato dagli uomini dell’RSI con altri operai della Caproni e deportato prima a Mathausen, poi in altri campi, infine nuovamente a Mathausen, dove muore l’11 settembre 1944.
In via De Togni 10 ho inciampato in un’intera famiglia: la De Benedetti – Reinach. Padre, due figli e un nipote: Ernesto Reinach, fondatore della ditta omonima, i due figli Etta e Ugo e il nipote Piero, che al momento dell’arresto ha solo 15 anni. Vengono tutti deportati a Auschwitz alla fine del 1943. Ernesto, che ha 88 anni, muore durante il tragitto. Degli altri non si seppe più nulla…
In Piazzale Cadorna 15 ho inciampato in Alessandro Moneta che nell’azienda di famiglia, a Musocco, produce mobili in ferro, pentole smaltate e elmetti per i soldati. Ma nell’azienda di famiglia nasconde anche gli ebrei ricercati dopo le leggi razziali del 1938. Arrestato il 4 novembre 1944, viene deportato a Bolzano e di qui a Mathausen, dove viene immatricolato con il n. 110336. Muore a Gusen il 20 gennaio 1945.

(Milano, piazzale Cadorna 15. Pietre d’inciampo di Alessandro Moneta e Ezio Setti. Foto dell’autore)
In via Bronzetti 33 ho inciampato in Giulia Forti Basevi che, appassionata di lirica, canta nel coro della sinagoga di Verona. Coi figli Si trasferisce a Milano, dove lavora come sarta. Viene arrestata mentre cerca rifugio in Svizzera, il 5 dicembre 1943. Deportata a Auschwitz, vi muore in data ignota.
Potrei continuare a inciampare a lungo: a Roma, Bolzano, Genova, L’Aquila, Livorno, Reggio Emilia, Siena, Torino, Venezia…
Inciampo in piccoli blocchi quadrati di 10 centimetri di lato, pietra ricoperta di ottone. E sull’ottone incisi un nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo della deportazione, la data di morte.
Inciampo davanti alle porte delle case in cui ebbero la loro ultima residenza i deportati nei campi di sterminio nazisti.
Lo so: tecnicamente queste pietre non sono tombe né lapidi ma, probabilmente, queste persone non hanno più nemmeno un corpo: molte di loro sono passate per il camino e adesso sono nel vento… o in una fossa comune.
Allora, forse, possiamo considerare le pietre d’inciampo il più grande memoriale in Europa, a ricordo delle vittime del nazismo perseguitate per la loro razza, la religione, le idee politiche o l’orientamento sessuale. Ad oggi ne sono state installate più di 70mila in oltre 2000 città europee. La prima a Colonia, in Germania, nel 1995, dal suo ideatore: l’artista tedesco Gunter Demnig, che le posa una a una con le sue mani, come reazione ad ogni forma di negazionismo e oblio.
Perché, come dice il Talmud: “Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome”.
(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
Today in the morning I hanged around Milano, to stumble here and there. At viale Corsica 43 I hanged in a little stone dedicated to Mr. Ezio Setti. He was worker in chief at Caproni airplanes factory. Socialist, he was arrested on 11th March 1944 by RSI soldiers, with others colleagues. He was deported to Mathausen camp, where he died on 11th September 1944. At via De Togni 10 I hanged in four little stones dedicated to De Benedetti – Reinach family: the father Mr. Ernesto, his son Mr. Ugo, Ernesto’s daughter Mrs. Etta, the grandchild Piero 15 years old only. The whole family disappeared in 1943, in Auschwitz camp.
At Piazzale Cadorna 15 I hanged in a little stone dedicated to Alessandro Moneta: he hid some persecuted Jewish persons in the family company. He was arrested on the 4th November 1944 and deported first to Bozen camp, then to Gusen camp, where Alessandro died on 20th January 1945.
At via Bronzetti 33 I hanged in a little stone dedicated to Giulia Forti Basevi, who song in the choir of the synagogue in Verona. Then she moved to Milano with her sons and here she worked as a tailor. She was arrested while she was moving to Switzerland, to save her life, on 5th December 1943. She died in Auschwitz camp.
Today you can find more than 70.000 little Stolpersteine in more than 2000 European cities. A Stolpersteine is a square stone covered with a thin brass foil: they are put ahead of the main entrance of the houses where lived the persons who were deported by Nazi soldiers during the II World War. On the foil you can read the names of the victims, their birth year, the time of the capture, the camp of their possession, when they were killed.
Thanks to Gunter Demnig, the German artist who creates them and put them all around the Europe.