
(Milano, Cimitero Monumentale. Tomba Forlanini. Foto dell’autore)
Di Paola Redemagni
In un mondo antico in cui gli spostamenti di uomini e merci avvengono via mare più che via terra, la salvezza del carico e delle persone è affidata a pochi elementi: un’imbarcazione robusta l’abilità dell’equipaggio, la conoscenza dei venti, delle stelle, delle correnti, pochi rudimentali strumenti.
Fra questi, l’àncora: fornisce un punto fisso alla nave, ne evita la deriva, la mantiene stabile e al sicuro nella tempesta. Proprio per la sua capacità di evitare il disastro rappresenta uno dei simboli più antichi di salvezza e di speranza.
Il simbolo dell’àncora è presente anche nel Cristianesimo: nella sua forma stilizzata, infatti, ricorda da vicino la croce, che poteva così essere rappresentata in una forma “mimetica”. La troviamo incisa sulle pareti delle catacombe paleocristiane sia da sola sia accompagnata dal disegno di un pesce, anch’esso rappresentazione simbolica di Cristo. Il termine ixtus, che in greco antico significa “pesce”, è formato infatti dalle iniziali che nello stesso greco arcaico si traducono: “Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore”. Due elementi marini, ben accordati fra loro, che dovevano destare pochi sospetti nei pagani.
L’ancora rappresenta la saldezza nella fede e, ancora una volta, la speranza nella salvezza e nella vita futura. In questo senso è ricordata anche da San Paolo nella sua Lettera agli Ebrei (6, 17-19): “Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l’irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento affinché, grazie a due atti irrevocabili nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita…”.
Ma può essere utilizzata anche in un contesto non cristiano: la parte alta dell’àncora infatti, formata dall’asta e dall’occhiello, richiama da vicino la forma della chiave ansata egizia: l‘Ankh, simbolo della vita.

(Elicottero sperimentale Enrico Forlanini, 1877. Alessandro Nassiri for Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Milano. CC-By-SA)
Le àncore della foto appartengono alla tomba di Enrico Forlanini (Milano, 1848-1930): ingegnere, pioniere del volo, progettista e costruttore di bellissimi ed efficienti dirigibili, inventore dell’aliscafo e, soprattutto, dell’elicottero, che sperimenta nei giardini pubblici di Milano nell’agosto 1877. Si tratta della prima macchina più pesante dell’aria che si sia sollevata dal suolo con mezzi propri, mossa dal vapore. Nel 1937 a lui viene intitolato il nuovo aeroporto civile di Milano Linate.
Forlanini riposa al Cimitero Monumentale di Milano, il prototipo dell’elicottero, invece, lo potete ammirare al Museo della Scienza e Tecnologia, sempre a Milano.