
(Torino, prospetto d’ingresso del Cimitero Monumentale. Da: Il Parco delle Mezzelune. A cura dell’Assessorato ai servizi demografici della città di Torino, 1987, pg.9)
Di Paola Redemagni
A progettare il nuovo Camposanto Generale di Torino, ci pensa l’architetto Gaetano Lombardi, che disegna un prospetto formato al centro dalla Cappella collegata da due portici all’abitazione del cappellano e del sagrestano da un lato, dall’altro a quella dei Custodi, che ospitava anche un magazzino lapidario e la sala anatomica.
La cappella, in stile neoclassico e pianta circolare, presenta una facciata lineare, movimentata da quattro semicolonne in stile dorico e da un cornice. Nelle parte superiore della facciata campeggiano ai lati i simboli dell’inizio e della fine della vita: l’Alfa e l’Omega racchiusi fra corone funebri. Al centro il Chrismon, il simbolo cristiano formato dalle lettere greche X (Chi) e P (Rho) che indicano l’inizio del nome di Cristo, racchiuse all’interno dell’Uroburo, il serpente che si morde la coda, dai molteplici significati: la circolarità del tempo, il rinascere delle cose, l’eternità. L’insieme dei tre simboli può quindi essere letto come un monito alla caducità della vita, che trova però speranza nel richiamo all’eternità.

(Torino, particolare della facciata della chiesa con i simbolo dell’Alfa, dell’Omega e del Chrismon racchiuso nell’Uroburo. Foto dell’autore)
Oltre l’ingresso si apre la parte più antica del cimitero, ancora oggi denominata come campo Primitivo. Ha la forma di un ottagono inscritto all’interno di un quadrato. Le dimensioni sono ragguardevoli: misura circa 114.300 mq e la disponibilità iniziale superava i 51.000 posti, un quinto dei quali destinati ai bambini. Tra i lati obliqui dell’ottagono e gli angoli del quadrato si formano quattro aree triangolari che sono riservate ai bambini non battezzati e a spazi di servizio: scuderie e rimesse e un orto a uso del cappellano.
Il campo è delimitato da un muro aperto a nicchioni numerati, destinati a ospitare le iscrizioni e i monumenti funebri di quanti venivano tumulati nello spazio immediatamente antistante, destinato alle sepolture private. Il nicchione 117 ospita i defunti provenienti dal cimitero soppresso di San Pietro in Vincoli, il 172 quelli provenienti dai cimiteri soppressi di Lucento, Madonna di Campagna, Pozzo Strada, Lingotto. Il 169 ricorda Carlo Tancredi Falletti di Barolo, sindaco e fautore del cimitero che qui desiderava riposare e che, contro la sua volontà, nel 2013 è stato traslato presso la chiesa di Santa Giulia, dove ha raggiunto la consorte Giulia Vitturnia Francesca Colbert, figlia del primo ministro francese.

(Piano generale del nuovo Cimiterio proposta a surrogazione dei due attuali denominati di S.Lazzaro e della Rocca e di S. Pietro in vincoli. Da: Il Parco delle Mezzelune. A cura dell’Assessorato ai servizi demografici della città di Torino, 1987, pg.62)
Due viali spartiscono lo spazio in quattro porzioni destinate ad accogliere tutti i defunti della città, senza eccezioni, salvo quelle previste per legge. Ai proprietari di sepolture nei cimiteri destinati ad essere soppressi, veniva assicurata il diritto di una pari sepoltura. L’incontro fra i viali ospita un grande Calvario sormontato dalla croce, sotto il quale si apre la cripta ossario.
Negli anni seguenti la struttura si è progressivamente ampliata e al campo Primitivo si sono aggiunte altre otto ampliazioni.

(Torino, Cimitero Monumentale, Terza ampliazione. Foto dell’autore)
Fra le numerose personalità ospitate al Cimitero Monumentale di Torino si trovano, fra gli altri: i patrioti Silvio Pellico e Massimo d’Azeglio, gli scienziati Galileo Ferraris, Cesare Lombroso, Rita Levi Montalcini; gli scrittori Edmondo De Amicis, Primo Levi, Franco Lucentini, Cesare Pavese, Mario Soldati; il pedagogista Ferrante Aporti; il tenore Francesco Tamagno; il calciatore Nils Liedhom; il cantante Fred Buscaglione, gli attori Gustavo Modena, Erminio Macario; il designer Giovan Battista Pininfarina, Rosa Vercellana detta La bela Rosin, moglie morganatica del re d’Italia Vittorio Emanuele II. E l’indimenticabile squadra del Grande Torino, di cui il 4 maggio 2019 ricorreva il settantesimo anniversario della scomparsa.
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