Mettiamoci una pietra sopra. Giuseppe Garibaldi.

Funeral_of_Garibaldi_at_Caprera

(Di E. D., ca. 1882. Pubblico dominio, by wikimedia commons)

Di Paola Redemagni

Le vicende legate alla morte di Mazzini (1872) e alla sua imbalsamazione (Cercasi mummia disperatamente – il caso Mazzini) terrorizzano Garibaldi al punto da spingerlo a redigere, fra il 1872 e il 1881, ben otto testamenti, in cui definisce le disposizioni legate alla propria morte.

L’idea di diventare un feticcio politico da utilizzare a fini propagandistici e magari da esporre alle folle in precise occasioni – come si era cominciato a fare con Mazzini – lo riempie di ripugnanza. Un pensiero già presente nel 1870 e che si rafforza negli anni seguenti, confidato ad amici e parenti, affidato a lettere e, appunto, testamenti.

Garibaldi non ama le manifestazioni del lutto né le commemorazioni pubbliche ufficiali, che considera ipocrite. Per evitare qualunque intromissione da parte della Chiesa o dello Stato, decide così di privarli dell’oggetto del contendere: il proprio corpo e sceglie per sé il rogo.

Non si tratta però della cremazione che proprio di recente è riuscita ad affermarsi come soluzione civile alternativa alla tumulazione (Cenere alla cenere…). Per quanto i cremazionisti ne abbiano fatto una bandiera, Garibaldi non ama questa soluzione. Scrive: “Voglio essere bruciato: bruciato e non cremato capite bene. In quei forni che chiamano crematoi non ci voglio andare. Voglio esser bruciato come Pompeo, all’aria aperta”.

Ardito in guerra e nella società civile, portatore di una sfida da scomunicato alla Chiesa, Garibaldi si preoccupa di restare coerente fino alla fine con l’immagine che vuole dare di sé e sceglie qualcosa di diverso: pur mantenendo la sfida rappresentata dal rogo – la cremazione rappresentava la modernità e il progresso contrapposti al conservatorismo clericale –  la colloca in una rete di richiami alla storia antica, greca e romana, coerente con la dottrina tracciata dal Foscolo nei Sepolcri. Si tratta di una ripresa di tradizioni più antiche rispetto a quelle della Chiesa, in cui il rogo non distrugge il corpo ma lo salva dalla putredine, sacralizzandolo. Tradizioni già riportate in auge dal romanticismo, con il rogo di Byron e Shelley.

Nei suoi testamenti Garibaldi definisce il rituale in ogni dettaglio e indica con precisione il luogo dove dovrà svolgersi: nella sua tenuta a Caprera, nella zona della Fontanaccia, lungo la strada che dalla sua abitazione conduce “verso tramontana alla marina”, alla distanza di trecento passi, in una depressione del terreno delimitata da un muro. Qui si formerà una catasta di legna aromatica alta due metri, su cui porre il corpo, adagiato su un letto di ferro. Curiosamente, non lascia disposizioni sul destino delle sue ceneri: si limita a chiedere che una piccola quantità sia posta nelle tombe delle figlie Anita e Rosa, che ha seppellito sotto un albero di acacia piantato con le sue mani vicino alla casa di Caprera, anni prima.

Prevedendo le resistenze che avrebbero provocato le sue ultime volontà, Garibaldi si raccomanda di mantenere segreta la notizia della sua morte fino a combustione avvenuta.

Caprera_tomba_di_Giuseppe_Garibaldi

(La tomba a Caprera. In: Di Giuseppe Barberis – Strafforello Gustavo, La patria, geografia dell’Italia / Parte 5 (continuazione). Sardegna, Corsica, Malta, Mari d’Italia, Unione Tipografico-Editrice, Torino, 1895., Pubblico dominio, by wikimedia commons)

Ma l’eroe è una reliquia troppo importante per rinunciarvi, e il suo potere simbolico e politico è troppo grande. Le sue volontà andranno disattese: dopo la sua morte, avvenuta il 2 giugno 1882, si riunisce a Caprera una sorta di consiglio di famiglia, formato dalla moglie, dai figli, da Francesco Crispi, Alberto Mario e dai medici Enrico Albanese e Achille Fazzari.

A maggioranza di decide di procedere prima con l’imbalsamazione, affidata al professionista Efisio Martini, poi con una prima sepoltura provvisoria, lasciando che sia il Parlamento a decidere quale debba essere la collocazione definitiva, prospettando magari una soluzione romana, sul Gianicolo. Nel 1905 il Parlamento confermerà la sepoltura a Caprera, seppure con qualche polemica.

E per evitare qualsiasi tentazione, ci si mette – come si suol dire – una pietra sopra: un masso di quattro tonnellate viene posto sul sarcofago verso la fine del mese di giugno 1882. Il corpo, chiuso da cinque chiavi di ferro, viene affidato alla sorveglianza dell’esercito, che lo veglia per più di cento anni.

(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

From 1872 to 1881 Giuseppe Garibaldi has been written eight wills, where he explaned the instructions about his burial. He didn’t love official celebrations: he thought they were false.  After his death, he didn’t want to be embalming, as Giuseppe Mazzini was: he didn’t want to became a political doll to be used in propaganda. He preferred to be burnt: not into a  modern crematory oven but on a pyre, as an ancient Greek or Roman hero.

The pyre represents a more ancient ritual than the Catholic religion ones; instead, it was a tradition loved by Romantic people, as Byron and Shelley poets.

Garibaldi spent his last years in his farm on Caprera island and he would like to die in his house. Two daughters of him were buried in Caprera, not far from Garibaldi’s house: Anita and Rosa. The girls lied near an acacia plant, planted by Garibaldi himself some year before.

In his wills, Garibaldi indicated where he wanted his funeral pyre: in a place named Fontanaccia, 300 paces far from the house, towards the seaside. He recommended to use aromatic wood and to put the ashes of his burned body into Anita and Rosa tombs. He pleded with his wife and with relatives to hide his own death until the pyre was gone. He was sure that the politicians didn’t approve the instructions about his burial.  

It’s the true.

Garibaldi died on 2th June 1882. At once, some people met in the old hero’s house: the wife, the sons, Mr. Francesco Crispi, senator and politician, and the doctors Mr. Enrico Albanese and Mr. Achille Fazzari.

They knew that Giuseppe Garibaldi was an hero and a symbol of Italian Risorgimento. So they decided to neglect his wishes.

First, they ordered Mr. Efisio Martini to embalm the body. Than, the Italian Parliament established to put the body in a tomb closed by a huge boulder, heavy 4 tons. Finally,  the Parliament gave custody of the Garibaldi’s tomb to the Italian Army. So an hero was betrayed.

 

 

 

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