La vera storia della Vedova Allegra. Emma Vecla.

 

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(Emma Vecla nell’interpretazione di Lola. Cartolina d’epoca)

Di Paola Redemagni

Alle dive si addice il mistero.

Forse per questo ho lasciato così poche tracce dietro di me, forse per questo resta il dubbio sul luogo che mi ha vista nascere – Marnia o Orano – ed ho nascosto così bene la mia vera data di nascita.

Diva lo sono stata davvero quando calcavo le scene e il pubblico mi osannava e mi riempiva di fiori e i giovanotti si sostituivano ai cavalli della mia carrozza per portarmi a casa e i principi mi invitavano nei loro salotti.

Il mio nome è Adrienne Telmat.

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(Emma Vecla in una cartolina d’epoca)

A Parigi ho studiato canto, violino, pianoforte, composizione e a Parigi ho debuttato nel 1903 all’Opéra-Comique: Massenet mi volle personalmente per la sua Manon e io avevo paura che fosse solo per gentilezza ma lui mi disse: “Non temete Signorina, io faccio complimenti a tutti i cantanti. Ma quelli bravi li faccio cantare nelle mie opere, gli altri in quelle dei miei colleghi”.

In meno di due anni sono diventata la Réjane della lirica.

Ma sulle tavole del palcoscenico è facile confondere realtà e finzione. Fra le braccia di Paul lo credevo innamorato. Come nelle opere che interpretavamo insieme, c’è voluta una lettera per aprirmi gli occhi: il mio fidanzato in realtà era già sposato. Lo lasciai, giurò di uccidermi.

Fuggii da Parigi, cambiai il mio nome e da allora fui solo e sempre Emma Vecla.

Fu Edoardo Sonzogno a scritturarmi a Milano per sostituire Lina Cavalieri, che D’Annunzio definiva “la donna più bella del mondo”, nella Thaïs di Massenet. Da far tremare le vene ai polsi! Fu un trionfo. E dopo fui Manon, Mimì, Mignon, Zazà, Traviata e tante altre ancora.

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(Emma Vecla nell’interpretazione di Thais. Cartolina d’epoca)

Ma il mio nome è legato indissolubilmente a quello di Anna Glavari. Perché io sono la Vedova Allegra.

Il debutto della prima rappresentazione italiana della Vedova allegra di Lehàr, era fissato per la sera del 7 aprile 1907 al Dal Verme di Milano, con la Compagnia Città di Milano. Un allestimento grandioso, 60 orchestrali e altrettanti coristi, e una platea in cui riconoscevo, tra gli altri, Mascagni, Puccini, D’Annunzio, Caruso.

Dietro le quinte eravamo nervosi: “Poveri noi, andiamo incontro a un fiasco”. Il successo fu tale che abbandonai la lirica per sempre e da allora divenni la regina dell’operetta.

Ero giovane, bella, piena di talento, amata. Anche invidiata: le mie colleghe cercavano di imitarmi: vecleggiavano ma nessuna è riuscita a uguagliarmi.

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(Milano, Cimitero Maggiore. Tomba Emma Vecla, particolare del clipeo in bronzo. Foto dell’autore)

Oggi di me resta il nome: fra i benefattori della Casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi, alla sala da musica del Museo della Scienza, fra i benefattori del Policlinico di Milano.

E resta forse ancora un ricordo nascosto fra le note della Vedova allegra, fra i costumi così improbabili, i cappelli, le piume, i gioielli, che rivivono sui palcoscenici dell’operetta. E una tomba al Cimitero Maggiore di Milano.

(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

A little bit of mistery is appropriate for a star. Perhaps this is why I have leaved so little traces of my life and I have hidden my birthdate date very well…

My name is Adrienne Telmat

When I was on scene, I was a diva and people adored me and boys substituted for the horses of my coach and drove me home and the princes invited me at gala and dinner…

At Paris Conservatory I learned to sing, to play violin and piano. In 1903 I become to play operas at Opéra-Comique in Paris. Massenet himself asked me to play and to sing in Manon. I was afraid he was too kind, so he told me: “Don’t warry, Miss: I ask good singer to play in the operas that I create. The singers who are not so good can sing in the operas created by my colleagues…”.

But on the stage is easiest to confuse fiction with true love. So I thought that Paul Andreu – the colleague who song as tenor at the same operas than I – loved me. Everything appened as in a drama: my mother found a letter that revealed us Paul was married. I broke the engagement and Paul told me he would kill me. I run away from Paris and changed my name in Emma Vecla.  

I travelled all around the word. When I was in Milano, Edoardo Sonzogno the editor, asked me to perform Thaïs in a Massenet opera. It was a triumph and I plaid Manon, Mimì, Mignon, Zazà, Traviata and many other roles, after Thaïs. But the most famous role I ever plaid is Anna Glavari: I am the Merry Widow, in fact.

The Città di Milano Company plaid this operetta for the first time on 7th april 1907, at Dal Verme Theatre in Milano. Mascagni, Puccini, D’Annunzio, Caruso were sitting in the orchestra. That play changed my life: I leaved to sing opera and became the queen of operetta. I was young, beautiful, prodigy, beloved.

Today you can find my name among the benefactors of retirement home for musicians Giuseppe Verdi, the benefactors of Ca’ Granda Hospital and Museum of Science and Technology, in Milano. Perhaps, you can find a hidden memory among the notes of the Merry Widow, among the costumes full oh feathers and paillets, the hats, the jewels; a hidden memory living on the stages of the operetta again.

And a graveyard at Cimitero Maggiore of the same city.