
(Messico. Offerte per El Dìa de Muertos. Paolaricaurte [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]
Di Paola Redemagni
Era il 1992. Il docente di Storia dell’Arte medioevale e moderna, quello di Storia del Cristianesimo ed io ci stavamo inventando una tesi di laurea in Storia dei cimiteri. Mi consigliarono caldamente di prendere un appuntamento con il Comune di Torino dove il settore Servizi funebri era all’avanguardia. Qui mi accolsero a braccia aperte perché non gli sembrava vero che qualcuno si interessasse al loro lavoro. Solitamente venivano evitati perfino dai colleghi e alle riunioni delle amministrazioni comunali li relegavano sempre in salette separate, in compagnia di colleghi dalle mansioni analoghe.
Sopra uno scaffale dell’ufficio faceva bella mostra di sé un piccolo teschio in zucchero di una decina di centimetri, l’espressione feroce ben mitigata dai fiorellini azzurri e rosa che lo infiocchettavano: il responsabile mi spiegò che glielo avevano portato dal Messico, dove le festività legate ai Morti venivano adeguatamente celebrate con visite, parate e dolci a tema.
Fu il mio primo incontro con il Dìa de Muertos, una festività che unisce antiche radici azteche con tradizioni cristiane di epoca coloniale spagnola, così rappresentativa della cultura messicana che nel 2003 l’Unesco l’ha dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Una festa in cui si identifica l’intera popolazione.
Per i messicani la morte è parte naturale del ciclo della vita: i defunti non se ne vanno per sempre ma continuano a esistere e ogni anno si recano a trovare i vivi durante i giorni a loro dedicati.

(Messico. Dolci e alfeñiques. © Tomas Castelazo, http://www.tomascastelazo.com / Wikimedia Commons)
El Día de Muertos non è quindi un momento di tristezza, ma di ricordo e di festa per ricordare gli spiriti dei propri cari, che tornano come invitati d’onore a visitare i vivi. I giorni più importanti sono il primo novembre, dedicato alle anime dei bambini e il 2, riservato alle anime degli adulti.
Sono cinque gli elementi che caratterizzano El Dìa de Muertos: le offerte di benvenuto, ovvero i cibi e le bevande preferite dai defunti, che diventano giocattoli e frutta nel caso di bambini; le candele che si pongono sopra le tombe per illuminare il cammino delle anime che tornano a casa; il pane dei morti, un dolce ricoperto di zucchero; il fiore di cempasúchil che per il suo colore rosso rappresentava la morte nel Messico preispanico e che illumina il cammino delle anime dei defunti.
Ma i protagonisti indiscussi sono gli scheletri, attorno a cui ruota l’intera celebrazione.
A differenza di altri luoghi, dove teschi e scheletri sono associati al dolore, in Messico possiedono invece un significato allegro e per El Dìa de Muertos diventano dolci di zucchero, che potete trovare anche ripieni di cioccolato.
I teschietti di zucchero discendono dall’altare su cui gli antichi popoli mesoamericani collocavano i crani delle vittime sacrificate agli dei. Dopo l’arrivo degli Spagnoli e con l’introduzione nel calendario del giorno di Ognissanti, si trasformano in dolci: gli alfeñiques, fatti con una pasta modellabile a base di zucchero di canna.

(Messico. Altare per il Dìa de Muertos. Eneas de Troya [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]
L’ultimo elemento distintivo della festa messicana, che unisce tutti gli elementi della tradizione, è rappresentato dagli altari a più livelli, su cui si collocano oggetti simbolici legati alla vita del defunto.
La versione più semplice, a due livelli, rappresenta il cielo e la terra e su ogni piano si collocano oggetti che alludono a quel mondo. L’altare a tre livelli rappresenta il cielo, la terra e l’oltretomba, ma il più complesso è quello a sette livelli, che rappresenta i passaggi che l’anima deve attraversare prima di potersi riposare, secondo una antica credenza messicana. Magari assaporando qualche dolcetto…