
(Barcellona, Cimitero del Montjuic. Foto di Nikodem Nijaki by Wikimedia Commons [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0))
Barcellona, inizi del Novecento. David Martìn, giovane scrittore perseguitato dalla sorte, accetta un incarico da un misterioso committente: inventare una nuova, terrificante religione. Ma non è mai una buona idea accettare un patto col demonio e l’ingaggio si trasformerà presto in un incubo sul filo della follia, un incubo costellato di delitti, che porterà Martìn a rischiare tutto ciò che possiede: un amore disperato, gli amici più fedeli e la sua stessa anima.
“Non fu difficile trovare la cappella in mezzo alla cittadella di tombe e mausolei che si assiepavano dentro le mura del camposanto. la struttura si trovava su un basamento di marmo. In stile modernista, la cappella descriveva una specie di arco formato da due grandi scalinate disposte a mo’ di anfiteatro che ascendevano a un loggione sostenuto da colonne, al cui interno si apriva un atrio fiancheggiato da lapidi. Il loggione era coronato da una cupola sulla cui cima si innalzava una statua di marmo brunito. Il viso era nascosto da un velo, ma avvicinandosi alla cappella si aveva l’impressione che quella sentinella d’oltretomba girasse la testa per seguirlo con gli occhi. Salii per una delle scalinate e, arrivato all’entrata del loggione, mi fermai a guardare indietro…
Mi addentrai nel loggione. al centro si ergeva la statua di una figura femminile abbracciata a un crocifisso in atteggiamento supplice. Il volto era stato sfigurato con dei colpi, e qualcuno aveva dipinto di nero gli occhi e le labbra, conferendole un aspetto da lupa. Non era l’unico segno di profanazione della cappella. Le lapidi mostravano quelli che sembravano marchi o graffi realizzati con qualche oggetto appuntito, e alcune erano state incise con disegni osceni e parole che nella penombra a stento si riuscivano a leggere…”.
(Carlos Ruiz Zafòn, Il gioco dell’angelo. 2008, Mondadori, Milano)