
Oggi Storie di cimiteri ospita l’intervento di Mirko Agliardi, Storico dell’arte di scultura dell’Ottocento e del primo Novecento. Ideatore e curatore della pagina Facebook “Adolfo Wildt e la scultura”, dal 2013 indaga ogni aspetto storico-artistico dello scultore milanese Adolfo Wildt (1868-1931), tanto da farne il suo tema di ricerca centrale, mettendolo a confronto con i grandi protagonisti del passato e con i suoi maggiori autori contemporanei, inserendosi perfettamente nel panorama mitteleuropeo di inizio Novecento.
Di Mirko Agliardi
Tra le maggiori opere che si possono visitare ed ammirare nella città di Milano di Adolfo Wildt
incontriamo l’opera ‘Et ultra’, chiamata anche ‘Affetti nel dolore’ nel Cimitero Monumentale, vero e proprio museo a cielo aperto di scultura (vedi anche: Il Cimitero Monumentale di Milano).
Arrivati nel piazzale antistante l’Edicola Chierichetti possiamo ammirare in tutta la sua drammatica calma la grande porta bronzea dell’Edicola Körner intitolata ‘Et ultra’ o ‘Affetti nel dolore’, firmata e datata 1929; si tratta cronologicamente della penultima opera dello scultore milanese entrata al Monumentale.
L’edicola Körner è costituita da una struttura architettonica in conglomerato di Liguria che, nell’impianto generale, richiama il Mausoleo di Teodorico a Ravenna, opera bizantina
edificata verso il 520 d.C. Un decisivo valore aggiunto è conferito dall’imponente portale in bronzo, sul quale si innesta il gruppo scultoreo: due figure, una maschile e una femminile, di dimensioni superiori al vero e unite l’una all’altra da un nastro, emergono dall’ingresso; le loro forme sono innaturalmente allungate e stilizzate, mentre i volti, dai volumi ben levigati, sono simili a maschere.

Due figure efebiche, spiritualmente adolescenti, si scambiano una fede nuziale sulla soglia ricurva di una porta chiusa, la porta dell’aldilà: la loro “corrispondenza d’amorosi sensi” continua anche oltre ‘Et ultra’ la vita. Wildt sviluppa il tema della ierogamia cosmica, dell’amore che supera la materia e sconfigge la brevità stessa dell’esistenza. Per suggerire il movimento ascensionale delle anime, le posa su una piatta aureola obliqua la cui forma curva richiama quella rotonda della porta. I canoni esili e allungati delle figure, rimandano palesemente al Cristo della Pietà Rondanini di Michelangelo.
L’opera fu esposta per la prima volta alla II Mostra del ‘Novecento Italiano’ nel 1929, dove i consensi furono unanimi.
Nella produzione wildtiana successiva al 1920, Wildt rafforza la scelta antinaturalistica nella
descrizione della figura umana e del nudo in particolare: i suoi corpi sono sempre più lisci, sottili,
tendenti all’astrazione, come in questa edicola che assomma all’arte scultorea l’interessante
soluzione architettonica di Giulio Ulisse Arata (1881-1962). Dell’architetto esponente di un tardo
Eclettismo di forte originalità, si ricorda la straordinaria casa Berri Meregalli del 1910-12 in via
Cappuccini 8, ornata nel vestibolo dalla ‘Vittoria alata’ (1919), una scultura quasi futurista del nostro Wildt.
Carlo Körner (1884-1933) commissionò questa opera funeraria per sé e per i propri famigliari, fra i
quali spicca il nome del padre, Guglielmo (1839-1925), chimico di origini tedesche, docente per molti anni alla Scuola superiore di Agraria e al Politecnico di Milano. A Guglielmo Körner è dedicata una via nel capoluogo lombardo, nei pressi dell’Ospedale Niguarda.