100 anni in fondo al lago

Di Valeria Messina

C’è una vicenda che il lago di Como cela in un suo relitto. Una storia che un secolo fa coinvolse un giovane meccanico, di nome Riccardo Schena, e un promettente inventore di apparecchi subacquei, Francesco Kalin.

Entrambi vivevano a Milano. Riccardo Schena lavorava nella ditta Costruzioni Meccaniche, fondata nel 1914 dall’ing. triestino Francesco Kalin. Nell’officina della ditta, allora sita in corso Genova 22, aveva potuto seguire il processo di realizzazione di un particolare dispositivo subacqueo, progettato dallo stesso Kalin, atto a sondare le profondità.  Si trattava di un apparecchio nuovo e moderno: dalla forma cilindrica, provvisto di motore ad elica e di oblò, permetteva al suo pilota di raggiungere quote allora impensabili, superando i cento metri di profondità. Collegato, per mezzo di funi, ad una nave in superficie veniva calato nell’acqua con lo scopo di perlustrare i fondali, alla ricerca dei relitti sommersi.

Era il 1920 quando un suo prototipo venne inaugurato nel lago di Como. Ad ottobre l’ingegner Kalin si immerse col suo apparecchio, testandolo fino a lambire i – 180 metri. Erano gli anni in cui l’uomo esplorava il mondo subacqueo, ponendosi traguardi incredibili per l’epoca, sfidando la pressione dell’acqua, trovando soluzioni al recupero dei preziosi carichi di relitti affondati.

Il 28 Novembre, nelle acque scure del lago, a poche centinaia di metri dalla costa di Gravedona, l’equipaggio dell’ing. Kalin, a bordo del piroscafo Falco, calò la misteriosa capsula. Obiettivo della ricerca era allora un M.A.S., approntato dalla famosa ditta Taroni di Carate e affondato due anni prima, durante il suo collaudo, il 17 Aprile 1918.

Sopra lo specchio d’acqua, l’equipaggio di Kalin assisteva alle operazioni di immersione della camera di immersione, armeggiando con funi ed argano. Erano circa le 16:30 quando l’orlo del lago poco alla volta inghiottì il profilo dell’apparecchio. Riccardo Schena, appena ventunenne, si era alloggiato all’interno e, tramite un telefono, comunicava con gli uomini in superficie.

Per evitare che l’apparecchio toccasse il fondo, l’ing. Kalin decise di sollevarlo di due o tre metri. Ma improvvisamente la voce del giovane smise di parlare. Nessun segnale. Un guasto tranciò ogni comunicazione. Il silenzio bastò da solo perché Kalin desse l’ordine di azionare la manovella con cui riportare in superficie la capsula. Ma non ebbe il tempo: in un attimo Kalin vide disfarsi l’argano, insieme alle funi. Il peso dell’apparecchio era diventato enorme che nessuna forza disponibile sarebbe stata sufficiente a sollevarlo. Riccardo Schena in pochi minuti morì asfissiato dentro l’apparecchio.

Ma che cosa accadde esattamente quel giorno? Quali le testimonianze del dispositivo? E chi era Kalin? Sono queste le domande che hanno spinto l’autrice ad indagare, a ricercare fonti e notizie per dare un quadro ad una vicenda straordinaria, frequentata da pionieri della profondità subacquea. Cent’anni in fondo al lago racconta la vicenda di questo relitto e del suo inventore, Francesco Kalin, che nell’assoluto silenzio, fuori dai riflettori, lavorava alle sue invenzioni. Con i proventi della sua ditta realizzò il suo sogno: progettare e realizzare apparecchi per perlustrare gli abissi.

https://www.libreriaefesto.com/home/761-centanni-in-fondo-al-lago-storia-di-un-misterioso-relitto-nel-lago-di-como-e-del-suo-inventore-francesco-kalin.html

On November 28, 1920  in the dark waters of the lake, a few hundred meters from the coast of Gravedona, men on board the steamship Falco fumble with ropes and winches to immerse a special cylindrical device. In an attempt to search for and recover a M.A.S., sunk two years earlier, they helplessly witness the shipwreck and the consequent death of its young pilot, Riccardo Schena.

A hundred years at the bottom of the lake tells the story of this wreck, lying 135 meters deep, and of its unknown inventor, Francesco Kalin. Born in Trieste in 1889, he managed to establish himself in the industrial field, founding the Costruzioni Meccaniche company in Milan in 1914. With the proceeds from his business he realized his great dream, designing devices to explore the abyss. Those were the years in which few men explored the underwater world in its depths, setting unthinkable goals for the time, challenging the pressure of the water, finding solutions to recover the precious loads of submerged wrecks.

From the story of the sinking of Gravedona, the essay develops its story, describing the personality of a skilled self-made engineer who, attracted by the sea and its depths, has continued his passion for boating over the years, crossing two world wars, creating numerous devices to probe the depths.

Francesco Kalin was a wreck researcher. In Milan, however, he designed his devices, traces of which remain in a file kept at the National Museum of Science and Technology Leonardo da Vinci. Amidst stories of failure and success, Kalin is credited with being a pioneer in the quest to conquer the abyss.