Undici bare davanti all’altare – il Milite Ignoto

Di Paola Redemagni

Oggi torniamo indietro nel tempo al 28 ottobre 1921, alla Basilica di Aquileja.

Undici donne in piedi davanti all’altare, davanti all’altare undici bare.

Sono le salme di soldati ignoti, raccolti dai piccoli cimiteri di guerra sorti accanto ai luoghi delle grandi battaglie che hanno insanguinato i fronti del Carso, del Piave, del Montello, dell’Isonzo durante la Grande Guerra.

La Basilica è parata a lutto e stracolma di persone e di autorità politiche e militari.   

È un giorno importante: fra tutti i caduti, oggi si sceglie un soldato che ha perduto non solo la propria vita ma anche il proprio nome, in rappresentanza dei 600.000 militari italiani sacrificati sull’altare della guerra. (Architetto Antonio Sant’Elia)

È un modo per onorare il loro sacrificio ma è anche un modo per elaborare il lutto collettivo delle famiglie di un’intera nazione dal momento che, per la prima volta, la guerra ha visto schierarsi uno accanto all’altro giovani provenienti da tutti i territori d’Italia.

I corpi arrivano da undici zone teatro di guerra: da Rovereto, dalle Dolomiti e dagli Altipiani, dal Grappa, dal Montello e dal Basso Piave, dal Cadore, da Gorizia e dal Basso Isonzo, da San Michele e da Castagnevizza al mare.

Raccolti inizialmente a Gorizia, i feretri vengono poi trasportati ad Aquileja per la scelta definitiva.


(Achille Poli, Cerimonia della traslazione della salma del Milite Ignoto – Aquileja – Corteo – Carro trainato con cavalli per il trasporto della bara del Milite Ignoto. 28-19/10/1921. Fondo Lamberto Vitali , inv. LV 867/23
Civico Archivio Fotografico – Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco – Piazza Castello – Milano (MI)

A raccontare ‘in diretta’ quel giorno, con il linguaggio un po’ teatrale dell’epoca, è lo scultore Arrigo Minerbi, che alla battaglia del Piave dedica la sua scultura forse più famosa – la Vittoria del Piave – e che rievoca la cerimonia nel corso dell’incontro con una scolaresca femminile in visita al suo studio. (Arrigo Minerbi, scultore)

“La guerra aveva disperso e rese irriconoscibili molte salme di soldati nostri. E si voleva che una di queste riposasse per sempre nell’Altare della Patria. Si voleva che il più oscuro dei Morti brillasse luminosissimo nel cielo di Roma. A tale scopo ogni Cimitero di Guerra mandò la sua salma senza nome e senza madre, e 11 bare furono così raccolte e allineate nell’abside della Cattedrale di Aquileja, ai piedi dell’altare.

Perché 11? Non lo so bimbe. Forse perché i cimiteri erano 11 (…)

E undici Madri d’Italia, undici donne che avevano un figlio disperso fra i Morti, si raccolsero nella Basilica tutta velata di crespo nero, per il rito solenne.

Una di queste undici dolenti, doveva scegliere tra le undici bare quella del Milite Ignoto!

(…) Ecco la Madre che la sorte ha indicata. È una popolana di Trieste.

S’avanza sorretta da quattro Eroi. Eccola nell’abside ai piedi dell’altare davanti alle undici bare. Si ferma, si volge a destra, passa barcollando davanti alla prima, e… non regge alla pena. Cade in ginocchio. Nell’immensa basilica il silenzio è così completo che par sospensione della vita. S’ode distintamente tra il crepitio della cera che cade, il respiro affannoso della Dolente.

Ora si copre con le mani il volto e così prostrata, tra le bare… attende. Attende forse dalla sua povera carne torturata l’avvertimento….. la voce del suo sangue sconvolto, la voce del suo cuore in tumulto. Tra questi 11 forse è il suo bel figliuolo (…)


(Achille Poli, Cerimonia della traslazione della salma del Milite Ignoto – Stazione ferroviaria di Cortona (?), persone in pellegrinaggio al vagone con la bara del Milite Ignoto (ripresa 28/10/1921 post – 04/11/1921 ante). Fondo Lamberto Vitali , inv. LV 867/23
Civico Archivio Fotografico – Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco – Piazza Castello – Milano (MI)

Poi rialza il capo, il volto riappare bianco nel candore dei capelli…. Fissa i feretri ricoperti dai colori della Patria, e il gruppo tragico delle Madri in gramaglie, simili a statue sepolcrali; si riscuote.

Pensa: se non è il mio, certo è un figlio di Madre Italiana.

Si toglie il velo, lo depone sulla seconda bara, e così in ginocchio, si curva, la bacia. La scelta è fatta. La bara s’avvia verso Roma…”.

(Dattiloscritto “Bimbe d’Italia”, pag. 5-6. Archivio Storico Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano. Fondo Carla e Guido Ucelli, Corrispondenza con familiari e amici 1917-1961, Arrigo Minerbi. Si ringrazia il Museo per la concessione).