
Di Paola Redemagni
Piero Ghiglione (1883 – 1960) fu alpinista di fama internazionale, fra i fondatori dello sci-alpinismo, giornalista per Epoca, il Corriere della sera, la Stampa, la Gazzetta del popolo, scrittore, fotografo, autore di manuali di tecnica alpinistica.
Il suo nome è confinato oggi a una strettissima cerchia di addetti ai lavori.
Piccolo, tenace, infaticabile. La sua tomba al Cimitero Monumentale di Milano ne presenta un ritratto molto somigliante in bassorilievo e le immancabili corda e piccozza, fedeli compagne d’avventura.
Nato a Borgomanero, in provincia di Novara, nel 1883 Ghiglione si laurea in Ingegneria meccanica al Politecnico di Zurigo, impiegandosi prima alla Siemens, poi alla Fiat e alla Lancia.
Nel 1913, a Berlino, Ghiglione scommette con alcuni colleghi di scalare una vetta del Caucaso superiore ai 5000 metri e di tornare entro 20 giorni. Ci riuscirà, scalando il Kasbek (5047 m), fino ad allora conquistato poche volte.
Allo scoppio della Grande Guerra viene chiamato ad addestrare gli alpini sciatori e al termine del conflitto abbandona la professione di ingegnere per dedicarsi completamente alle scalate e all’esplorazione, sviluppando un’attività eccezionale per estensione e durata.

Nel 1932 è direttore della preparazione atletica per la squadra di salto dal trampolino alle olimpiadi invernali di Lake Placid e nel 1933 per ricordare Ottorino Mezzalama, fra i padri fondatori dello sci-alpinismo, idea il Trofeo Mezzalama.
Nel 1934 scala con la spedizione Dhyrenfurt il Balthoto Kangri (m 7260) e la cima mediana del Sia Kangri (m 7315), raggiungendo con gli sci la quota di 7000 metri, mai toccata fino ad allora.
Da quel momento la sua attività non conosce soste: sempre nel 1934 scala le Ande – le sue montagne preferite – con la spedizione del CAI e risale il Chimborazo; nel 1937 in Kenia sale il Kilimangiaro, il Mawenzi, il Kenia.
Tra il luglio 1938 e marzo 1939 compie uno straordinario giro del mondo che lo porta a visitare in 8 mesi 21 paesi e ben 141 luoghi, toccando il Giappone, il Borneo, Sumatra, Giava, Taiwan, l’Australia, la Nuova Zelanda, le isole Hawaii e gli Stati Uniti. Di questo viaggio lascia una documentazione fotografica eccezionale, in cui ritrae luoghi, incontri e popolazioni di tutto il mondo.

Nel 1939 compie ascensioni in Ecuador, in Bolivia e nelle Ande cilene e nel 1942 in Albania diverse prime ascensioni su montagne praticamente inesplorate.
Nel 1943 è nominato Cavaliere della Corona d’Italia.
Negli anni seguenti continua a scalare compiendo prime ascensioni ed aprendo nuove vie.
Prepara le sue spedizioni meticolosamente, affrontandone ogni aspetto: sceglie in prima persona gli sponsor tecnici, fondamentali nella fornitura delle tende, robuste e leggere, e del cibo; per ottenere i permessi contatta i consolati esteri e perfino i sovrani asiatici; stipula contratti con giornali e case editrici con cui pubblicare i resoconti delle sue spedizioni. Ingaggia gli sherpa e arriva a farsi inviare le sagome dei loro piedi per poter far confezionare calze su misura!

Malgrado tutto, nel 1953 si consuma il dramma: nell’affrontare il monte Api nel gruppo dell’Himalaya, i tre componenti più giovani della sua spedizione perdono la vita. Torna solo Ghiglione, allora settantenne. Riprende a scalare dopo aver superato un periodo di depressione.
Scrive 14 libri, tra cui: Dalle Ande all’Himalaya (Torino 1936); Montagne d’Albania (Tirana 1941); Le mie scalate nei cinque continenti (Milano 1942); Himalaya (Novara 1946); A zonzo per il mondo (Torino 1951), Nelle Ande del Sud Perù (Milano 1953), Dall’Artico all’Antartico (Milano 1959).
Muore il 10 ottobre 1960 a 76 anni, in un banale incidente stradale presso Lavis (Trento), alla vigilia di nuove spedizioni. Il ricordo che compare il giorno seguente sul Corriere della Sera porta la firma di Dino Buzzati.
(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
Piero Ghiglione (1883 – 1960) was one of the most important mountaineer during 19° Century; he was also journalist, writer, photographer and one of the founder of ski mountaineering.
However, today he is quite unknown.
You can see a resemblance portrait on his gravestone in Cimitero Monumentale in Milano. He was born in 1883 in Borgomanero, near Novara city. Ghiglione graduated in mechanical engineering at the Zurich Polytechnic, then became to work in the mechanical industry.
In 1913, Ghiglione made a bet with some colleagues to climb in the Caucasus a peak higher more than 5000 meters and to return within 20 days. He succeeded, climbing the Kasbek (5047 m), which had been conquered only a few times until then.
At the end of the IWW, he abandoned the profession of engineer to devote himself completely to climbing and exploration. From that moment on, his activity never stopped, developing an exceptional activity in terms of extension and duration. He climbed Balthoto Kangri, Sia Kangri, Andes, Chimborazo, Kilimangiaro, Mawenzi, Kenia and made ascents in Ecuador, Bolivia, Chile and Albania, whit several first ascents on mountains quite unexplored and opening new routes.
Between July 1938 and March 1939 he made an extraordinary tour of the world: he visited 21 countries in 8 months, touching Japan, Borneo, Sumatra, Java, Taiwan, Australia, New Zealand, the Hawaiian Islands and the United States. He leaves an exceptional photographic record of this journey, in which he portrays places, encounters and populations from all over the world.
He prepares his expeditions meticulously, addressing every aspect. In spite of everything, in 1953 during the Api mountain climbing, in the Himalayan group, the three youngest members of his expedition lost their lives. Only Ghiglione returns.
He started over climbing after overcoming a period of depression.He died on 1960, 10th October, at the age of 76, in a trivial road accident near Lavis (Trento), on the eve of new expeditions in the Andes and in the arctic areas.