
Di Paola Redemagni
La tomba prende il nome dalla coppia di grandi leopardi che si fronteggiano sul frontone della parete principale. Al di sotto, un fregio dipinto continuo decora le pareti della tomba. Per la vivacità delle scene e la conservazione dei colori, è una delle più famose fra quelle presenti nella necropoli di Tarquinia. (Necropoli etrusca di Tarquinia)
Scoperta nel 1875, viene datata agli anni 480-479 a.C. ed è costituita da un’unica camera con soffitto a doppio spiovente, decorato da un motivo a scacchi variopinti.
Sulla parete frontale – che nelle tombe etrusche è la più importante – sono rappresentate tre coppie impegnate in un banchetto: secondo una consuetudine già presente nella pittura cretese, gli uomini sono riconoscibili dalla carnagione bruna, che li identifica come impegnati nelle attività all’aria aperta, esposta alla luce del sole. Le donne esibiscono invece un incarnato pallido e diafano, dal momento che la loro vita si svolge in prevalenza negli ambienti ombreggiati delle case. Tutti i commensali indossano mantelli variopinti, le signore sopra tuniche decorate. La partecipazione delle legittime consorti al banchetto scandalizzava Greci e Romani, che non comprendevano la libertà e il rispetto di cui la donna godeva all’interno della società etrusca.
I commensali sono sdraiati su appositi letti da banchetto chiamati klynai, coperti da biancheria colorata e cuscini, e sono serviti da giovani servitori rappresentati nudi. Dalle raffigurazioni presenti in altre tombe sappiamo che cibo e vino erano serviti su bassi tavolini e che nella sala si muovevano liberamente cani, gatti, polli, anatre. Il banchetto era naturalmente un’occasione riservata alle classi sociali più elevate, che potevano permettersi di mangiare anche due volte al giorno: un’altra abitudine che scandalizzava gli altri popoli antichi.
Sulle tavole più ricche abbondavano la cacciagione, la carne (di maiale, di ovino, di bovino), i salumi, i formaggi, il pesce, legumi, cereali, uova, frittate, torte, pane, focaccia, frutta. Per insaporire carne e cacciagione si utilizzavano olio, alloro e spezie mentre il vino veniva servito allungato con acqua e aromatizzato da miele, spezie, resine.

Di Sconosciuto – from Le Musée absolu, Phaidon, 10-2012, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36370285)
La musica aveva grande importanza presso gli Etruschi e accompagnava i momenti lieti o solenni della vita: cerimonie sacre, banchetti, caccia, feste, funerali. La parete di destra della Tomba dei Leopardi rappresenta infatti un servitore seguito da due musici: uno suona il doppio flauto, il secondo la cetra.
Nelle tombe etrusche più antiche, fino al V secolo a. C., possono essere rappresentate sia scene tratte dalla vita reale sia scene collegate alla concezione dell’oltretomba, che viene visto come la prosecuzione delle gioie e delle occupazioni della vita terrena: conviti, danze, giochi, scene di caccia e di pesca. Questa pittura riproduce un ambiente sereno utilizzando colori vivaci: non è ancora tempo per i cupi racconti orrorifici che compariranno nei secoli seguenti.
Tuttavia molte delle stesse attività – danze, giochi, banchetti – venivano compiute in onore del defunto nei giorni del lutto: così diventa spesso difficile, anche in mancanza di testi scritti che forniscano indicazioni sicure, identificare quale sia il piano della rappresentazione, se funebre o reale.
Fornisce un indizio il piccolo particolare presente nella mano del primo nobile presente a destra: un uovo, simbolo di rinascita a nuova vita, da cui l’anima che dorme all’interno uscirà in un rinnovato ciclo vitale.
(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
This is one of the most famous tombs founded in the Etruscan necropolis of Tarquinia because of the vividness of the scenes and the preservation of the colours.
It takes its name from the pair of leopards on the pediment of the main wall. Discovered in 1875, it is dated to the years 480-479 BC.
On the front wall – the most important in Etruscan tombs – three couples are represented at a banquet. All the diners are wearing colourful cloaks, the ladies on decorated tunics. The participation of legitimate spouses at the banquet scandalised the Greeks and Romans, who didn’t understand the freedom and respect women enjoyed in Etruscan society.
The diners are lying on special banquet beds called klynai, covered with colourful linen and pillows, and are served by young naked servants. The banquet was an occasion reserved for the higher social classes, who could afford to eat even twice a day: another custom that scandalised other ancient peoples.
On the richest tables there was an abundance of meat (pork, mutton, beef), cheese, fish, legumes, cereals, eggs, omelettes, cakes, bread and fruit. Meat and game were seasoned with oil, bay leaves and spices, while wine was served diluted with water and flavoured with honey, spices and resins.
In the oldest Etruscan tombs, up to the 5th century B.C., scenes from real life can be depicted as well as scenes linked to the conception of the afterlife, which is seen as the continuation of the joys and occupations of earthly life: banquets, dances, games, hunting and fishing scenes. Many of the same activities – dances, games, banquets – were carried out in honour of the deceased during the days of mourning: so it is often difficult, even in the absence of written texts that provide reliable indications, to identify if the plan of the representation is funereal or real.
A clue is provided by the small detail in the hand of the first nobleman on the right: an egg, a symbol of rebirth to new life, from which the soul sleeping inside will emerge in a renewed cycle of life.