Di Lorenzo Spanedda, fa parte del gruppo FB “Il cimitero di Bonaria: un patrimonio da salvare!”
Piero Cao, nato a Cagliari nel 1900, studiò Lettere a Firenze, dove si laureò nel 1927, e poi frequentò alcuni corsi al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana. Dopo avere insegnato a Sassari per qualche tempo, nel 1930 la passione per la archeologia ebbe il sopravvento e lo portò ad abbandonare l’insegnamento e la vita agiata per andare vagabondo e mendicante; fondò anche un ordine religioso di cui era l’unico esponente.
Si dedicò dunque con passione allarcheologia della Sardegna, restaurando monasteri e chiese, come la basilica di Saccargia (Codrongianos, SS). Negli ultimi anni della sua vita si trasferì ad Ittiri (SS) per restaurare l’abbazia cistercense di Nostra Signora di Paulis, che si trova in provincia di Sassari, a pochi chilometri da Uri, lungo la strada per Ittiri.
Edificata nel 1205 in stile romanico d’ispirazione francese, l’abbazia è da sempre circondata da un alone di mistero, anche a causa di alcuni eventi violenti che hanno segnato la sua storia, a cominciare dal misterioso e irrisolto omicidio dell’abate di Paulis, avvenuto nel XIV secolo e di cui venne inizialmente accusato il vicario della famiglia Malaspina.

Nel corso dei secoli l’abbazia attirò numerosi cercatori di tesori, richiamati dalle voci su presunte ricchezze nascoste all’interno del monastero; non ci sono però notizie certe su costoro e sugli eventuali risultati di quelle ricerche.
I monaci rimasero a Paulis fino al 1420 circa, periodo in cui furono costretti ad abbandonare l’abbazia perché perseguitati dai Catalano-Aragonesi. Dopo anni di incuria il monastero iniziò a riprendere vita nel XVII secolo, ma fu con l’arrivo di Piero Cao, meglio noto come “su parabiancu”, il prete bianco (per via del saio bianco che indossava) che la sua fama raggiunse l’apice.

Piero Cao lavorava al restauro dell’abbazia con accanimento e la sera dopo il lavoro rientrava ad Ittiri, ma non sempre; quando lo sorprendeva la notte preferiva restare nel monastero ed alloggiare in uno scantinato abitato dai suoi due assistenti. E fu uno di questi, il sassarese ventiquatrenne Salvatore Fois, che a seguito di un’accesa discussione, forse per motivi di denaro, lo uccise a coltellate il 7 Settembre 1959 e gettò il suo corpo in un pozzo nei pressi della chiesa stessa. Il giovane collaboratore si accollò la colpa del delitto, anche se fin da subito si dubitò che avesse potuto fare tutto da solo.

Il cadavere venne recuperato nel pozzo dai carabinieri e fu sepolto a Cagliari nel cimitero di Bonaria. (Cagliari – Il cimitero monumentale di Bonaria) Pare che il monaco bianco, durante i lavori di ricostruzione e scavo, avesse trovato alcuni manoscritti, che però sarebbero andati perduti.
Qualcuno dice che la notte nell’abbazia si sentano strani rumori e voci. Addirittura si parla del suono degli zoccoli del diavolo su una montagna di monete che si troverebbe ancora nascosta nei sotterranei del monastero.
(Informazioni tratte dal web e da L’Unione Sarda)
