Nei sotterranei di Torino

Di Paola Redemagni

Oggi vi accompagno in una visita speciale ai sotterranei del Cimitero Monumentale di Torino (Il Parco delle Mezzelune. Cimitero Monumentale di Torino 1) (Campo Primitivo. Cimitero Monumentale di Torino 2), un luogo normalmente chiuso al pubblico ed accessibile solo agli addetti ai lavori e che ho potuto visitare accompagnata e grazie ad un permesso speciale.

Vi si accede da una scala ampia e luminosa ma una volta scesi l’impressione è quella di trovarsi in un labirinto in cui è facile perdersi.

(Torino, Cimitero Monumentale, sotterranei. Foto dell’autrice)

Come ne “Le città invisibili” di Calvino (Italo Calvino e Le Città Invisibili), questo è il mondo inferiore, speculare a quello in superficie: qui sono sepolti molti dei personaggi ricordati da lapidi e monumenti negli arconi che scandiscono i chiostri superiori. Così incontro subito Edmondo De Amicis, l’autore del libro Cuore.

(Torino, Cimitero Monumentale. Corone in ceramica. Foto dell’autrice)

Molte lapidi sono decorate con bellissime corone di fiori in ceramica: rose, dalie, calle, margherite, talvolta legate da un nastro nero – sempre in ceramica – che a distanza di quasi un secolo mantengono intatti tutti i loro colori. Altre volte alle pareti si trovano appese ghirlande in cui i fiori in ceramica spuntano dal fitto fogliame realizzato in ferro dipinto.

(Torino, Cimitero Monumentale. Corone in ceramica. Foto dell’autrice)

Ci troviamo infatti in uno degli ampliamenti realizzati nei pressi del corso del fiume Dora: l’umidità è altissima e risale lungo le pareti: i fiori non sopravvivono a queste condizioni, così nel tempo si è trovata una soluzione alternativa.

Poco più in là mi colpiscono le iscrizioni presenti su due lapidi, che sembrano utilizzare un alfabeto magico. In realtà si tratta della lingua etiope: qui riposano la principessa Romanework Haile Selassie e suo figlio Chetacceu Beyene.

(Torino, Cimitero Monumentale. Tomba della principessa Romanework Haile Selassie e del figlio Chetacceu Beyene. Foto dell’autrice)

La principessa era la figlia maggiore dell’imperatore Haile Selassie I d’Etiopia, artefice dell’Etiopia moderna, e della sua prima moglie. Nel 1935-36, a seguito dell’invasione italiana impegnata a procurare all’Italia un Impero coloniale, Haile Selassie fu costretto all’esilio mentre la figlia fu imprigionata dall’esercito italiano sull’isola dell’Asinara. Ammalatasi durante la detenzione, Romanework fu trasferita all’Ospedale Maggiore di Torino, dove morì il 14 ottobre 1940. Il marito, il maggiore generale Beyene Merid, rimasto in libertà, guidò la resistenza contro l’occupazione italiana fino a quando anch’egli fu catturato e giustiziato nel 1937.

(Torino, Cimitero Monumentale, sotterranei. Particolare delle lastre rotanti. Foto dell’autrice)

Lascio la principessa e la sua triste storia e, seguendo i lunghi solchi incisi nel pavimento che servivano a facilitare il trasporto dei feretri e le lastre circolari rotanti che agli incroci ne favorivano il passaggio da un corridoio all’altro, torno in superficie in cerca di altre storie…