
di Paola Redemagni
Oggi Arnaldo Pomodoro avrebbe compiuto 100 anni. E ogni volta che lo penso lo faccio con gratitudine e malinconia, perchè devo solo dirgli grazie.
Doveva essere il 1993. Con Franco Barbieri, il professore di Storia dell’arte, avevamo definito il tema della laurea. Avevo scelto di parlare di cimiteri e di verificare cosa fosse successo fra i Sepolcri del Foscolo e la Tomba Brion progettata da Carlo Scarpa in Veneto, che consideravo la risposta a quel poema. Mentivo. In realtà sapevo benissimo che quello che stavo facendo era una questione personale: studiare la morte per cercare di capirla. Un’ipotesi decisamente fallimentare.
Nell’indice della tesi, dopo i progetti illuministi e i cimiteri romantici, il professore aveva voluto inserire il progetto di Arnaldo Pomodoro per il cimitero di Urbino, poi non realizzato (Urbino: il caso Pomodoro. Il progetto.). Non ne sapevo nulla e non esistevano materiali al riguardo, così Barbieri mi suggerì di contattare lo scultore. Io? Contattare Arnaldo Pomodoro? E come? “Guardi sull’elenco telefonico”.

Erano altri tempi. I cellulari li usavano solo i ricchi imprenditori e i telefoni erano fissi. Per trovare un numero si ricorreva a grossi volumi zeppi di nomi e di indirizzi. Mi pareva strano, invece lo trovai: era effettivamente sull’elenco. Contattai lo studio spiegando chi ero, quale fosse il soggetto della tesi e chiedendo se avessero materiali al riguardo. Non mi sognavo neppure lontanamente di incontrare lo scultore: mi bastavano un po’ di documentazione e qualche disegno. Rimanemmo d’accordo per un appuntamento telefonico qualche giorno dopo.
Non possedevo un computer, così passavo le giornate al centro universitario dove cercavo di imparare a usarne uno e dove si poteva affittare una postazione. Quando fu il momento chiamai da lì, pensando di fissare un appuntamento per la consultazione del loro archivio o il ritiro dei materiali. Invece le sue collaboratrici mi comunicarono che il professore mi aspettava per un colloquio. Rimasi a bocca aperta.
Lo studio si trova ancora sui navigli, nascosto nel cortile di una casa di ringhiera. Passato un muro anonimo superai due tecnici che maneggiavano una fiamma ossidrica e mi ritrovai in una vasto capannone, zeppo di enormi sculture. Le mie preferite erano tre alte colonne sottili scavate dalle inconfondibili tracce e i piccoli bozzetti.

Fu gentilissimo e rimase a parlare con me per un’ora: un grande artista si era preso un’ora del suo tempo per parlare di un progetto che gli era rimasto nel cuore con una sconosciuta… Ma era rimasto anche nel mio perché mia madre, una donna intelligente, colta e curiosa che era mancata all’improvviso e troppo presto, aveva amato quel progetto che faceva della natura un’opera d’arte. Da allora per me Arnaldo Pomodoro, il suo progetto per il cimitero di Urbino e mia madre sono inscindibili.
La laurea andò benissimo e io tornai in studio altre volte: per regalargli prima una copia della tesi, che conservò nell’archivio, e poi una copia della mia prima pubblicazione dedicata ai cimiteri. Anni dopo scoprii con enorme sorpresa che le aveva incluse nella bibliografia del suo Catalogue Raisonné e rimasi senza parole.
Auguri Professore e grazie di tutto!
