
Itto Ogami, CC BY 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by/3.0,
via Wikimedia Commons)
di Paola Redemagni
Leonardo muore il 2 maggio 1519. Ha 67 anni. Un’età di riguardo in un’epoca in cui l’aspettativa media si aggirava intorno ai 30 anni.
Muore lontano da casa, nel bel maniero che Francesco I gli ha messo a disposizione: Clos-Lucé, un elegante palazzo in mattoni e pietra immerso in un parco poco distante dal castello di Amboise, dove risiede il re. Nel 1517 Leonardo lo ha seguito in Francia, accettando di diventare “primo pittore, architetto e meccanico del re” e ricevendo una consistente pensione annua.
Vi si stabilisce con il suo allievo più fidato Francesco Melzi e due servitori, Battista de Vilannis e la fantesca Mathurine. L’altro allievo prediletto Giacomo Caprotti detto Salai va avanti e indietro dall’Italia. Alla Clos-Lucé Leonardo trova finalmente un luogo tranquillo dove dedicarsi ai suoi studi, lontano dai contrasti politici e libero da preoccupazioni economiche.

Al piano terreno stabilisce il suo studio-laboratorio: qui, circondato dai dipinti che ha portato dall’Italia – la Gioconda, il San Giovannino e la Sant’Anna –, da un’infinità di volumi e dai suoi scritti, si dedica agli studi anatomici, disegna, progetta una città ideale da costruire nella valle della Loira, a Romorantin.
Il 23 aprile, nove giorni prima del decesso, detta il proprio testamento al notaio Guillaume Boreau, alla presenza di numerosi testimoni. La sua salute già fiaccata da un’ischemia che lo ha colpito nel 1515 durante il soggiorno romano e che gli ha paralizzato la mano destra – ma da cui si è ripreso quasi del tutto – è minata probabilmente da problemi cardiaci che lo costringono a letto.
Il 2 maggio Leonardo muore nella sua stanza, alla presenza degli amici e del re. Leonardo chiede di essere sepolto nella Collegiata reale di Saint-Florentin che un tempo sorgeva all’interno delle mura del castello di Amboise.

I funerali sono solenni: prima della tumulazione, nelle chiese di Saint-Florentin, Saint-Denis e nella collegiata francescana dei Frati Minori, magnificamente illuminate da una generosa fornitura di ceri liturgici offerta dal defunto, vengono celebrate tre solenni “messe grandi” e trenta messe gregoriane, a suffragio dell’anima di chi, con le sue indagini sulla natura e l’anatomia, spesso si è posto al limite delle teorie tollerate dalla Chiesa.
Poi il corpo viene accompagnato dal Rettore della chiesa e dai suoi vicari, dai cappellani e dai Frati Minori della collegiata di Saint-Denis e da sessanta poveri incaricati di portare altrettante torce, fino al chiostro di Saint-Florentin dove viene sepolto.
Della tomba di Leonardo, tuttavia, negli anni seguenti si perde ogni traccia.
La chiesa viene demolita nel 1807, dopo essere stata pesantemente danneggiata prima durante le violente guerre di religione fra cattolici e ugonotti che insanguinano la Francia nella seconda metà del 16° secolo, e poi durante la Rivoluzione francese, quando i rivoltosi saccheggiano la chiesa e ne profanano i sepolcri.

Con l’abbattimento, le ossa finiscono mescolate alle macerie e interrate nel giardino del castello. Solo negli anni seguenti scavando fra le fondamenta vengono ritrovati alcuni resti che vengono attribuiti – in maniera arbitraria e senza alcuna certezza – al grande artista.
Dal 1874, i resti riposano nella Cappella di Saint-Hubert, situata all’interno del perimetro del castello: le spoglie attualmente presenti sono definite “presunte”.
