Mussolini nell’armadio

di Paola Redemagni

Quella del corpo del dittatore è una vicenda tortuosa, poco conosciuta, fatta di viaggi e di conventi, che è stata ricostruita nel 2025 dal giornalista Ugo Savoia nel volume Il corpo di Mussolini. Odissea di un cadavere (Neri Pozza), che ringrazio per la concessione dei materiali.

Il 27 aprile 1945, pochi giorni dopo la liberazione del nord Italia dai nazisti, i partigiani intercettano sul lago di Como, a Dongo, una colonna di militari diretta a nord. Tra di loro riconoscono Benito Mussolini che, in maniera ingloriosa e poco coerente con le pose coraggiose e belliche tanto ostentate durante il Ventennio, sta cercando di mettersi in salvo in Svizzera travestito da sottufficiale tedesco. Con lui viaggiano la sua amante Claretta Petacci, un gruppo di camerati e un notevole quantitativo di oro sottratto agli italiani.

Mussolini, Claretta e gli altri gerarchi vengono fucilati il giorno seguente. Il 29 aprile i loro corpi sono trasportati a Milano, a piazzale Loreto, dove vengono lasciati alla folla inferocita. Il luogo non è scelto a caso: è lo stesso in cui l’anno prima quindici partigiani sono stati trucidati e lasciati esposti al pubblico.

Dopo alcune ore, anche per mettere fine allo scempio che la folla ne sta facendo, i corpi vengono trasferiti all’obitorio comunale per essere poi seppelliti, in totale anonimato, presso il campo numero 16 del Cimitero Maggiore di Milano. (Musocco – Campo dell’Onore)

Per evitare di creare un luogo di culto per i nostalgici e possibili episodi di ritorsione, il loro arrivo non viene annotato nei registri.

(Anonimo. La tomba violata. Pubblico dominio by Wikipedia https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3735727)

Un anno dopo, tre militanti fascisti – Domenico Leccisi, Mauro Rana e Antonio Parossi – decidono di trafugare la salma del duce: intendono dargli esequie pubbliche e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità di un inserimento dei reduci fascisti nella nuova vita democratica del paese.

Nella notte fra il 22 e il 23 aprile 1946, i tre si introducono nel cimitero, individuano la tomba e riportano alla luce la cassa, danneggiandola durante lo scavo. Decidono quindi di recuperare il solo corpo che, sommariamente ripulito a una fontanella ed avvolto in un lenzuolo, viene poi trasportato fuori dal cimitero poco dignitosamente a bordo di una carriola, poi in auto.

Prima di andarsene, lasciano un volantino di rivendicazione. La salma viene trasportata a Madesimo, ridente località montana in Valle Spluga, dove uno dei rapitori possiede una casa, e nascosto nella legnaia.

(Milano. Chiesa di S.Maria degli Angeli, detta S.Angelo. Foto dell’autrice)

Spaventati dall’enorme impressione che il caso ha sollevato, i tre si rivolgono ai frati del convento di S.Angelo a Milano perché, ispirati da sentimenti di carità cristiana, prendano in carico quello che i milanesi hanno nel frattempo soprannominato “il salmone”. Che non solo scotta ma puzza anche, rendendo la convivenza difficoltosa.

Malgrado il loro gentile rifiuto, in maggio il grosso involucro proveniente da Madesimo viene ugualmente “scaricato” ai frati che, seppur riluttanti, accettano di farsene carico: dopotutto, anche quel disgraziatissimo cadavere aveva diritto a una sepoltura cristiana.

(Milano. Interno della chiesa di S.Maria degli Angeli. Foto dell’autrice)

La salma viene quindi nascosta nella cripta di una delle cappelle della chiesa di S.Maria degli Angeli – comunemente detta di S.Angelo, dal nome della piazza in cui si trova – dove rimane per un tempo imprecisato prima di essere nuovamente trasferita, questa volta alla Certosa di Pavia. Il corpo avvolto in due sacchi gommati viene chiuso in un baule e depositato in un armadio a muro in una delle celle a piano terra.

Grazie alla collaborazione dei frati milanesi, il 12 agosto 1946 la polizia recupera i resti di Mussolini, trasferendoli alla questura di Milano, in attesa di disposizioni.

I frati pongono come condizione per la consegna del corpo l’impegno a dargli sepoltura cristiana, seppure in un luogo segreto. È lo stesso cardinale di Milano Ildefonso Schuster a indicare un altro convento adatto allo scopo: quello dei frati minori cappuccini, a Cerro Maggiore.

(Cerro Maggiore. Ex convento dei frati cappuccini. Dal sito del Comune di Cerro Maggiore)

Il 25 agosto il baule contenente Mussolini riparte così per il paese. Per quattro anni rimane nascosto nel vano dell’altare nella cappella dell’infermeria, successivamente viene spostato nell’armadio destinato alla custodia degli arredi sacri.

Nel frattempo, la famiglia reclama a gran voce le spoglie del congiunto ma solo nel 1957 le autorità giudicano che i tempi siano maturi per la restituzione.

Il 29 agosto 1957 il baule torna brevemente a Milano, facendo tappa presso il convento interno al cimitero di Musocco, dove tutto era cominciato molti anni prima.

(Predappio. Interno della cripta Mussolini. Di Lovio by Wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9532327)

Il giorno seguente, in gran segreto e accompagnato dal questore e dalla famiglia, raggiunge finalmente la tomba di famiglia al cimitero di San Cassiano, a Predappio, dove Mussolini venne sepolto ancora chiuso nel suo baule, dopo un viaggio durato undici anni e circa 780 chilometri.

Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?

On 27 April 1945, just days after the liberation of northern Italy from the Nazis, partisans intercepted a column of soldiers heading north at Dongo, on Lake Como. Among them, they recognized Benito Mussolini, who was attempting to escape to Switzerland with his mistress, Claretta Petacci, a group of fellow Fascists, and a lot of gold looted from the Italian people.

The Fascists were executed the following day. On 29 April, their bodies were taken to Milan, where they were left at the mercy of an enraged crowd. Then they were transferred to the municipal morgue and subsequently buried in complete anonymity in Plot 16 of Milan’s Cimitero Maggiore cemetery. One year later, three Fascist militants — Domenico Leccisi, Mauro Rana, and Antonio Parossi — decided to steal the Duce’s remains. Their intention was to give him a public funeral and draw public attention to the need to integrate former Fascists into the country’s new democratic life.

On the night of 22–23 April 1946, the three men entered the cemetery, located the grave, and dug up the coffin, damaging it in the process. They then decided to retrieve only the body, that was unceremoniously transported out of the cemetery in a wheelbarrow and subsequently loaded into a car.The body was taken to Madesimo, a mountain resort where one of the kidnappers owned a house, and hidden in the woodshed.

Alarmed by the enormous public uproar the affair had caused, the three men decided to involve the friars at the convent of the Church of Santa Maria degli Angeli in Milan, hoping that, out of Christian charity, they would agree to take charge of the body. Despite the friars’ polite refusal, in May the large package from Madesimo was nevertheless “dumped” on their doorstep. The friars agreed to take responsibility for it: after all, even such a deeply unfortunate corpse was entitled to a Christian burial.

The body was therefore hidden in the crypt beneath one of the chapels of the Church. It remained there for an unspecified period before being moved once again, this time to the Certosa di Pavia monastery, where it was stored in a built-in cupboard in one of the ground-floor cells. Thanks to the cooperation of the Milanese friars, on 12 August 1946 the police recovered Mussolini’s remains and transferred them to Milan police headquarters. The friars made the handover conditional on a commitment to provide the body with a Christian burial, albeit in a secret location. The Cardinal Archbishop of Milan himself identified for the purpose the convent of the Capuchin Friars Minor in Cerro Maggiore. Here Mussolini remained hidden for four years beneath the altar in the infirmary chapel, then in a cupboard used to store sacred liturgical objects.

Meanwhile, the family was making increasingly insistent demands for the return of their relative’s remains. It was not until 1957, however, that the authorities judged the time right to hand them over. On 29 August 1957, the trunk briefly returned to Milan, stopping at the convent within the Musocco Cemetery, where the whole affair had begun many years earlier. The following day, in the utmost secrecy it finally reached the family tomb at San Cassiano Cemetery in Predappio. Mussolini was buried there, still inside his trunk, after a journey lasting eleven years and covering approximately 780 kilometres.