Filippo Severati, il pittore del Verano

Di Paola Redemagni

Anche i cimiteri hanno il loro genius loci, un “nume tutelare” che con le sue opere conferisce un’impronta inconfondibile: al Cimitero del Verano è sicuramente Filippo Severati che non a caso è detto il pittore del Verano. (Roma, Cimitero del Verano)

Figlio d’arte – il padre Francesco era pittore e miniaturista – nasce a Roma il 4 aprile 1819, si forma all’Accademia di S.Luca e si afferma come incisore e disegnatore ma anche come abile ritrattista.

Non stupitevi dunque se passeggiando fra i viali del cimitero del Verano vi sentite osservati da belle e austere fanciulle e da distinti e severi gentiluomini: Severati trasferisce a cielo aperto la tradizione ritrattistica ottocentesca con le sue convenzioni e i suoi stilemi. (Una prece, una lacrima) C’è Edvige che, con i capelli stretti a crocchia, il capo velato e l’abito grigio appena illuminato dal candore del colletto, pare incarnare tutti i valori femminili dell’epoca: virtù e rassegnazione. (La regina della casa)

(Filippo Severati – Ritratto di Edvige Petri)

C’è Amalia, diafana e delicata, e c’è Delia dagli occhi scuri e pensosi, i capelli neri acconciati attorno al capo, elegante nella giacca di velluto rosso scuro rifinita in pizzo.

Ci sono i galantuomini con le loro sobrie giacche nere e i baffi curati e ci sono i bambini con le guance paffute e gli abiti buoni.

(Filippo Severati – Ritratto di Amalia Zambelli)

È straziante il ritratto di Giacomo e Candida: il bambino indossa una blusa marinara dal grande colletto a righe bianche e azzurre e con un gesto tenero abbraccia la sorellina, implume con i suoi capelli cortissimi, che guarda imbronciata verso il pittore e tiene fra le mani una ghirlanda di fiori. I colori vivaci, l’immediatezza dei gesti, l’allegria dello sfondo azzurro evocano il sole, l’estate, la spensieratezza, non un cimitero.

(Filippo Severati – Ritratto di Giacomo e Candida Cardini)

E c’è Emma, forse il più famoso dei ritratti di Severati: col suo sguardo chiarissimo e un’impressione di vivacità, accentuata dai capelli scompigliati e dalla posa priva di rigidità. Ma a ben guardare anche lei – come Gesù bambino nei dipinti rinascimentali – porta al collo una collana di corallo con una piccola croce: il simbolo che prefigura la morte e il martirio. (Non è un paese per bimbi)

(Filippo Severati – Ritratto di Emma Massoli)

I dipinti di Filippo Severati escono dai salotti borghesi e si innestano, con tanto di cornice, su stele marmoree dalle eleganti decorazioni classiche.  

A colpire sono la verisimiglianza dei volti e la vividezza dei colori, quasi inalterati dopo un’esposizione agli agenti atmosferici lunga più di un secolo, frutto di un procedimento rimasto segreto, che Severati aveva cominciato a sperimentare a partire dagli anni Cinquanta dell’Ottocento, riprendendo tecniche precedenti.

Il pittore realizzava i suoi ritratti stendendo i colori a smalto su un supporto in porcellana o pietra lavica, sottoponendoli poi a diverse fasi di cottura che conferivano loro caratteri cromatici eccezionali per inalterabilità e durevolezza. Nel 1859 Severati ottiene così dal Ministero pontificio dell’Industria, Commercio e Belle Arti un brevetto per il  «nuovo metodo di dipingere a fuoco sulla porcellana e sulla lava smaltata», conservato oggi presso l’Archivio di Stato di Roma.

A partire dal 1867 Severati si dedica esclusivamente alla ritrattistica funebre. La maggior parte delle sue opere si trova al Verano: circa 250 dipinti, firmati e numerati in ordine progressivo; altre opere sono state individuate nei cimiteri di Orvieto e di Arezzo.

Severati muore a Roma il 14 agosto 1892 ed è sepolto al Verano, nella tomba di famiglia.

Le sue realizzazioni costituiscono un episodio forse unico nell’ambito cimiteriale italiano.

(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

Filippo Severati’s works give an unmistakable imprint to the Verano Cemetery in Rome.

Severati was born in Rome on 4 April 1819, trained at the Accademia di S.Luca and established himself as an engraver, draughtsman and skilled portraitist.

So don’t be surprised if, while strolling through the avenues of the cemetery, you feel like you are being watched by beautiful young girls and distinguished gentlemen: Severati transfers the great 19th-century portrait tradition to the open air.

Hedwig with her hair pulled back in a bun, her head veiled and her grey dress seems to embody all the female values of the time: virtue and resignation.

Amalia is diaphanous and delicate and Delia is so elegant with her dark and thoughtful eyes, her black hair styled around her head, her red velvet jacket trimmed in lace.

There are the gentlemen with their sober black jackets and neat moustaches and there are the children with chubby cheeks and good clothes; Giacomo, Candida, Emma…

Filippo Severati’s paintings are small bourgeois paintings taken out of drawing rooms and grafted, with a frame, onto marble stelae with elegant classical decorations.

The painter painted his portraits by applying enamel colours to a porcelain or lava stone support and firing them several times. This process gave them exceptional colour characteristics in terms of inalterability and durability.  

His process, which has remained secret, allows us to admire his portraits in all their splendour even after 150 years of exposure to the elements.

Severati produced around 250 paintings at the Verano, signed and numbered in progressive order. Other works have been found in the cemeteries of Orvieto and Arezzo.

Severati died in Rome on 14 August 1892 and is buried in the family tomb at the Verano.

His works are perhaps unique in the Italian cemetery scene.