
Di Paola Redemagni
“Aloisio Pesci parmense che con molta fedeltà e perizia si distingueva nel rendere più gustosi i frutti e i dolci ad uso della mensa regale ahimè rapidamente strappato via, viene qui pianto da quanti lo conoscevano. Morì il giorno 9 aprile dell’anno del Signore 1798, 44 anni dopo essere nato”.
“Pregate fedeli per l’anima di Gasparo di Antonio qui sepolto, che nato in Catalogna come abile suonatore di lira piccola servì fedelmente Filippo da bambino e da principe e più tardi il figlio Ferdinando come cameriere e custode del patrimonio privato. Morì il 21 marzo dell’anno del Signore 1798 all’età di 69 anni”.

“Anna Sporta quarta moglie del fornaio Giovanni a causa del settimo parto morì il giorno 13 gennaio dell’anno del Signore 1800 all’età di 31 anni. A che serve che queste lettere siano lette se non si pregherà per lei?”
Targhe in marmo con iscrizioni in latino collocate sui piloni che scandiscono la navata della Cappella di S.Liborio presso la Reggia Ducale di Colorno, nella campagna parmense: una situazione del tutto inusuale come sepoltura per dei domestici, tumulati nella cripta, non lontano dai cappellani della chiesa.

Quella all’interno degli edifici ecclesiastici, infatti, in passato è una sepoltura di grande prestigio, riservata agli ecclesiastici e a personalità importanti nel campo del governo cittadino, delle scienze, delle arti, della cultura. Le persone comuni trovavano invece posto al cimitero, anche se in molti casi si instaurava fra datori di lavoro e dipendenti un rapporto di reciproca stima – e anche di affetto – che portava il padrone di casa ad associare i propri sottoposti alla tomba di famiglia o comunque ad occuparsi della loro sepoltura (Non servi ma famigli).
Evidentemente, è quanto succede fra il Duca Ferdinando e i suoi domestici.
Nato alla Reggia di Colorno, il Duca Ferdinando di Borbone era nipote per parte di madre del Re di Francia Luigi XV e per parte di padre del re di Spagna Filippo V di Borbone.

I suoi genitori avevano fatto di Colorno la loro residenza principale e la madre Luisa Elisabetta, cresciuta a Versailles, aveva affidato la ristrutturazione del palazzo all’architetto francese Ennemond Alexandre Petitot che, con l’aiuto di maestranze francesi e artigiani di corte, ne aveva fatto una Piccola Versailles.
Ai disegni di Petitot si ispira il Duca Ferdinando quando nel 1775 fa demolire e ricostruire il piccolo oratorio di S.Liborio, interno alla Reggia, trasformandolo in una chiesa suntuosa, mutandone l’orientamento e aprendo verso il paese la nuova facciata, rendendola così fruibile alla popolazione.

Per il suo atteggiamento aperto verso il paese, per il suo carattere, per la religiosità, il Duca Ferdinando fu molto benvoluto a Colorno.
Aveva fama di essere uomo pio e devoto.
Uomo pio e devoto ma non insensibile, evidentemente, alle lusinghe del pasticcere!
PS – Non si arrabbino i classicisti ma sono più di 30 anni che non traduco dal latino e sono decisamente arrugginita. La traduzione rende almeno conto del contenuto…