
di Paola Redemagni
Il complesso programma iconografico ideato dall’ingegnere Giuseppe Pongiglione per la sua tomba e realizzato dallo scultore Lorenzo Vergnano, dopo i due episodi dedicati alla Vita Temporale e alla Vita Spirituale (La Tomba d’j rat dell’ingegner Pongiglione – 1), si concentra sul tema della Morte, che occupa la parte sinistra del monumento.
Sotto un cielo burrascoso la giornata volge al termine: il sole tramonta e sorge la luna.
Le montagne coperte da neve perenne – covo di lupi – su cui la vegetazione avvizzisce sono attraversate da una galleria ferroviaria in cui transita un convoglio fornito di locomotiva e vagoni, fuochista, macchinista, passeggeri e bagagli. Se si può andare al cimitero in tram (In Paradiso in tram) o con un’elegante auto funebre elettrica (Auto funebre elettrica Rognini e Balbo, 1927), nulla vieta di fare in treno il viaggio per l’aldilà.

Uno dei tre fili del telegrafo che sovrasta i binari è spezzato. Impossibile non riconoscere qui un richiamo alle Parche, le divinità che nell’antichità presiedevano al destino dell’uomo: la prima filava il filo della vita, la seconda assegnava ad ogni uomo il suo destino mentre la terza ne tagliava il filo.
Una collina abitata da corvi e civette sovrasta il Cimitero municipale con la sua chiesa.
Sulla sinistra un alto piedistallo sorregge un’urna cineraria dedicata Ai Benemeriti dalla Patria riconoscente. Ai suoi piedi Minerva infonda all’Uomo il Genio della Guerra: dopotutto, come insegna Foscolo, A egregie cose il forte animo accendono / l’urne de’ forti. Una grande piramide egizia, vegliata all’ingresso dal Genio della Storia e dalla Preghiera, porta le iscrizioni funebri a ricordo dei genitori del protagonista. Un gufo riposa attendendo la notte.

Il cappellano benedice un funerale, i visitatori si aggirano fra le tombe, i seppellitori sgomberano i vecchi ospiti per far posto ai nuovi. Un Angelo dalle grandi ali preleva un bimbo dalla culla per portarlo in Cielo.
Lo scultore Lorenzo Vergnano, autore della tomba, è celebrato con un busto marmoreo impreziosito da un trofeo composto da pezzi di Scultura e Architettura e da un cespuglio d’acanto, che nell’antichità adornava le vesti dei personaggi illustri.
Affiora nuovamente l’ingegnere quando descrive i portici per le sepolture particolari perpetue, le sepolture a sterro per privati – a pagamento – e l’area per le fosse comuni a sterro.
Sette sepolture particolari sotterranee perpetue sono dedicate ai principali scultori che hanno lavorato al monumento: il professor Eugenio Betteo dell’Accademia di Belle Arti di Brera, gli scultori Giovanni Franzi, Francesco Martinetto, Antonio Argenti, Carlo Ronchetti, quest’ultimo membro del Consiglio dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Leonardo Borgogno e la Società Operai.
I topolini a cui la tomba deve il suo soprannome zampettano nella parte inferiore del monumento, dove rosicchiano frammenti di ossa ai piedi di un salice morto insieme ad altri animali che nella simbologia funeraria possiedono significati negativi, come i lombrichi e un rospo “schifoso e velenoso” che Pongiglione mette ad abitare il pantano degli scoli del Cimitero.

Una bassa cancellata in bronzo disegnata dallo stesso Vergnano separa la tomba dai visitatori, il mondo dei vivi da quello dei morti. Intreccia ornati classici, vasi di frutta, fiori, festoni, animali, puttini, rami di quercia e di alloro, animali maligni – una scimmia, topi, un ramarro – e benigni: gli usignoli, un basilisco, un uccello del Paradiso, e una simbologia legata alla luce. Rami di biancospino percorrono tutta la cancellata, circondandola senza interruzione. Pianta dal significato benefico, il biancospino: già nell’antichità si riteneva che le sue spine fossero in grado di mantenere lontani gli spiriti malvagi. La tomba dell’ingegner Pongiglione sembra quindi molto ben protetta.
Posto in opera prima della dipartita del suo ideatore, il monumento riscosse subito grande successo.