
di Paola Redemagni
Su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Benito Mussolini, il 27 dicembre 1923 viene pubblicato il Regio Decreto n. 3121, che sancisce la soppressione dei paesi di Acquate, Castello, Germanedo, Laorca, Rancio, San Giovanni alla Castagna e la loro aggregazione al comune di Lecco. L’accorpamento di uffici e servizi appartenenti a comuni diversi permetterebbe uno sviluppo più organico della gestione pubblica, eliminando i contrasti fra le diverse amministrazioni e liberando al contempo aree edificabili.
Fra i diversi servizi destinati alla soppressione rientrano anche i cimiteri locali, destinati ad essere sostituiti da un Nuovo Cimitero Urbano Unico da costruire sull’altra sponda del lago, nel comune di Malgrate. Malgrado le proteste delle amministrazioni comunali, le procedure proseguono spedite e la fusione avviene regolarmente il 1 marzo 1924.
Frattanto si avviano le pratiche per la costruzione del Nuovo Cimitero e il 13 novembre 1930 lo studio milanese dell’Ing. Cesare Dorici viene incaricato della stesura del progetto, che viene presentato al Comune di Lecco il 28 marzo 1931. La spesa per la sua realizzazione sfiora i 3 milioni di lire dell’epoca.
Il 24 aprile 1931 il progetto viene approvato e l’appalto viene assegnato all’impresa Colombo Guglielmo e Figli di Acquate, che inizia i lavori il 23 febbraio 1934.

Il progetto si estende su un’area di 47.000 metri quadri. È prevista la realizzazione di un corpo d’ingresso monumentale fiancheggiato da due torri a tre piani, da cui si dipartono lunghi muraglioni in laterizio scanditi da arcate cieche e, alle sue spalle, un immenso anfiteatro progettato come la càvea dei teatri greci, 160 cappelle signorili, campi di inumazione perpetui, scalee ad arco e 2000 fra ossari e colombari.
Il Nuovo Cimitero viene costruito in più riprese fra il 1933 e il 1938. Regolarmente consegnato dall’impresa appaltatrice all’amministrazione comunale il 15 ottobre 1939, inaugurato il 28 ottobre dello stesso anno e collaudato nel 1943, in realtà non entrerà mai in funzione.
Valutazioni di ordine pratico, economico ed etico, inducono l’amministrazione comunale a riconsiderare l’intera questione. La soppressione dei cimiteri locali, radicati nella consuetudine e nella tradizione locale, costituisce una soluzione inaccettabile, totalmente invisa alla popolazione, che infatti la osteggia immediatamente. (Storie di miracoli e di ribellioni. Laorca.)
Alla fine del 1941 il cimitero di Malgrate risulta ancora incompleto: mancano la chiesa e metà dei colombari e degli ossari.

I calcoli relativi alla capienza si rivelano errati: non solo non è stato preso in considerazione il prevedibile incremento della popolazione negli anni a venire, ma nemmeno la necessità di mantenere intatti i siti precedenti per un periodo di 30 anni, prima del loro smantellamento. Condizioni che assicurerebbero la regolarità del funzionamento solo per un periodo variabile fra i 14 e i 25 anni e la saturazione immediata per quanto riguarda le sepolture perpetue
Il faraonico cimitero subisce così un drastico ridimensionamento, perdendo il carattere di prestigio per assumere una destinazione più popolare: vengono soppresse le cappelle private mentre le concessioni a scadenza trentennale, i colombari e gli ossari saranno ceduti a tariffa modesta.
La guerra prima e il lungo dibattito del dopoguerra si incaricano di bloccare ogni sviluppo ulteriore: nel nuovo contesto democratico, il cimitero di Malgrate rappresenta l’espressione della volontà fascista, imposta dall’alto e non condivisa.
Inoltre si trova in una posizione lontana, molto scomoda da raggiungere. Servito dalla sola linea tramviaria Lecco–Como e mancando un ponte per il superamento del lago (che verrà gettato solo nel 1955), obbliga i visitatori a percorrere un lungo tratto a piedi in una zona disabitata. La sua posizione blocca lo sviluppo edilizio di Malgrate mentre l’imminente costruzione del nuovo ponte Kennedy suggerisce di non aggravare ulteriormente il bilancio comunale.[1]
Negli anni seguenti il Nuovo Cimitero Urbano Unico viene adibito a poligono per il tiro al piattello e a volte vi si vedono pascolare le pecore. Nel 1973 il comune di Lecco cede il terreno a quello di Malgrate, che lo destina alla costruzione delle nuove scuole.
Fu la dinamite a cancellare ogni traccia del gigante incompiuto.
[1] Seduta del Consiglio Comunale del 19 novembre 1946. Archivio comunale di Lecco IV – 6 – 20.