La signora della moda – Rosa Genoni.

di Paola Redemagni

Un Cristo intransigente ha appena trasformato nei fatti il motto inciso sul primo gradone: ‘A propulsar dal profanato albergo la genia mercatrice’, scaraventando giù dalle scale uno dei mercanti del  Tempio.

L’edicola, del 1894 in marmo di Carrara, è opera dello scultore Domenico Ghidoni.

Il verso è di Giuseppe Parini.

Il programma iconografico è coerente con le battaglie sostenute in vita dall’avvocato, giornalista e anarchico Alfredo Podreider – la cui famiglia è titolare della tomba –  e dalla moglie Rosa Genoni a sostegno delle classi lavoratrici.

Quello che il complesso non racconta è chi è stata Rosa Genoni.

Perché la protagonista di questa storia è lei.

(Rosa Genoni nel 1903. Foto dal web)

Se in Italia esiste un sistema legato alla moda, in grado di unire creatività, sapienza artigianale e imprenditorialità e se oggi in tutto il mondo il made in Italy è sinonimo di stile e sartorialità, è merito suo.

Fu lei la prima a capire quanto la moda sia legata alla storia e all’identità di un paese, a promuovere la creazione di uno stile italiano indipendente rispetto a quello francese, e contemporaneamente a battersi per i diritti delle donne, a partire da quelli delle lavoratrici del settore tessile.

Un mondo che conosceva bene fin dall’infanzia.

Nata a Tirano il 16 giugno 1867, valtellinese, Rosa Genoni è figlia di un calzolaio e di una sarta.

È la prima di 12 figli, sa leggere e scrivere.

A 10 anni si trasferisce a Milano, presso una zia, e qui comincia a lavorare come apprendista sarta. In dialetto le chiamano piscinine, che significa ‘piccoline’: bambine che, mentre imparano il mestiere, tengono in ordine il laboratorio e consegnano gli abiti alle clienti. Figurine caratteristiche nella Milano indaffarata dell’epoca, sempre impegnate a trasportare enormi scatole contenenti gli abiti preziosi.

Salari minimi e giornate pesanti, con il sogno di poter diventare prima maestra e poi première: figura chiave nel laboratorio di sartoria, impegnata non solo a ‘tradurre’ lo schizzo del disegnatore prima nel modello e poi nel capo finito ma a definirne la linea e a scegliere i tessuti.

A 18 anni Rosa Genoni diventa ‘maestra’ nell’atélier Dall’Oro e studia il francese, la lingua internazionale della cultura e della moda. Comincia a frequentare i circoli operai, diventa amica di Anna Kuliscioff – femminista e importante esponente socialista – e si batte per l’emancipazione femminile, rivendicando il diritto delle donne a ricevere un’istruzione e a partecipare alla vita pubblica.

Nel 1884–’85, dopo aver partecipato ad un congresso internazionale sulla condizione operaia a Parigi, decide di fermarsi nella capitale francese per studiare i nuovi metodi di lavoro, il disegno tecnico, il processo creativo, l’organizzazione della catena produttiva, le strategie di promozione.

A quel tempo, infatti, pur contando su professionisti specializzati, le sartorie italiane realizzavano per le loro clienti soprattutto abiti creati importando figurini francesi.   

(Rosa Genoni. Abito ispirato alla Primavera di Botticelli. 1906. Dal web)

Quando rientra a Milano nel 1888, Rosa Genoni porta con sé la consapevolezza che l’Italia debba svincolarsi dalla sudditanza francese, sviluppando una moda legata alla propria storia e cosciente della propria identità.

Approfittando del suo nuovo ruolo di première in prestigiose sartorie milanesi, la Genoni comincia a proporre modelli originali ispirati ai maestri dell’arte medioevale e rinascimentale rivisitati in chiave moderna e coinvolge nel suo progetto le ricche e importanti clienti a sostegno del suo progetto.

Negli stessi anni partecipa alle rivendicazioni della Lega promotrice degli interessi femminili, a favore delle lavoratrici tessili nella loro battaglia per l’emancipazione della donna, l’uguaglianza e il diritto all’istruzione.

E conosce l’avvocato Alfredo Podreider, giornalista e anarchico, che diventa il suo compagno di vita: i due si sposeranno solo nel 1928, pur avendo avuto una figlia nel 1903.

A partire dal 1905, la Genoni inizia a collaborare con la Scuola professionale femminile della Società Umanitaria, dove insegnerà per 27 anni.

Qui non si limita a dirigere il laboratorio di sartoria: idea un vero programma di insegnamento che comprende storia, disegno e teoria e progetta una Storia della moda attraverso i secoli a mezzo dell’immagine che sopperisca alla mancanza di libri di testo. Dei tre volumi previsti riesce a pubblicare il primo nel 1925; nel frattempo realizza un set di diapositive da proiettare nei suoi corsi: l’obiettivo è quello di favorire l’istituzione di corsi di storia della moda e di pratica del design, inesistenti all’epoca in Italia.

(Rosa Genoni. Storia della moda attraverso i secoli a mezzo dell’immagine. 1925. Dal web)

Gli abiti realizzati presso la sartoria dell’Umanitaria partecipano all’Esposizione universale di Milano nel 1906, dove vincono il Grand Prix della giuria internazionale.

Il suo abito più originale, ispirato all’arte greco-romana è il modello Tanagra, che rinuncia allo scomodo corsetto tradizionale a favore di una fluidità di linee e tessuti più adatta alla vita contemporanea.

Muore a Varese il 12 agosto 1954, all’età di 86 anni.

Ma nella tomba di famiglia non troverete Rosa Genoni, troverete invece Rosa Podreider: dopo una convivenza lunga più di 30 anni, una figlia nata al di fuori del matrimonio e una vita spesa in difesa dell’emancipazione femminile, viene seppellita come una brava moglie borghese…