
di Paola Redemagni
Chi è Charun?
Condivide il nome con Caronte, il mitico traghettatore di anime dell’oltretomba greco e romano, ma con aspetto e funzioni completamente diverse.
Lo conosciamo grazie alle splendide tombe ritrovate nelle necropoli dell’Italia centrale, ai rilievi sui sarcofagi, alle pitture sul vasellame. (Necropoli etrusca di Tarquinia).
I cicli che decorano i sepolcri consentono infatti di ricostruire sia i riti e le celebrazioni funebri con cui gli Etruschi accompagnavano i loro defunti al sepolcro, sia l’immaginario legato all’oltretomba. (Tomba dei Leopardi (Necropoli etrusca di Tarquinia)
Charun appartiene alla schiera delle divinità che popolano l’oltretomba etrusco. E’ un tipo poco rassicurante: ha aspetto umano, maschile, barba ispida, occhi minacciosi, naso adunco, bocca a rostro, orecchie aguzze e la pelle di un inquietante colore bluastro.
Qualche volta accompagna il defunto nel suo viaggio, altre volte sorveglia l’ingresso del Regno dei Morti.

Al centro il defunto a cavallo è accompagnato da due Caronti nel viaggio verso l’oltretomba. Foto dell’autrice)
Lo si riconosce facilmente perché – oltre ad essere blu – è sempre armato di un enorme martello, sulle cui funzioni i pareri sono contrastanti.
Secondo alcuni studiosi serve a separare con un colpo l’anima dal corpo, arrestando la vita; secondo altri serve a spalancare la porta dell’oltretomba; una terza ipotesi sostiene che Charun se ne serva per conficcare un chiodo nella parete, a simboleggiare il carattere definitivo della morte.
La caratteristica più interessante del demone – che nei cicli pittorici policromi lo distingue nettamente sia dalle figure dei trapassati che dalle altre divinità – è sicuramente il suo colore, che può assumere sfumature che variano dall’azzurro al blu, fino al verde-blu virante al nero.

Charun. Foto dell’autrice)
Una tonalità che può essere spiegata con l’analogia cromatica assunta dal corpo durante il processo di decomposizione: situazione che gli Etruschi conoscevano bene, dal momento che riaprivano continuamente i sepolcri familiari, in occasione dei funerali dei propri congiunti. (Ferro e vino a Populonia)
Del resto presso le popolazioni classiche il colore del lutto era una particolare tonalità di azzurro, detto ceruleo o ciano, che caratterizzava le vesti funebri in Grecia e a Roma e le stoffe con cui si adornavano gli altari in occasione dei funerali, insieme con rami di cipresso.
Possiamo dunque concludere che Charun per i suoi compiti e per il suo colore possa essere associato alle prime fasi del viaggio ultraterreno del defunto, anteriore all’apertura delle porte dell’Aldilà.
(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
Who is Charun? Charun belongs to the ranks of deities who populate the Etruscan underworld.
He shares his name with Charon, the mythical ferryman of souls from the Greek and Roman underworld, but his appearance and function are completely different.
He seems a male human and has shaggy beard, menacing eyes, hooked nose, rostrum-like mouth, pointed ears and skin of an eerie bluish colour.
Sometimes he accompanies the deceased on his journey, other times he guards the entrance to the Kingdom of the Dead.
Charun is always armed with a huge hammer, about whose functions opinions are conflicting. According to some scholars, it serves to separate the soul from the body with a blow, halting life; according to others, it serves to open the door to the afterlife; a third hypothesis claims that Charun used it to drive a nail into the wall, symbolising the definitive nature of death.
In pictorial cycles, his colour clearly distinguishes him from both the dead and the other deities. A hue that can be explained by the colour analogy assumed by the body during the process of decomposition: a situation that the Etruscans were well aware of, since they continually reopened family tombs at the funerals of their relatives.
Moreover, among the classical peoples, the colour of mourning was a particular shade of blue, called cerulean or cyan, which characterised funeral robes in Greece and Rome and the fabrics used to adorn altars at funerals, together with cypress branches.