
Di Paola Redemagni
All’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1884 due sale sono occupate da una esposizione antropologica che suscita la curiosità dei visitatori più coraggiosi, tra cui non mancano eleganti signore.
Una mostra che, a parte l’antipatia naturale, è riuscita benissimo: ci sono perfino le repliche dei teschi di Raffaello, Petrarca, Mameli… Se dopo averla visitata si ha bisogno di riprendersi un po’, dopo si può sempre andare a farsi un caffè allo stand del signor Moriondo (Angelo Moriondo e l’invenzione del caffè espresso).
Sul Giornale dell’Esposizione – stampato dagli editori Roux e Favale di Torino e Fratelli Treves di Milano (I fratelli Treves e Cordelia (Cimitero Monumentale di Milano) – ne fornisce un vivace resoconto Nino Pettinati, scrittore, poeta e giornalista.
“Quando uno si decide d’andare a visitare la sezione di antropologia all’Esposizione non bisogna abbia fatto colazione da poco, e neanche sia lì per andarla a fare. Si ha un bell’essere scettici fin che si vuole e dir che i morti sono morti […] ma volere o no, visitando le vetrine di questa sezione ci si sente poco allegri.
Siamo all’esposizione dei morti. Le due sale che compongo la mostra hanno veramente l’aspetto di un mortorio. Nelle vetrine nere sono i tristi esemplari: scheletri, teschi, cranii, organi umani, imbalsamazioni, imitazioni, conservazioni…
Il pubblico gira scarso fra vetrine e vetrine; alcuni si appagano di dare un’occhiata e scappano: altri si compiacciono invece di una visita insistente, quasi di sfida a sé stessi; le visitatrici non mancano e fra esse le signorine. È amore di Scienza?
A parte l’antipatia naturale, la mostra antropologica è riuscita benissimo, e quelli che se ne intendono assicurano che essa ha un’importanza fuori dal comune, dal lato scientifico.
La craniologia ne occupa la maggior parte. Non mi sono preso il gusto di contarli, ma credo che almeno un migliaio di teschi e di cranii sieno esposti nelle diverse vetrine appartenenti a questa od a quella categoria.
Vi sono originali e modelli di cranii celebri, storicamente parlando, e cranii notevoli soltanto dal punto di vista fisiologico; vi sono i cranii dei delinquenti più famosi, dei maniaci, degli idioti, ecc. […]
Il Museo craniologico torinese presenta i modelli dei cranii di Raffaello, Petrarca, Foscolo e Mameli…
Notevoli sono pure i teschi dei tre giustiziati Orsolano, Violino, Artusio […] e quello del famoso brigante Giona La Gala […]. Dal punto di vista fisiologico hanno molta importanza le raccolte dei Criminali e dei pazzi presentata dal prof. Lombroso […] e specialmente le collezioni del Museo craniologico dell’Accademia di Torino […].
Copiose sono pure le collezioni di cervelli […]. L’Istituto di Siena ne ha mandato un vero museo; l’Istituto anatomico di Torino ne ha pronta una collezione divisa per regioni: vi sono tipi di tutti i cervelli italiani dal Piemontese al Siciliano, dal Milanese al Sardo. Non saprei dire quale differenza si riscontri in questi cervelli, ma dacchè ne hanno fatte tante categorie a parte, bisogna credere che qualche differenza ci sia.
Vengono poi parecchie preparazioni anatomiche ed esemplari clinici. Il prof. Giacomini espone fra le altre cose interessanti per la scienza […] alcune conservazioni di cadaveri col processo della gelatina […] e finalmente ad un Barnum torneranno interessanti lo scheletro di un giovane di 18 anni, alto metri 2,18 e quello di un altro giovane di 20 anni, alto metri 0,80. Entrambi sono morti matti al manicomio.