L’omino della goccia di stagno

Di Paola Redemagni

Trùccolo è piccolo, gobbo, cieco da un occhio, balbuziente.

Cammina sbilenco in panni troppo grandi per lui. Perché sono suoi ma non sono suoi: glieli hanno regalati i signori e gli amici del paese. Gli occhiali no, quelli se li è fatti da solo: una striscia di cuoio e due grandi oblò, uno con il vetro per l’occhio buono, e l’altro chiuso dalla latta, per l’occhio cieco.

Stagnino figlio di uno stagnino, cammina per le strade di Cervia col suo carico di pentolini e pignattine che cozzano e tintinnano, accompagnato dal battere ritmico del bastone sul terreno, così che Trùcolo lo senti arrivare prima ancora di vederlo.

Recupera barattoli vuoti, scatolette e bidoni e con il suo martello, le forbici e il saldatore ne fa cùccume e imbuti, pentolini e coperchi.

E poi, se vuoi, con una goccia di stagno, ripara il tegame o la caffettiera… 

Quando è estate arriva fino a una villa vicino alla spiaggia, dove una signora gentile lo saluta sempre con cordialità.

È sarda e dice che qui il mare e la natura selvaggia le ricordano il suo paese, perché Cervia è bella, verde e ventosa. Per quello passa qui i mesi più caldi.

Trùccolo non lo sa ma la signora gentile è una scrittrice importante: scrive libri e novelle e racconti che poi pubblica anche sui giornali.

E un giorno vincerà il premio più importante di tutti, quello che ha il nome di quel chimico che ha inventato la dinamite: il Nobel.

E Grazia Deledda a Trùccolo vuole bene, come tutti, perché tutti vogliono bene a Trùccolo: perché è generoso e buono come un pezzo di pane, che nel dialetto di Cervia si dice tròcal.

Per questo lo chiamano Trùccolo anche se un nome ce l’ha: Pintino Augusto Italiano Ricci.

(Cervia, Cimitero comunale. Tomba di Pintino Augusto Italiano Ricci. Foto dell’autrice)

Pintino Augusto Italiano Ricci si spegne il 22 settembre 1963 in una casa di riposo. Da qualche tempo non lo si vedeva più circolare sul litorale e adesso, dopo tanto camminare, Trùccolo finalmente riposa.

Augusto Ricci

“Trùccolo”

n. 1 – 6 – 1890 m. 22 – 9 – 1963

godé la benevola confidenza di

Grazia Deledda

Che lo illuminò

Quale fiabesco personaggio

Del mondo umile e industrioso

Della sua Cervia

“L’omino della goccia di stagno…

Nobile esempio

Di serena accettazione della vita

Seppe unire il succo amaro

Della quotidiana sofferenza

Alla trepida felicità

D’una interiore poesia