
Di Paola Redemagni
Bologna non aspetta l’Editto di S.Cloud per dotarsi di un grande camposanto in grado di soddisfare le esigenze cittadine e nel 1801 adatta l’antico monastero certosino di S.Girolamo di Casara – fra i più importanti della città – che, oltre a trovarsi poco oltre le mura, possiede un’ampia disponibilità di chiostri e terreni che ne fanno il luogo ideale dove collocare la necropoli cittadina.
Il convento era stato edificato accanto alla chiesa di san Girolamo a partire dal 1334 e nel corso dei secoli si era arricchito progressivamente di chiostri ed edifici. Infine era stato soppresso dalla legislazione napoleonica nel 1796. Abbandonato dai monaci, il complesso era stato convertito in alloggi militari ma, pochi anni dopo, la Commissione di Sanità del Reno aveva deciso di trasformarlo nel nuovo cimitero comunale.

Incisione del XVII secolo. Copyright © Comune di Bologna. Tutti i diritti riservati.)
Fin dall’inizio il cimitero della Certosa presenta alcune caratteristiche originali: non si tratta di dotare Bologna di una semplice infrastruttura di servizio ma di un luogo fortemente identitario in cui conservare la memoria della storia cittadina. Per questo vengono allestiti spazi museali in cui vengono trasportate le opere d’arte provenienti dalle chiese e dai monasteri soppressi, chiusi o in restauro: monumenti funebri, lapidi, lastre tombali, sarcofagi medioevali e, per un breve periodo, anche i reperti provenienti dalla grande necropoli etrusca scoperta sotto la Certosa, poi trasferiti nel nuovo museo cittadino nel 1871.
Gli spazi conventuali vengono adattati alle nuove funzioni; inizia una lunga opera di monumentalizzazione, dalla geografia complessa: rimangono pressoché integri la Chiesa di San Girolamo, i chiostri rinascimentali e quelli minori mentre le celle dei monaci si trasformano in una serie di piccoli spazi riservati alla sepoltura dei religiosi, il Refettorio diventa la Sala della Pietà, la sala capitolare diviene la Sala della Madonna dell’Asse. Intorno si articolano il chiostro destinato ai fanciulli, celle e loggiati con monumenti antichi, il cimitero dei Padri Cappuccini, il Grande chiostro, la Sala delle Tombe, la Galleria degli Angeli, il Chiostro delle Madonne.
L’intento museale è sottolineato anche dalla realizzazione di un Pantheon destinato a celebrare la memoria dei cittadini illustri.

Negli anni Trenta dell’Ottocento viene realizzata la maggior parte delle strutture che caratterizzano il complesso: il Loggiato delle Tombe, la Sala delle Catacombe, La Sala Gemina, il Colombario, la Sala Ellittica.
A partire dal 1836, un Regolamento ordina gli interventi architettonici mediante un piano generale dei lavori e la Commissione di Belle Arti e Antichità del Cimitero Comunale sovrintende alle opere.
Accanto a quella sepolcrale, la Certosa assolve così la funzione di museo d’arte funeraria, divenendo un’attrattiva per il visitatore di Bologna. Esiste perfino un Custode-dimostratore, (Germano Sibaud custode dimostratore alla Certosa di Bologna (Bologna, Cimitero della Certosa) assunto per concorso, a cui è demandata la responsabilità sull’intero complesso: oltre a custodire i monumenti sovrintende ai ritrovamenti archeologici, conserva e cataloga i reperti, archivia i documenti, accompagna gli ospiti illustri ed è a capo di tutti i dipendenti comunali che vivono all’interno della necropoli, circa 80 persone fra impiegati, fossini, carrettieri, cappellani, ortolani e relative famiglie.
Quella del Custode-dimostratore, con le sue funzioni, rimane una figura unica che non trova riscontro presso le altre necropoli italiane o europee, così come risulta originale la permanenza all’interno del cimitero in epoca moderna di una comunità di persone, che rimarrà qui fino al 1916.

Moltissimi gli ospiti famosi. L’ospite più celebre è sicuramente il poeta Giosuè Carducci ma accanto a lui troviamo personalità della cultura, dell’arte, della politica: il Re di Napoli Gioacchino Murat; il cantante Farinelli; Anna Bonazinga chiaroveggente e sonnambula (Anna Bonazinga chiaroveggente sonnambula) il compositore Ottorino Respighi; lo scrittore Riccardo Bacchelli; il pittore Giorgio Morandi; il cantautore Lucio Dalla e il brigante Stefano Pelloni detto il Passatore.
Accanto a loro è possibile leggere le testimonianze di altre esistenze passate, come quelle del pompiere massone Enrico Zani (Enrico Zani, maresciallo dei pompieri e muratore (Bologna, Cimitero della Certosa), della crocerossina Stella Cillario (Omaggio ai medici in trincea 2 – Stella Cillario), del medico e militare Pio Neviani (Omaggio ai medici in trincea – Pio Neviani), della domestica Caterina Rose (Non servi ma famigli).